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Takarazuka: storia di una compagnia giapponese di sole donne

Informazioni tesi

  Autore: Michela Cardelli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Accademia di Belle Arti
  Facoltà: Design e Arti
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Giovanni Ricci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 87

Un posto speciale nella storia dell'intrattenimento musicale popolare giapponese è quello occupato dalla Compagnia della revue di sole donne del Takarazuka, che costituisce un fenomeno unico e di grandissimo successo all'interno delle arti performative giapponesi.
Il fondatore, Kobayashi Ichizo (1873-1957), aveva dato vita alla propria compagnia nel 1914, e sperava che si sarebbe evoluta sino a diventare una forma di grande opera esclusivamente giapponese rivolta a un vasto pubblico popolare con biglietti d'ingresso a basso costo.
L'elemento che caratterizza questa particolare forma teatrale è la composizione di sole donne. I ruoli maschili risultano essere quelli più impegnativi e le interpreti che li impersonano (ovvero le otokoyaku) sono in genere donne rudi e seriose, che si atteggiano come maschi anche nella vita sociale, proponendosi talvolta come lesbiche.

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INTRODUZIONE Takarazuka e shojo manga: due mondi paralleli In Giappone la tradizione teatrale e gli shojo manga (i fumetti giapponesi rivolti a un pubblico composto prevalentemente da studentesse liceali) hanno un punto in comune nella compagnia di sole donne del Takarazuka. Questa può essere considerata la fonte dei vari personaggi androgini che sono presenti in moltissimi manga per ragazze. Numerosi shojo manga presentano personaggi femminili spiccatamente androgini, che si mostrano decisamente ambigui e indefinibili, a tal punto da creare confusione agli occhi degli altri personaggi e soprattutto dei lettori. Il caso più celebre, che purtroppo venne portato alla ribalta dalla nostra stampa nazionale solo per essere demonizzato, è quello di alcuni personaggi di “Sailor Moon”, il manga di Naoko Takeuchi conosciuto in Italia forse più come un cartone animato che come un fumetto. Nel manga, Naoko Takeuchi introdusse una figura volutamente ambigua, Haruka Tenou: quest’ultima, pur essendo sicuramente una donna, aveva gli atteggiamenti e l’abbigliamento di un vero e proprio maschiaccio. Haruka è un personaggio molto forte, che domina la scena e conquista il lettore anche grazie a questa sua indefinibile natura. Un altro personaggio androgino fu la popolare figura di Oscar in “La Rosa di Versailles”(1972-4), il fumetto di Riyoko Ikeda; questo capolavoro è un classico del genere dello shojo manga che ha per protagonista un principe travestito, il quale, in realtà, è una principessa. Negli anni ‘70, lo shojo manga in generale giocava ampiamente con i temi della trasgressione e della sovversione dei ruoli di genere. L’immensa popolarità della produzione teatrale di Versailles no Bara (“La Rosa di Versailles) del 1974, ad opera del Takarazuka, catturò l’attenzione di tutto il Giappone. Ma qual è l’origine sociale e storica di questi personaggi androgini? Alcuni degli autori citati hanno detto di essere stati influenzati dagli spettacoli del Takarazuka, una particolare forma di teatro nazionale fondata nei primi decenni del Novecento da Ichizo Kobayashi.

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Parole chiave

ichizo kobayashi
otokoyaku
takarazuka
teatro giapponese contemporaneo
teatro giapponese

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