Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

I modelli di rating interni nel processo di valutazione del rischio di credito. Il caso Sanpaolo Imi.

In un sistema creditizio interessato nel corso degli ultimi decenni da profondi mutamenti e in un contesto finanziario radicalmente evoluto, le banche, nella continua ricerca di nuovi assetti gestionali, organizzativi e strategici capaci di portare a una maggior creazione di valore per gli azionisti attraverso la massimizzazione della redditività del capitale a rischio, hanno assunto consapevolezza del fatto che il rischio permea in maniera cruciale il loro funzionamento strategico: la stessa intermediazione finanziaria si configura infatti come una attività sistematica di gestione del rischio, avente come aspetto basilare la salvaguardia e la remunerazione del capitale aziendale. E' necessario dunque analizzare prima di tutto il concetto di rischio nelle diverse accezioni e configurazioni, per poi focalizzare l’attenzione sulla principale categoria, il rischio di credito, alla base dell’attività tipica delle banche. L’esigenza di controllo del rischio di credito e la necessità fondamentale di preservare la stabilità del sistema bancario hanno condotto le autorità di vigilanza dei vari Paesi a definire delle regole per la misurazione e la gestione del rischio di credito e a fissare dei parametri di adeguatezza patrimoniale. Questi principi costituiscono l’oggetto del primo Accordo di Basilea del 1988, caratterizzato da un lato da una relativa semplicità dei criteri, da una facilità di applicazione della normativa e da una sua rapida condivisione a livello mondiale; dall'altro da un’eccessiva standardizzazione, dalla mancata considerazione di altre tipologie di rischio e da una scarsa differenziazione degli emittenti in base alla loro effettiva rischiosità. Per questo alla fine del 1998 il Comitato di Basilea ha avviato i lavori per la definizione di un nuovo schema di vigilanza in materia di adeguatezza patrimoniale, arrivando, nel giugno 2004, alla determinazione del Nuovo Accordo di Basilea sul Capitale (denominato anche “Basilea 2”). Basilea 2 è articolato in tre grandi aree di indagine (“tre pilastri”), che considerano rispettivamente i requisiti minimi di capitale, il controllo prudenziale degli organi di vigilanza e la disciplina di mercato. Cruciale per il presente lavoro è il primo dei tre pilastri, nel quale viene prospettata alle banche l’adozione di sistemi per la misurazione e il controllo del rischio di credito basati sullo strumento del rating, fornendo tre approcci alternativi (standard, IRB di base, IRB avanzato). La presente ricerca vuole porre l’attenzione sui modelli di rating, per indagare la loro importanza a livello operativo e le opportunità che la loro applicazione comporta all’interno della gestione complessiva di una banca. Viene così affrontato il concetto di rating a livello generale e viene esposta l’attività svolta dalle agenzie specializzate, concludendo con una comparazione tra i rating prodotti dalle agencies e quelli elaborati internamente dalle banche, caldeggiati dai nuovi principi regolamentari. Si mettono poi in luce le motivazioni che stanno all’origine dei sistemi di rating interni, evidenziando la loro rilevanza nel costituire un primo passo verso lo sviluppo e l’adozione in futuro di più sofisticati portfolio credit risk models. Viene infine proposta una classificazione dei principali modelli per la misurazione del rischio creditizio, specie dei principali disponibili a livello commerciale. Il passo successivo presenta le fasi fondamentali dello sviluppo di un sistema di rating interni, esaminando gli elementi che devono essere stimati, le diverse tecniche di analisi e i differenti aspetti quantitativi e qualitativi che devono essere considerati per arrivare all’elaborazione definitiva del rating e alla sua accettazione come indicatore efficace del merito creditizio. Per comprendere le logiche e i criteri su cui una banca costruisce un proprio sistema di rating interni, la parte conclusiva dedica un’approfondita indagine sui principi e i meccanismi che caratterizzano i modelli di rating interni di una primaria realtà bancaria del nostro Paese, Sanpaolo IMI. Viene presentato il progetto di credit risk management condotto in Sanpaolo, che ha portato alla fine del 1998 a una prima definizione di un sistema di gestione del credito basato già sull’adozione dei rating come strumento funzionale al miglioramento dell’efficienza e alla razionalizzazione delle valutazioni inerenti il rischio delle controparti affidate. Dell’attuale schema, che recepisce la normativa regolamentare fissata da Basilea 2, viene proposta un’analisi destrutturata e comparata riguardante il procedimento di concessione del credito e la successiva fase di gestione nei due segmenti imprese e small business, sottolineando la complementarità dello strumento del rating rispetto alla componente umana nella determinazione delle decisioni finali relative all’affidamento di una controparte.

Mostra/Nascondi contenuto.
III INTRODUZIONE Il sistema bancario è stato interessato nel corso degli ultimi decenni da profondi mutamenti, che hanno riguardato il business, la struttura organizzativa, la consistenza dimensionale e territoriale, la competitività, l’offerta e i meccanismi di governo degli intermediari creditizi. In un contesto finanziario radicalmente evoluto grazie all’apporto tecnologico e reso molto più concorrenziale dal progressivo abbattimento delle barriere che lo presiedevano, le banche si sono mosse alla ricerca di nuovi assetti gestionali, organizzativi e strategici, capaci di permettere loro l’esercizio di una pluralità di attività fra loro coordinate e complementari, di conseguire margini sempre più elevati in termini di efficienza e profitto, di consolidare il proprio peso nell’ambito del sistema economico generale e di rafforzare l’imprenditorialità della loro gestione. Quest’ultimo aspetto pone l’accento sull’importanza di creazione di valore per gli azionisti anche in ambito bancario. Ciò richiede la tendenza a massimizzare la redditività del capitale a rischio. Nel caso delle banche, il rischio permea in maniera cruciale il loro funzionamento strategico: la stessa intermediazione finanziaria si configura infatti come una attività sistematica di gestione del rischio, avente come aspetto basilare la salvaguardia e la remunerazione del capitale aziendale. Il primo capitolo della presente ricerca intende dunque analizzare prima di tutto il concetto di rischio nelle diverse accezioni e configurazioni che coinvolgono l’attività bancaria, per poi focalizzare l’attenzione sulla principale categoria, il rischio di credito, che sta alla base dell’attività tipica delle banche e che risulta essenzialmente legato alla possibilità di variazioni del merito creditizio delle controparti a capo delle esposizioni che compongono il portafoglio di attività. Sempre all’interno del primo capitolo viene sottolineato che l’esigenza di controllo del rischio di credito, accresciuta dall’apertura del mercato finanziario e da un contesto sempre più competitivo, e la necessità fondamentale di preservare la stabilità del sistema bancario (spina dorsale dell’economia, soprattutto nell’Europa continentale) hanno condotto le autorità di vigilanza dei vari Paesi a definire delle regole per la misurazione e la gestione del rischio di credito e a fissare dei parametri di adeguatezza patrimoniale, sancendo il ruolo fondamentale del capitale bancario nel coprire i rischi

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Davide Loffredo Contatta »

Composta da 312 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 5693 click dal 04/10/2007.

 

Consultata integralmente 14 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.