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La liberalizzazione del settore elettrico: il ruolo del GSE

Informazioni tesi

  Autore: Alberto Retucci
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Alberto Cclò
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 58

Contro la liberalizzazione viene invocata la nozione di servizio pubblico. È convinzione ampiamente condivisa che questi servizi devono giungere a tutti i cittadini (l’elettricità) o almeno a tutti quelli che abitano in zone economicamente accessibili, sono necessari alla vita e non devono essere posti fuori della portata dei meno abbienti, devono essere offerti in condizioni di sicurezza e con garanzia di continuità nel tempo: in altre parole, si tratta di servizi che rivestono caratteri spiccati di “pubblicità”. È quindi dovuta agli utenti una particolare protezione, che tradizionalmente è stata prestata da un fornitore pubblico o strettamente legato alla pubblica amministrazione. Da quando la possibilità tecnica della liberalizzazione è apparsa chiara, cioè dalla fine degli Ottanta, in tutto il mondo il vecchio modello è entrato in crisi e la proposta della liberalizzazione si è fatta strada. La spinta a liberalizzare è venuta da diverse parti. I grandi consumatori vogliono libertà di scelta del fornitore. Domandano libertà d’azione i fornitori potenziali concorrenti, in particolare i generatori di elettricità già operanti per conto del monopolista e desiderosi di acquisire una clientela propria, i generatori per autoconsumo desiderosi di avere anche sbocco sul mercato, i monopolisti di un’area desiderosi di espandersi in aree contigue. Preme per la liberalizzazione la vasta area di opinione che manifesta insofferenza nei confronti di un ampio controllo pubblico dell’economia e di una commistione tra sfera politica e sfera economica; se non altro, si constata in molti paesi che il controllo statale dell’economia è fonte di inefficienze e clientelismi, che il mescolare compiti pubblici e affari privati inquina entrambi i processi. Queste esigenze sono state sentite in varia misura e con tempi diversi nei paesi europei. Dapprima in quelli in cui il vecchio modello di impresa pubblica funzionava meno bene e in cui la politica era più decisamente orientata allo sviluppo dei mercati e alla riduzione dei compiti pubblici, come nel Regno Unito. Ma la scelta di liberalizzare non è stata prevalentemente ideologica: l’organizzazione del mercato elettrico su base liberalizzate è stata perseguita nei paesi scandinavi quasi contemporaneamente all’esperienza britannica, e per ragioni eminentemente pratiche, tanto che ad esempio in Norvegia molte imprese elettriche locali sono rimaste pubbliche ma si sono adattate a operare in un contesto concorrenziale. Poi sono arrivati gli altri paesi.

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3 Considerazioni Dalle liberalizzazioni ci si aspetta un impulso alla crescita e alla competitività del sistema. Ma è utile liberalizzare? Contro la liberalizzazione viene invocata la nozione di servizio pubblico. È convinzione ampiamente condivisa che questi servizi devono giungere a tutti i cittadini (l’elettricità) o almeno a tutti quelli che abitano in zone economicamente accessibili, sono necessari alla vita e non devono essere posti fuori della portata dei meno abbienti, devono essere offerti in condizioni di sicurezza e con garanzia di continuità nel tempo: in altre parole, si tratta di servizi che rivestono caratteri spiccati di “pubblicità”. È quindi dovuta agli utenti una particolare protezione, che tradizionalmente è stata prestata da un fornitore pubblico o strettamente legato alla pubblica amministrazione. Da quando la possibilità tecnica della liberalizzazione è apparsa chiara, cioè dalla fine degli Ottanta, in tutto il mondo il vecchio modello è entrato in crisi e la proposta della liberalizzazione si è fatta strada. La spinta a liberalizzare è venuta da diverse parti. I grandi consumatori vogliono libertà di scelta del fornitore. Domandano libertà d’azione i fornitori potenziali concorrenti, in particolare i generatori di elettricità già operanti per conto del monopolista e desiderosi di acquisire una clientela propria, i generatori per autoconsumo desiderosi di avere anche sbocco sul mercato, i monopolisti di un’area desiderosi di espandersi in aree contigue. Preme per la liberalizzazione la vasta area di opinione che manifesta insofferenza nei confronti di un ampio controllo pubblico dell’economia e di una commistione tra sfera politica e sfera economica; se non altro, si constata in molti paesi che il controllo statale dell’economia è fonte di inefficienze e clientelismi, che il mescolare compiti pubblici e affari privati inquina entrambi i processi. Queste esigenze sono state sentite in varia misura e con tempi diversi nei paesi europei. Dapprima in quelli in cui il vecchio modello di impresa pubblica funzionava meno bene e in cui la politica era più decisamente orientata allo sviluppo dei mercati e alla riduzione dei compiti pubblici, come nel Regno Unito. Ma la scelta di liberalizzare non è stata prevalentemente ideologica: l’organizzazione del mercato elettrico su base liberalizzate è stata perseguita nei paesi scandinavi quasi contemporaneamente all’esperienza britannica, e per ragioni eminentemente pratiche, tanto che ad esempio in Norvegia molte imprese elettriche locali sono rimaste pubbliche ma si sono adattate a operare in un contesto concorrenziale. Poi sono arrivati gli altri paesi.

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