Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Frédéric Bastiat: tra liberalismo e comunicazione

Questa “memoria” ha per oggetto il pensiero di uno dei più famosi economisti francesi dell’Ottocento: Frédéric Bastiat.
Passato alla storia come nemico acerrimo dello Stato, critico intransigente del Socialismo (delle origini), avversario temibile del Protezionismo, Bastiat fu un pensatore liberale (o liberista in una interpretazione prettamente italiana), dall’illuminante e inconfondibile stile comunicativo, tanto da far sembrare l’esposizione dei suoi colleghi quasi incomprensibile. Spesso tacciato di superficialità per questa sua naturale disposizione alla chiarezza, egli è invece stato in grado di spiegare importanti e complesse teorie con un linguaggio e con una forma esemplari, è riuscito a pensare da uomo grande, e a comunicare nel linguaggio del popolo.
La prima parte sarà dedicata alla presentazione della vita e delle sue tesi, analizzando tre dei suoi scritti più originali: Lo Stato, Giustizia e Fraternità e La Legge. Questa prima fase di analisi servirà per un inquadramento delle sue teorie, in modo da poterne conoscere e valutare la qualità della dottrina e le capacità di esposizione e ragionamento.
Nei capitoli successivi invece sarà analizzata l’opera Ciò che si vede Ciò che non si vede, un magistrale saggio di economia politica descrittiva che analizza le conseguenze negative di lungo periodo di determinate scelte che sembrano invece auspicabili in un’analisi di breve termine, accennando una velata critica degli scienziati economici del tempo che spesso preferivano la soluzione più breve. Poiché tale analisi è completamente svolta con la “tecnica” del ragionamento controfattuale, ci darà l’opportunità di cogliere le capacità espressivo-comunicative di Bastiat, senza però sfociare nel campo dell’analisi linguistica, e di poterne meglio definire la capacità di creare miti per veicolare l’opinione pubblica. Infatti, se le sue doti di economista possono essere considerate discutibili, e sono state a lungo discusse, altrettanto non si può dire delle sue capacità espressive. Dopo di lui pochi sono riusciti ad ottenere un così ampio consenso di pubblico; bisogna infatti ricordare che era molto apprezzato in Inghilterra, Svezia, Italia e Prussia. Solo Ayn Rand, dal punto di vista comunicativo, in epoca moderna è riuscita a far meglio, avendo tuttavia a disposizione mezzi e spazi di diffusione ben diversi da quelli della Francia di metà Ottocento.
In questa ottica il merito di Bastiat è stato quello di aver riconosciuto la naturale vocazione alla popolarità dell’economia, e di favorirne la divulgazione. Ogni individuo si occupa di economia nella sua vita, utilizzando un bagaglio di conoscenze personali che spesso sono confuse, per non dire sbagliate. Ecco che allora la divulgazione deve essere un elemento fondamentale nella diffusione della scienza economica, poiché “esercita sul pubblico una influenza proporzionale alla cognizioni del pubblico stesso” . Inoltre la scienza economica “trae efficacia dalle cognizioni diffuse dalla ragione universale” , perciò è inutile, o forse sbagliata, quella omertà un po’ oracolare degli scienziati economici che tendono a mantenere “nascosto” il loro sapere, imbevendolo di termini spesso incomprensibili. Purtroppo però questa tendenza, che si registrava già ai tempi di Bastiat, ha continuato a manifestarsi anche in epoca moderna, finché l’affermazione di Mises: “l’economia non deve essere relegata nelle aule scolastiche e negli uffici statistici e lasciata ai circoli esoterici. Essa è filosofia della vita umana e dell’azione e interessa tutti e tutto. È l’essenza della civiltà e dell’esistenza umana, dell’individuo”, non ha rotto gli indugi verso una divulgazione degli studi economici.
A Bastiat va quindi il merito di aver compreso in anticipo la natura di molti fattori che orientano la nostra vita quotidiana, di averli analizzati e diffusi, e di aver reso disponibile la sua dottrina anche per una applicazione contemporanea di alcuni suoi punti.

Mostra/Nascondi contenuto.
3 INTRODUZIONE Questa “memoria” ha per oggetto il pensiero di uno dei più famosi economisti francesi dell’Ottocento: Frédéric Bastiat. Passato alla storia come nemico acerrimo dello Stato, critico intransigente del Socialismo (delle origini), avversario temibile del Protezionismo, Bastiat fu un pensatore liberale (o liberista in una interpretazione prettamente italiana), dall’illuminante e inconfondibile stile comunicativo, tanto da far sembrare l’esposizione dei suoi colleghi quasi incomprensibile. Spesso tacciato di superficialità per questa sua naturale disposizione alla chiarezza, egli è invece stato in grado di spiegare importanti e complesse teorie con un linguaggio e con una forma esemplari, è riuscito a pensare da uomo grande, e a comunicare nel linguaggio del popolo. La prima parte sarà dedicata alla presentazione della vita e delle sue tesi, analizzando tre dei suoi scritti più originali: Lo Stato, Giustizia e Fraternità e La Legge. Questa prima fase di analisi servirà per un inquadramento delle sue teorie, in modo da poterne conoscere e valutare la qualità della dottrina e le capacità di esposizione e ragionamento. Nei capitoli successivi invece sarà analizzata l’opera Ciò che si vede Ciò che non si vede, un magistrale saggio di economia politica descrittiva che analizza le conseguenze negative di lungo periodo di determinate scelte che sembrano invece auspicabili in un’analisi di breve termine, accennando una velata critica degli scienziati economici del tempo che spesso preferivano la soluzione più breve. Poiché tale analisi è completamente svolta con la “tecnica” del ragionamento controfattuale, ci darà l’opportunità di cogliere le capacità espressivo-comunicative di Bastiat, senza però sfociare nel campo dell’analisi linguistica, e di poterne meglio definire la capacità di creare miti per veicolare l’opinione pubblica. Infatti, se le sue doti di economista possono essere considerate discutibili, e sono state a lungo discusse, altrettanto non si può dire delle sue capacità espressive. Dopo di lui pochi sono riusciti ad ottenere un così ampio consenso di pubblico; bisogna infatti ricordare che era molto apprezzato in Inghilterra, Svezia, Italia e Prussia. Solo Ayn Rand, dal punto di vista comunicativo, in epoca moderna è riuscita a far meglio, avendo tuttavia a disposizione mezzi e spazi di diffusione ben diversi da quelli della Francia di metà Ottocento.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Filippo Cammarota Contatta »

Composta da 50 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 465 click dal 04/10/2007.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.