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La teoria semeiotica del sogno nel libro IV del ''Regime'' ippocratico

Viaggiando nei percorsi letterari tracciati dalla civiltà greca, non è raro imbattersi in sognatori, uomini e donne che credono con ostinazione nei sogni e nelle loro capacità profetiche. Coltivandoli, condividendoli, provocandoli. È proprio dalla constatazione del diffuso interesse degli autori greci nei confronti della vita onirica che nasce l’idea del presente lavoro.
A un certo punto della loro storia, l’interesse dei Greci verso il sogno sconfinò dall’ambito della tradizione cultuale e letteraria a quello della riflessione scientifico-filosofica: si sentì l’esigenza di indagare razionalmente il fenomeno, per individuarne forme e funzioni e domarlo con l’intelletto, in modo da poterlo integrare entro il proprio sistema conoscitivo. Lungo questo delicato e progressivo percorso di comprensione razionale del sogno, che trova l’apice nella teorizzazione aristotelica, abbiamo scelto di selezionare un’opera ippocratica, trasmessa col nome di Perì Diaítes: articolata in quattro libri, contiene nell’ultimo la prima compiuta teoria onirica di taglio laico-razionale pervenutaci. Il Perì Diaítes IV si segnala per la compiutezza della costruzione teorica e il rigore della tecnica interpretativa adottata.
La teoria somaticista dei sogni descritta nel trattato definisce la natura e il contenuto onirico come derivanti da cause fisiologiche. L’anonimo medico-filosofo che la elaborò ebbe il merito di aver integrato la pratica dell’interpretazione dei sogni in un sistema dottrinale coerente e di avere spianato il campo ad un’indagine teorica del fenomeno. Egli concepì i sogni come segni e sintomi importanti per la fase diagnostica del lavoro del medico. I sogni esprimerebbero in forma simbolica stati fisiologici morbosi, in virtù della «chiaroveggenza medica» dell’anima durante il sonno: mentre di giorno gli stimoli che provengono dall’interno dell’organismo esercitano solo un’influenza inconscia sul nostro umore, di notte, cessato l’effetto assordante delle impressioni diurne, le sensazioni che emergono dall’interno riescono a catalizzare l’attenzione dell’anima, la quale a sua volta trasformerà questi stimoli in figure che occupano lo spazio e il tempo e che si muovono secondo un nesso causale: così nasce il sogno. Esso diventa oggetto di una compiuta teoria semeiotica di cui si desiderano tracciare i principi di decodificazione. Il sogno sembra infatti rappresentare simbolicamente la natura dell’organo da cui parte lo stimolo. Ne risulterebbe una sorta di “libro dei sogni”, una guida all’interpretazione, attraverso cui dedurre dalle immagini oniriche sensazioni corporee, stati di organi e tipi di eccitamento. Per lo stesso organo il sogno dispone di una ricca gamma di questi simboli. Per usare una metafora cinematografica, il corpo è sceneggiatore e regista del palcoscenico onirico. Come abbiamo cercato di dimostrare, le trasformazioni simboliche che si realizzano nel sogno non sono il portato di un lavoro autonomo dell’anima, ma il frutto, uno tra i tanti possibili, di un ordine cosmico generale, determinato da necessità divina, per cui la realtà (oggettiva e soggettiva) si configurerebbe come un vasto piano di corrispondenze. Su queste premesse teoriche l’autore del trattato elaborò il progetto di un’oneirocritica medica, volta a rintracciare le cause organiche a fondamento delle fantasie oniriche. Ma tale obiettivo, piuttosto pretenzioso, era destinato a rimanere isolato, a causa della difficoltà dell’applicazione diagnostica dei sogni alla concreta pratica terapeutica.
Indiscutibile è però il fascino intrinseco di queste criptiche pagine, in cui si realizza una sorprendente convivenza tra “illuminismo gnoseologico”dei procedimenti razionali adottati e “oscurantismo” superstizioso degli schemi di credenze posti a fondamento dell’indagine. In realtà l’opposizione razionalità/superstizione è estranea alla speculazione scientifica greca ed è frutto della proiezione delle nostre categorie concettuali nelle culture arcaiche.
L’inestinguibile interesse del Perì Diaítes IV sembra riposare proprio nella capacità di offrirsi alle interpretazioni più disparate, di fornire risposte chiare ed esaustive alle domande sempre nuove poste dagli interpreti, qualsiasi sia l’atteggiamento ideologico con cui ci si approccia al testo. E questo è reso possibile dalla compiutezza e dalla coerenza teoretica del trattato, che si è dimostrata l’unica e inconfutabile certezza emersa dall'analisi condotta.

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1 Sogno e funzioni culturali 1.1 Il sogno nel sistema culturale greco Pressoché la totalità degli scrittori greci antichi si è occupata del sogno o di qualche suo aspetto particolare, sotto diverse prospettive e con finalità differenti. Ciò rivela l’incoercibile interesse dei Greci verso il fenomeno onirico, nella sua sfuggente complessità e nella camaleontica gamma delle sue manifestazioni. Per mettere a fuoco le ragioni alla base di tale potere di attrattiva, occorre anzitutto stabilirne la funzione antropologica generale, ricoperta nell’ambito delle società primitive e arcaiche: il sogno era concepito in modo pragmatico, proiettato verso il mondo desto e integrato negli schemi di comportamento della civiltà antica, secondo una tipica modalità di assimilazione biunivoca al reale 1 . Non si trattava pertanto di un fenomeno psichico legato alla sfera individuale, come lo si considera nelle società moderne, sia dal punto di vista neuro-fisiologico, sia dal punto di vista dell’analisi freudiana dei contenuti mnestici 2 . Era concepito, piuttosto, alla stregua di un fenomeno collettivo e investito di rilevanza sociale, in quanto capace di determinare o inibire una serie di comportamenti nella vita relazionale del singolo o della collettività d’appartenenza. Anzi, la sua risonanza emotiva è conseguenza diretta di questa dimensione collettiva e interpersonale, che ne costituisce la naturale referenza. La concezione del sogno come fenomeno individuale e soggettivo comincia a prendere piede solo in età tardo-antica, con Elio Aristide 3 e, soprattutto, con l’affermarsi del Cristianesimo 4 . Questa funzione antropologica deriva alla civiltà greca dall’assimilazione di idee primitive, mistico- magiche, in merito al sogno quale mezzo di espressione sociale 5 ; idee che nel sistema culturale 1 Cfr. Tylor, Primitive Culture, London 1871; E.R. Dodds, Schema onirico e schema di civiltà, in I Greci e l’Irrazionale, trad. it., La Nuova Italia, Firenze 1978, pp. 119-157. 2 S. Freud, L’interpretazione dei sogni, trad. it., Boringheri, Torino 1973. 3 S. Nicosia, L’autobiografia onirica di Elio Aristide, in Il sogno in Grecia, a c. di Guidorizzi, Laterza, Bari 1988, pp. 173-185. 4 Per l’atteggiamento del Cristianesimo verso i sogni cfr. J. Le Goff, I sogni nella cultura e nella psicologia collettiva dell’occidente medioevale, in Tempo della Chiesa e tempo del mercante, trad. it., Einaudi, Torino 1977, pp. 279-286; J. Le Goff, Il Cristianesimo e i sogni, in L’immaginario mediovale, Laterza, Roma-Bari 1988; G. Guidorizzi, L’interpretazione di sogni nel mondo tardoantico, in I sogni nel Medioevo, a . c. di T. Gregory, Roma 1985, pp. 149- 160; E.R. Dodds, Pagan and Christian in a Age of Anxiety, Cambridge 1965 (trad. it. Pagani e Cristiani i un epoca di angoscia, La Nuova Italia, Firenze 1970, pp.37-68).

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Giusi Spica Contatta »

Composta da 102 pagine.

 

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