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Bonhoeffer: il cammello, il leone e il bambino. Teologia e antropologia

Bonhoeffer: il cammello, il leone e il bambino è il titolo che abbiamo voluto attribuire a questo elaborato riferendoci alla celebre metamorfosi dello spirito umano che Nietzsche presenta in Così parlò Zarathustra. Ci è sembrato, calcando questa massima nietzschiana che fosse ben adattabile ai tre grandi periodi della vita del nostro Bonhoeffer.
Inoltre, abbiamo ritenuto fondamentale partire ed evidenziare proprio la prima fase quella che Nietzsche denomina del cammello e che rappresenta l’accumulare il sapere universitario, per dimostrare quel successivo affrancamento che si attua in Bonhoeffer proprio nel momento decisivo della “lotta”.
Il metodo di analisi qui utilizzato per la lettura delle opere bonhoefferiane non è stato quello che comunemente gli studiosi definiscono “a ritroso”, che comincia cioè dalle ultime lettere di prigionia per risalire ai primi scritti; ma al contrario si è pensato di leggere i testi attraverso il metodo storico-critico partendo cioè dagli iniziali lavori accademici.
Si è anche pensato di lasciare parlare maggiormente i critici bonhoefferiani, che noi stessi e soprattutto si è ritenuto importante applicare un’analisi strutturale dei testi per conoscere il giovane Bonhoeffer passando per il pensiero di Bonhoeffer stesso: in breve, a Bonhoeffer per Bonhoeffer.
È nostra convinzione che uno studio serio su Bonhoeffer non possa non considerare le opere accademiche spesso ingiustamente dimenticate alla stessa stregua delle altre più famose e popolari.
Siamo concordi col pensiero di molti nel ritenere, che la vera chiave ermeneutica del pensiero bonhoefferiano vada ricercata nelle opere giovanili cioè in quelle opere scritte proprio nel periodo della formazione delle strutture permanenti del suo pensiero.
Ci è sembrato quindi essenziale considerare l’impressionante sforzo accademico profuso da Bonhoeffer, tra i ventuno ed i ventisette anni, che lo ritrae impegnato nel costruire una concezione teologica unitaria, originale e creativa, in rapporto alle correnti filosofiche e teologiche a lui contemporanee, proteso anche nella ricerca di una rinnovata fedeltà al pensiero originario di Lutero.
Il concetto dell’uomo presente in Sanctorum Communio caratterizzato dalla sua apertura strutturale agli altri è stato definito una forma di Personalismo volontaristico teologico-ontologico-sociale, trovante il suo centro prospettico e il suo asse portante sia nella persona assoluta di Dio che nell’uomo inteso come esistenza personale e dialogica.
L’oggetto affrontato da Bonhoeffer, in Sanctorum Communio, è risolvibile nel sottotitolo dell’opera stessa che chiarisce l’intento del lavoro: Una ricerca dogmatica sulla sociologia della Chiesa.
Suo scopo consiste nel saldare la sociologia e la filosofia sociale con la teologia della rivelazione. Il tema affrontato è la determinazione della struttura specifica della Chiesa ma prima ancora del perchè della Chiesa stessa. O la Chiesa – si domanda Bonhoeffer – c’è perché essa è di istituzione divina oppure la Chiesa c’è perché l’uomo, “essere di compagnia” (secondo la definizione di Calvino) necessita di questa società nella quale ogni singolo riconferma la sua fede e rinnova la sua speranza.
Non si intende con ciò fondare filosoficamente un idea di chiesa-società, quanto sostenere che la spiritualità universale dell’uomo è inviluppata nella rete della socialità.
Trasformando il noto paradigma cartesiano del cogito ergo sum si potrebbe affermare: io mi relaziono agli altri, quindi sono.
Dobbiamo pertanto ricordare che per Bonhoeffer il concetto di persona è essenzialmente dialogico e relazionale e che in Sanctorum Communio Bonhoeffer sottolinei soprattutto come l’uomo colga se stesso come Io personale e tensione etica, a partire dal confronto-scontro con il Tu di Dio e del prossimo. Infatti dall’esperienza della intangibile libertà e della insondabile interiorità dell’Altro emerge il senso singolare ed indivisibile della propria libertà ed interiorità.

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2 INTRODUZIONE Bonhoeffer: il cammello, il leone e il bambino è il titolo che abbiamo voluto attribuire a questo elaborato riferendoci alla celebre metamorfosi dello spirito umano che Nietzsche presenta in Così parlò Zarathustra. Ci è sembrato, calcando questa massima nietzschiana che fosse ben adattabile ai tre grandi periodi della vita del nostro Bonhoeffer. Inoltre, abbiamo ritenuto fondamentale partire ed evidenziare proprio la prima fase quella che Nietzsche denomina del cammello e che rappresenta l’accumulare il sapere universitario, per dimostrare quel successivo affrancamento che si attua in Bonhoeffer proprio nel momento decisivo della “lotta”. Il metodo di analisi qui utilizzato per la lettura delle opere bonhoefferiane non è stato quello che comunemente gli studiosi definiscono “a ritroso”, che comincia cioè dalle ultime lettere di prigionia per risalire ai primi scritti; ma al contrario si è pensato di leggere i testi attraverso il metodo storico-critico partendo cioè dagli iniziali lavori accademici. Si è anche pensato di lasciare parlare maggiormente i critici bonhoefferiani, che noi stessi e soprattutto si è ritenuto importante applicare un’analisi strutturale dei testi per conoscere il giovane Bonhoeffer passando per il pensiero di Bonhoeffer stesso: in breve, a Bonhoeffer per Bonhoeffer.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Paola Coppi Contatta »

Composta da 269 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 6508 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 2 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.