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Forme di mobilità in Valle Po: il caso dei lavoratori cinesi

Qualsiasi vallata porta con sé una storia antica fatta di trasferimenti, spostamenti e di innumerevoli cambiamenti. Questa tesi vuole dimostrare che la mobilità territoriale non è soltanto un requisito tipico delle società moderne, ma è anche una prerogativa che appare costantemente presente nella storia delle culture alpine. Per secoli la Valle Po ha registrato notevoli spostamenti della popolazione locale: trasferimenti verso la Francia durante il periodo delle fienagioni, verso le zone di pianura o verso l’America. Dal 1980 in poi, la Valle Po da terra di emigrazione si trasforma a terra di immigrazione ed è così che in pochi anni cambia il volto di questa vallata, che inizia a popolarsi rapidamente di nuovi contenuti culturali provenienti dall’Albania, dal Marocco e dalla Cina. In modo particolare ho analizzato il fenomeno migratorio cinese definendone i tratti ed analizzandolo sia nel contesto socio-economico, culturale e giuridico del Paese di accoglienza (l’Italia), sia in quello della regione di provenienza (lo Zhejiang). Ho analizzato l’immigrazione cinese nel panorama legislativo italiano delineando le leggi che hanno accompagnato l’immigrazione in Italia negli ultimi vent’anni e approfondendo i temi del ricongiungimento familiare e della clandestinità. L’analisi dei dati rilasciati dagli istituti scolastici della Valle Po, dalle agenzie formative e dal Centro Territoriale Permanente di Saluzzo, ha permesso di valutare se gli enti pubblici e privati presenti sul territorio propongono attività didattiche e formative valide capaci di favorire l’apprendimento della lingua italiana e l’integrazione dei cittadini cinesi con la realtà locale

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3 INTRODUZIONE Vivere in un piccolo comune di una vallata fa pensare che lo scorrere della vita quotidiana sia caratterizzato da ritmi lenti, sempre uguali e monotoni, che le persone che abitano queste terre siano sempre le stesse, come se tutto fosse imprigionato in un mondo senza tempo. In realt , la vallata porta con sØ una storia antica fatta di trasferimenti, spostamenti e di innumerevoli cambiamenti, il Professore Paolo Sibilla sostiene che: Ormai siamo avvezzi a ritenere i cambiamenti e il movimento fra i principali requisiti che servono a distinguere le nostre societ moderne trascurando che la mobilit territoriale, s pesso considerata alla stregua di una categoria residuale rispetto alla mobilit soci ale, Ł una prerogativa che appare costantemente presente nella storia delle culture alpine (P.Sibilla, 2004, p.39). Per secoli la Valle Po ha registrato notevoli spostamenti della popolazione locale: c era chi si trasferiva in Francia per lavorare come manovale nei campi durante il periodo delle fienagioni, chi raggiungeva le zone di pianura nella speranza di essere assunto nelle industrie locali, chi preferiva emigrare oltre oceano con il sogno di poter costruire un futuro migliore per sØ e per la propria famiglia. Dal 1980 in poi, la Valle Po da terra di emigrazione si trasforma a terra di immigrazione, cos in pochi anni cambia il volto di questa vallata ed Ł cos che Ł nato il mio interesse per i cittadini stranieri in modo particolare per quelli cinesi. La curiosit verso questa popolazione Ł aumentata, nel momento in cui mi sono trovata di fronte ad una classe di quindici cinesi ai quali ho dovuto insegnare la lingua italiana. In quell esperienza ho iniziato ad interessarmi delle caratteristiche di questa comunit , delle motivazioni che la spingono ad emigrare ed a stabilirsi nei piccoli paesi della Valle Po. Il mio lavoro di ricerca intende inquadrare il fenomeno migratorio cinese in un area limitata, la Valle Po, composta da undici comuni ai piedi del Monviso in provincia di Cuneo, che annovera un elevato numero di immigrati provenienti dai Paesi dell Europa dell Est, dell Africa e, negli ul timi dieci anni, anche dalla Cina. Ho cercato di definire i tratti di questa comunit col locandola sia nel contesto socio-

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Elisa Perotti Contatta »

Composta da 219 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.