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''Romanticizzare il mondo''. Il cammino di Novalis come unità di vita sogno e fede, oltre il nichilismo contemporaneo.

Quel senso caldo e pieno del vivere umano, che riesce ad abbracciare ogni incomprensione, ogni conflitto, ogni differenza con l’altro, quel senso che si posa sui giochi dei bambini e che gli adulti rammemorano nelle rincorse degli innamorati, nei silenziosi canti dei poeti e nei semplici istanti di fraternità, quel senso che pare scolpito a caratteri incancellabili, come un destino, nel cuore di ogni uomo, deve restare perennemente un miraggio così inafferrabile e struggente ? E ancor più oggi, che queste figure e questi momenti sembrano estinti, lo si deve lasciar dimenticato come un’altra illusoria utopia della storia? O non potrebbe darsi, viceversa, che nella nostra epoca oscurata, che sembra aver perduto irreversibilmente il desiderio della felicità, fossimo proprio per questo più che mai vicini a riscoprirlo come irrinunciabile e a ricondurlo nel modo più autentico sulla terra ?
Nella filosofia occidentale, i romantici più degli altri, hanno sentito il bisogno di porsi simili domande e hanno tentato di rispondervi, ciascuno a suo modo, con restaurazioni di età mitiche, dove la vita quotidiana degli uomini e i loro più intimi sogni si avvolgevano in un’unica musica. Ma mancò qualcosa, quasi tutti rimasero astratti idealisti senza contatto con il reale, o peggio, conclusero funestamente i loro promettenti inizi. In entrambi i casi fallirono l’impresa di unire la vita e il sogno in una superiore felice realtà.
Ma appunto, quasi tutti : Georg Philipp Friedrich von Hardenberg (1772-1801) detto ‘Novalis’ (dal latino novalis = novàle, nuova terra), pseudonimo con cui si rese noto, nell’arco di ventinove anni, divenne il mèntore spirituale del vasto movimento del Romanticismo e, come spesso accade in tali casi, anche il più originale e travisato fra i suoi rappresentanti.
Questo cavaliere fanciullo dagli occhi spiritati, ritratto ora simile al fedele evangelista Giovanni, ora al delicato e gentile Orfeo, ora anche a un semplice malato di tisi, riuscì a incarnare, pur nella sua breve e malata esistenza, in direzione opposta al suo spirituale confratello Hölderlin, il felice incontro tra la vita e il sogno. I due poeti, così affini e lontani, simboli l’uno, dell’anima incompresa offesa e autodistrutta dall’ordinaria violenza del profitto materiale e morale del mondo, l’altro dell’anima straordinaria che con grazia divina si erge sopra tutta la sua ingiustizia, rappresentano ancor oggi, così bene, la tragica irrisolta contraddizione di vita e sogno e la loro comunione nel sigillo della fede.
Nel fondo delle lacrime degli uomini più sensibili, che soli, portano il dramma di essere veri, che conoscono a pieno la mortificazione della propria anima su questa terra, e quindi quell’eterna reale scissione fra la vita com’è e come dovrebbe essere, pure può accadere, non sempre, ma alcune volte, un evento miracoloso che li salva. Esso può a prima vista sembrare nient’altro che un sogno, poiché accade anch’esso nell’‘irreale’ regione dell’interiorità, ma i suoi caratteri di assoluta libertà e necessità insieme, di richiamo dal nulla e di effettiva inspiegabile elevazione dell’intera persona sopra se stessa, ci lasciano la convinzione che si tratti di tutt’altro, qualcosa di ‘sui generis’, che non può essere né una mèra azione quotidiana, né una fantasia della mente, ma assomiglia piuttosto a un atto di fede, un contatto divino. Esso per un momento ci riindica la via perduta che va verso la ricongiunzione dell’anello spezzato di vita e sogno. Su questa via, Novalis, dal fondo di disperazione vissuto dopo la morte dall’amata, sbocciò a una più profonda, superiore visione della realtà che non perdette più, caratterizzata da una religiosa serenità oltre ogni contrasto esistenziale, primo fra tutti, quello fra vita e sogno; a conferma di ciò, poche settimane prima di morire consunto dalla tisi, tutt’altro che rinunciatario all’attività terrena, formulava anzi progetti per romanzi e canti ancor più meravigliosi .
Egli fu salvato e scelse di costruire su questo poema interiore tutta la sua esistenza.
Questa tesi dunque, che è il frutto di un lungo viaggio interiore nel mare delle filosofie occidentali, vuole presentarsi come un contributo al genuino sviluppo dell’uomo.
La filosofia di Novalis e specialmente il suo nucleo centrale, il progetto esistenziale di romanticizzare il mondo, che per più di due secoli sono rimasti quasi del tutto sconosciuti, e laddove conosciuti, etichettati come ingenue ‘esaltazioni del sentimento’ o ‘concezioni irrazionali’, in realtà sono state trovate, trasposte in forma attuale, come valide risposte al problema della contraddizione di vita e sogno, sorgente prima di ogni disperazione, e un passo oltre il limite dell’odierno nichilismo.

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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FIRENZE FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA CORSO DI LAUREA IN FILOSOFIA TESI DI LAUREA IN ESTETICA “ROMANTICIZZARE IL MONDO.” IL CAMMINO DI NOVALIS, COME UNITA’ DI VITA SOGNO E FEDE, OLTRE IL NICHILISMO CONTEMPORANEO. RELATORE: CANDIDATO: Chiar.mo Prof. BARATTA LUCA GIVONE SERGIO ANNO ACCADEMICO 2005-2006

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Luca Baratta Contatta »

Composta da 169 pagine.

 

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