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Analisi sociolinguistica di trasmissioni a dibattito televisivo


Nella vita quotidiana l’individuo si trova, incessantemente, a dover comunicare. Nella comunicazione verbale egli utilizza varie pratiche, provenienti dalle sue competenze linguistiche, sintattiche, semantiche, ma anche dal suo bagaglio culturale in senso più ampio. Ovviamente l’utilizzo di queste varia secondo la situazione. La comunicazione verbale è stata, fin dai primi anni ’70, oggetto di studio per differenti discipline, quali la psicologia, la sociologia, la linguistica, l’informatica, la filosofia e l’antropologia. I primi ricercatori si sono occupati quasi esclusivamente della conversazione spontanea, non strutturata e non soggetta a vincoli istituzionali, allo scopo di descrivere i tratti generali che permettono a due o più interagenti di costruire un prodotto ordinato, al di là dell'apparente casualità del discorso. Sono stati analizzati, ad esempio, i modi con cui i parlanti si alternano nella conversazione turno dopo turno e le regole sottese alla presa di turno. A partire dalle varie discipline interessate sono sorte altrettante correnti di pensiero, che hanno dato vita anche a notevoli disparità nei metodi usati e nei risultati ottenuti. Gli autori più seguiti, in campo linguistico, sono stati Searle, con le sue Speech Act Sequences, nelle quali egli sostiene che dall’analisi del particolare è possibile risalire alla regola generale; Dittmar, secondo il quale, invece, l’analisi è strettamente ed esclusivamente legata al contesto; Austin, con la teoria degli atti fatici e la distinzione tra atto linguistico intenzionale e non e le conseguenti loro applicazioni. E’, però, a Goffman, Jefferson, Pomerantz, Sacks e Schegloff che va il merito di aver fissato le basi per coloro che si accingono a fare uno studio sulla conversazione. Questi autori, infatti, si sono dedicati in particolare alle strutture della presa del turno, dello scambio riparatore e dell’accordo/disaccordo, creando i capisaldi dell’analisi conversazionale. Quest’ultima è un sistema che nasce all'interno della prospettiva etnometodologica con specifico riferimento all’analisi dell’interazione faccia a faccia. Interesse centrale è la spiegazione della "produzione/comprensione di sequenze organizzate e coerenti nel discorso" , ossia l'analisi dell'andamento conversazionale in riferimento alle strutture sequenziali di produzione e comprensione nelle quali il discorso si articola.
Secondo la prospettiva conversazionale, il significato e il valore comunicativo dell'espressione linguistica risiedono nella specificità della sequenza discorsiva in cui essa compare . L'espressione linguistica, dunque, dipende direttamente dal contesto di interazione in cui si esprime. A tal proposito si parla di "discorso in interazione" , ossia delle modalità attraverso cui i parlanti gestiscono la conversazione allo scopo di realizzare la comprensione intersoggettiva.

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3 PREFAZIONE Il talk show è un’invenzione americana, oggi diviso in differenti categorie, televisivo e radiofonico. Solo nel 1967 è adattato da Phil Donahue per la televisione, essendo fino ad allora prerogativa della radio. Negli Stati Uniti H.Penz (1996) individua la seguente tipologia: • confrontalk: tratta argomenti scottanti o controversie; • sportstalk: riguarda lo sport; • news/talk magazine: combina notizie dal vivo o in differita, dal mondo o da una zona particolare; • chatshow o talk/variety: in genere presentato di notte, tratta argomenti di varia natura. Cominciato in sordina, in Italia, nel 1976 si è poi differenziato in una miriade di format diversi, toccando la tv-verità, la tv del dolore, il varietà- contenitore, la tv di servizio, la divulgazione, l'infotainment (information ed entertainment), e la satira. Questo tipo di show ha le caratteristiche della tradizionale comunicazione prossima (face-to-face) e insieme della comunicazione a distanza diretta alla massa. Il principale elemento distintivo del genere è costituito dall’interazione tra alcuni elementi fissi e parti flessibili ed aperte al cambiamento. Tra le parti fisse riscontriamo un limite di tempo; la pubblicità o le televendite all’inizio, alla fine e durante la trasmissione. Gli elementi variabili sono, invece, l’argomento, gli ospiti e gli esperti, il pubblico in studio. I programmi più popolari spesso assumono come titolo il nome del conduttore, indicando chiaramente l’orientamento verso la personalità di chi guida la trasmissione. È proprio quest'ultimo a dare un'impronta di stile e di personalizzazione al programma. Nei talk show di impianto classico sono invitati a comparire spesso gli specialisti, non con il ruolo di consulenti chiamati a dare dei pareri professionali, ma piuttosto come ospiti con pari diritti e doveri di ogni altro.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Stefania Scolamiero Contatta »

Composta da 52 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.