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Gli accordi di ristrutturazione

Gli accordi di ristrutturazione dei debiti (art. 182-bis l.fall.) sono stati introdotti ex-novo nell'ambito della l.fall. attraverso il decreto legge 35/2005. Non si tratta, comunque, di una novità del tutto assoluta essendo già noti in passato col nome di "concordato stragiudiziale": siffatti accordi erano, tuttavia, privi di qualsiasi tutela sia dagli strali civili della revocatoria, che da quelli penali delle varie ipotesi di bancarotta. Il riformatore del 2005 ha, quindi, provveduto a dotare gli acccordi in parola di una veste e di una tutela giuridica. La norma che disciplina l'istituto in questione è stata riscritta ad opera del decreto correttivo della riforma fallimentare approvato in via definitiva nei primi giorni del settembre 2007 (decreto 169/07). La tesi ripercorre il lungo e travagliato iter legislativo che ha condotto alla riforma del regio decreto 267/1942, nonchè le ragioni che l'hanno determinata, ed si analizza in tutti i suoi aspetti l'istituto degli accordi di ristrutturazione dei debiti. In particolar modo, è illustarto il dibattito sorto, subito dopo la riforma del 2005, circa la natura giuridica degli accordi e tutte le conseguenze che derivano sul piano applicativo a seconda dei diversi orientamenti formatisi al riguardo. In conclusione, un'analisi anche delle modifiche apportate dal decreto correttivo della riforma fallimentare: alla luce delle correzioni apportate nel nel settembre del 2007 (deecreto n. 169/07), è possibile assumere posizione in relazione alla natura giuridica dell'istituto e conseguentemente alla disciplina applicabile.

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 1 INTRODUZIONE A distanza di oltre sessanta anni dalla sua entrata in vigore, la legge fallimentare – regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 – è stata profondamente riformata. Di una riforma della legge fallimentare si è, in realtà, iniziato a parlare sin dai primi tempi della sua applicazione e le esigenze che, di recente, hanno condotto alla riforma della disciplina delle procedure concorsuali sono state diverse: allineare il nostro ordinamento a quello degli altri paesi europei che già da tempo si erano preoccupati di riscrivere le proprie procedure concorsuali, facendo della procedura di soluzione stragiudiziale uno dei perni dei rispettivi ordinamenti in materia di crisi d’impresa e di sua risoluzione; ridurre l’eccessiva durata dei procedimenti italiani, ed ancora garantire la speditezza dei rimedi alle crisi imprenditoriali. Dalla riforma è emersa una nuova concezione del fallimento, considerato non più come una sanzione per l’imprenditore fraudolento o colpevole del dissesto, bensì quale rimedio per determinare la liquidazione dell’impresa nel modo meno traumatico ed al quale era opportuno affiancare altre soluzioni della crisi d’impresa, rimettendo allo stesso imprenditore ed ai suoi creditori la ricerca di soluzioni

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Salvatore Maria Antonelli Contatta »

Composta da 240 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.