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Passeggiate inferenziali in un film e nel suo remake. Da Apri gli occhi di Alejandro Amenabar a Vanilla Sky di Cameron Crowe

Riflessione semiotica sulla pratica di remake.

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3 Introduzione Nel 1997 il regista cileno, ma spagnolo di adozione, Alejandro Amenábar scrive e dirige Apri gli occhi. Questo film narra la storia di un giovane agiato, erede di un cospicuo patrimonio, che conosce per caso una ragazza e immediatamente se ne innamora, nonostante sia solito avere relazioni instabili e faccia di tutto pur di non rimanerne coinvolto. Tra le innumerevoli donne con cui il protagonista ha a che fare, una in particolare gli è morbosamente attaccata; affranta e delusa a causa del suo ennesimo rifiuto, e colta da un raptus di follia, decide di punirlo, proprio quando lui sembra sul punto di lasciarsi alle spalle la sua vecchia vita da edonista e di dedicarsi finalmente all’Amore. L’ammiratrice respinta approfitta del suo unico momento di indecisione e, mentre lo riaccompagna a casa, alla guida della propria auto, finisce per provocare volontariamente un grave incidente. Il viso di lui, lacerato nella disgrazia, muta in un ghigno spaventoso. Il giovane, incapace di accettare la sua nuova condizione, decide di indossare una maschera. La scelta di possedere due volti coincide con l’inizio di una doppia narrazione: da quel momento in poi, infatti, due storie differenti si alternano, lasciando lo spettatore nell’incertezza riguardo a quanto stia succedendo. Infatti, mentre, in base al primo racconto, il protagonista guarisce e ricomincia a vivere, nella seconda storia, invece, egli continua a essere sfigurato, perennemente ossessionato dagli incubi, e viene incriminato per un omicidio che non riesce a spiegarsi. Solo grazie a una rivelazione conclusiva lo spettatore comprende come siano andate effettivamente le cose. In un determinato momento della vicenda, l’uomo, attirato dalla possibilità di una vita eterna, aveva deciso di farsi “criogenizzare”, in attesa di un futuro in cui la tecnologia lo potesse riportare in vita, e aveva scelto una particolare opzione offertagli dalla società Life Extension: quella di affidare la propria mente a sogni realistici, simili alla sua esistenza di sempre, che tuttavia si erano trasformati in incubi inspiegabili. Il protagonista si era messo quindi in stand–by, in attesa di riaprire gli occhi. “Tutto scorre, tutto si trasforma” Eraclito, VI sec. a.C.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Filippo Burello Contatta »

Composta da 26 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.