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Diritti inviolabili e danno esistenziale

Il danno esistenziale come figura di elaborazione dottrinale e giurisprudenziale che nasce in risposta ai limiti del sistema risarcitorio italiano anteriore al 2003.
La tesi parte con una panoramica del danno non patrimoniale tout court e la sua storia. Prosegue analizzando in particolare la figura del danno esistenziale dal punto di vista sostanziale (natura del danno, gli elementi caratterizzanti, la sua risarcibilità) e processuale (accertamento in giudizio e sua valutazione economica). Si chiude con una ricca rassegna di giurispudenza (aggiornata al marzo 2007) con le più famose sentenze di legittimità e merito ordinate per casi tipici. Dunque, la tesi oltre ad un rigore teorico non trascura (anzi asseconda) il lato pratico. Non ricomprende, per evidenti ragioni temporali, la Cass. SS.UU. 11/11/2008, n. 26972 che ha sorprendentemente fatto "marcia indietro" su tale figura di danno. Tuttavia, le successive pronunce della Cassazione durante il periodo 2009-2012 riconfermano la bontà delle precedenti teorie, scavalcando, come spesso accade, le SS.UU del 2008. In ultima analisi, l'elaborato è utile, oltre che per ricostruire la storia dell'istituto, anche per comprendere appieno la sopra citata sentenza e gli ultimi orientamenti.

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INTRODUZIONE La rivendicazione della piena dignità risarcitoria del danno esistenziale è stata portata avanti soprattutto sulla base di una denuncia dei limiti del modello risarcitorio italiano (anteriore al 2003): esistendo, oltre al danno patrimoniale, i soli danno morale soggettivo e il danno biologico, esso non era in grado di tutelare in modo adeguato beni e nuovi interessi. Nell’area ricoperta dal danno esistenziale, non verrebbero in questione, infatti, lesioni all’integrità psico-fisica in sé e per sé considerata; e neppure quei perturbamenti dello stato d’animo normalmente protetti dalle coordinate dell’art. 2059 c.c. L’emergere del danno esistenziale deriva da una “crisi” del danno morale e del danno biologico. Da un lato il danno morale è stato ridotto dalla Corte Costituzionale al danno da reato subito. Dall’altro lato il danno biologico è stato definito, dalla stessa Consulta, come danno medico legalmente accertabile. È quindi chiaro che in mezzo ai due si è aperta una voragine. Ad una, prima, superficiale ricognizione, si può ben affermare che la categoria del danno esistenziale sorge in risposta ad una sensibilità preesistente e latente nell’operato dei giudici, volta a recepire quelle istanze risarcitorie, che, pur ritenute dalla coscienza sociale, del pari, meritevoli di tutela non erano facilmente inquadrabili nella rigida griglia delineata dal sistema c.d. bipolare, poiché non apparivano in grado di attraversare le maglie strette della risarcibilità del danno morale e, al contempo, non presentavano la matrice medico-legale intrinsecamente connessa alla nozione di danno biologico in senso stretto (lesione dell’integrità psico-fisica accertabile nosograficamente). Tale limitazione, pur assicurando criteri più obiettivi nella liquidazione dei danni a tutto vantaggio di una potenziale uniformità dei risarcimenti per casi simili, non sembra poter sempre garantire ristoro a tutte quelle situazioni dannose che non si presentino connesse ad una patologia accertabile. 1

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Andrea D'amore Contatta »

Composta da 253 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4592 click dal 18/10/2007.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.