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Employer Branding, dalle risorse umane ai talenti: il caso L'Oréal

Che la Risorsa Umana non sia solamente una delle tante parti di un’organizzazione, ma che possieda un ruolo strategico fondamentale nel determinarne non soltanto un solido vantaggio competitivo sul mercato, ma anche la sua stessa sopravvivenza, è da tempo assodato. Ma che sia necessario compiere un ulteriore passo in avanti, ossia passare dal concetto di risorsa umana a quello di Talento è cosa relativamente recente.
Le aziende oggi hanno bisogno di attirare al loro interno le menti più brillanti e capaci, e devono riuscire a trattenerle. A causa di fattori strutturali quali un fisiologico calo delle nascite che continua a colpire i paesi più industrializzati, dell’aumento della mobilità geografica e internazionale che influenza i percorsi di carriera e del crescente utilizzo delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, si è aperta alla fine degli anni novanta la cosiddetta Guerra dei talenti. Nei confronti di persone con elevato potenziale sono le aziende a doversi attivare per promuovere presso di loro un’immagine quale datore di lavoro da scegliere, attrattiva e positiva e a dover dedicare una perizia maggiore nel trattenerle e fidelizzarle. Si sta facendo strada insomma un nuova strategia di gestione delle risorse umane: l’Employer Branding.

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4 Introduzione L'Employer Branding, tradotto alla lettera “datore di lavoro di marca”, è l’insieme di tutte le azioni di recruitment marketing che hanno come obiettivo quello di promuovere l'immagine dell'azienda sul mercato interno ed esterno del lavoro, al fine di reclutare il capitale umano più valido in circolazione e di trattenere gli "alti potenziali" già presenti nell'organizzazione. Le aziende non producono solo beni e/o servizi, ma anche posti di lavoro. È sempre più indispensabile dunque realizzare un'azione strutturata e formalizzata di recruitment marketing e logiche e strumenti di branding, per costruire all'interno dell'organizzazione un ambiente di lavoro ideale e attrattivo riconoscibile come tale nel mercato del lavoro grazie all’impiego di opportune strategie comunicative. Si tratta in sostanza dell’utilizzo da parte della comunicazione interna delle logiche e degli strumenti tipicamente usati dal mondo aziendale per la gestione della comunicazione esterna. Oggi i “talenti” sono una risorsa scarsa del mercato del lavoro. La situazione sembra essersi infatti rovesciata, non sono più i candidati a rincorrere le aziende, ma le aziende ad inseguire risorse umane di valore. E così, anche in Italia, ad imitazione di quanto già da tempo accade negli Stati Uniti, si sta affermando l’Employer Branding”, una nuova strategia di gestione e selezione del personale. Quest’ultima consiste nel costruire e sviluppare l’immagine aziendale sia sul mercato interno (“retention”, ossia il fidelizzazione dei dipendenti) sia su quello esterno del lavoro (“recruiting”, il reclutamento di nuove risorse) per poter attrarre, selezionare, reclutare e trattenere le risorse umane, o per meglio precisare, i talenti non ancora conosciuti da scoprire e formare. L’Employer Branding possiede due facce di un'unica medaglia dunque: il recruiting e la retention. Per ciò che riguarda il recruiting, gli strumenti di supporto a disposizione delle imprese saranno variabilmente le giornate universitarie di incontro con i giovani laureati, i programmi integrati di inserzioni sui giornali nazionali, le pagine di presentazione sui career book, le

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Gabriella Bartolozzi Contatta »

Composta da 200 pagine.

 

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