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I Fondi Comuni di Investimento Immobiliari: un'analisi del mercato italiano a dieci anni dalla loro introduzione

Informazioni tesi

  Autore: Emanuele Nani
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e Cremona
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Maria Rosa Borroni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 56

I fondi immobiliari costituiscono un prodotto finanziario specializzato che sembra finalmente destinato a imporsi all’attenzione degli operatori e degli investitori, recitando un ruolo di primo piano nella costruzione di un nuovo rapporto fra settore finanziario e immobiliare, che tende a diventare sempre più stretto. Sebbene rappresentino una realtà relativamente nuova in Italia, il peso dei fondi immobiliari è destinato a crescere, in analogia con quanto avviene all’estero. Il presente lavoro si propone di analizzare lo strumento in modo completo,con riferimento agli aspetti normativi e strutturali che hanno consentito, solo in tempi recenti, lo sviluppo dei fondi immobiliari nel nostro Paese, sulla scia di quanto avviene già all’estero, alla luce anche delle novità che stanno investendo il settore.

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INTRODUZIONE La breve storia dei fondi comuni di investimento immobiliari italiani si è spesso svolta all’insegna del paradosso. In un paese in cui l’80% delle famiglie possiede almeno una casa i fondi immobiliari sono stati introdotti con notevole ritardo, privando a lungo i risparmiatori della possibilità di investire in modo diversificato e intermediato professionalmente. La prima disciplina dedicata a questo particolare strumento, infatti, è giunta al traguardo solo nel 1994 con ben dieci anni di ritardo rispetto ai fondi comuni di investimento mobiliare. Ma la partenza non è stata facile, anche a causa della “camicia di forza” nella quale la legge istitutiva (legge 25 gennaio 1994, n. 86) aveva imbrigliato il nuovo prodotto finanziario attraverso una regolamentazione restrittiva e differenziata rispetto a quella ordinaria. Una costrizione penalizzante, sebbene legata al nobile intento di impedire il ripetersi della follia dei titoli atipici, il cui fallimento negli anni ’80 aveva travolto migliaia di risparmiatori. A liberare i fondi immobiliari dai lacci della prima timorosa regolamentazione è intervenuto, nel 1998, il testo unico della finanza (Tuf) trasformando il fondo immobiliare da tipologia giuridica a libera opzione commerciale. 1 Il primo fondo è stato lanciato all’inizio del ’99, ben 5 anni dopo l’approvazione della legge istitutiva, e da quel momento il comparto ha registrato un autentico boom. Nel 2001 c’è stata una seconda importante riforma del comparto, che si è trascinata a tappe successive fino alla fine del 2003. L’ultima riforma ha contribuito al superamento di molti problemi grazie ad una disciplina flessibile che consente una maggiore varietà di schemi rispetto a prima. In una fase di incertezza e di instabilità dei mercati finanziari, solo in parte riconducibile al deterioramento del quadro macroeconomico internazionale, l’investimento immobiliare, data la propria capacità di conservazione del valore, costituisce un’alternativa particolarmente apprezzata. 1 Di conseguenza, con il Tuf è venuto meno l’obbligo di esclusività dell’oggetto sociale per le Sgr interessate alla gestione e all’istituzione di fondi specializzati nell’investimento immobiliare. Il che vuol dire che dall’approvazione del Tuf in poi qualsiasi Sgr può lanciare fondi immobiliari. 3

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