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I derivati del polisaccaride K5 di escherichia coli sono dei potenti inibitori dell'infezione da papillomavirus umani ad alto rischio

Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio De Robertis
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Biotecnologie mediche, veterinarie e farmaceutiche
  Relatore: David Lembo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 119

I papillomavirus umani (HPV) che infettano le mucose genitali rappresentano gli agenti più comunemente trasmessi per via sessuale; sono classificati in tipi a basso e ad alto rischio in base alla loro capacità di causare rispettivamente lesioni proliferative circoscritte, oppure delle neoplasie maligne. Lo sviluppo di microbicidi ad uso topico per prevenire le infezioni da papillomavirus potrebbe rivelarsi un utile adiuvante al nuovo vaccino in commercio.
La fase di attacco del virione alla cellula ospite avviene tramite il legame iniziale agli eparansolfati proteoglicani di superficie. Attraverso delle modificazioni chimiche selettive del polisaccaride K5 di Escherichia Coli abbiamo ottenuto una collezione di composti derivati che possiedono uno scheletro strutturale molto simile ai precursori biosintetici dell'eparina e degli eparansolfati, ma privi di tossicità e di attività anticoagulante; li abbiamo così testati per studiare il loro potenziale anti-HPV. Il saggio sulla risonanza plasmonica di superficie (BIACORE) ha rivelato che i K5 O-solfatati con un alto grado di solfatazione (K5-OS(H)) e i K5 N-solfatati con un alto (K5-N,OS(H)) o basso (K5-N,OS(L)) grado di solfatazione, al contrario dei K5 non modificati, degli N-solfatati e degli O-solfatati con basso grado di solfatazione, inibiscono l'interazione di pseudovirioni di HPV-16 all'eparina immobilizzata ad un sensorchip. Nei saggi cellulari, K5-OS(H), K5-N,OS(H) e K5-N,OS(L) hanno dimostrato di poter bloccare l'infezione di pseudovirioni di papillomavirus ad alto e basso rischio (HPV-16, HPV-18 e HPV-6) su differenti tipi di cellule. La loro concentrazione di inibizione del 50% era compresa tra 0.1 e 0.9 µg/ml, senza evidenza di citotossicità anche alla quantità massima testata (100 µg/ml). Questi risultati forniscono sicuramente le basi per la messa a punto di nuovi microbicidi efficaci, sicuri e ad ampio spettro d'azione, allo scopo di prevenire le infezioni da HPV.

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5 INTRODUZIONE I PAPILLOMAVIRUS Caratteristiche dei Papillomavirus I Papillomavirus (HPV, dall’inglese Human Papilloma Virus), membri della famiglia Papillomaviridae, sono piccoli virus a DNA privi di envelope, che infettano i tessuti epiteliali delle mucose e dell’epidermide inducendo lesioni proliferative quali verruche, a livello di mani e piedi, e condilomi, a livello del tratto genitale, labiale e respiratorio; ne esistono oltre 120 tipi che si differenziano per il tipo di tessuto che infettano. I Papillomavirus possono essere suddivisi in tipi a basso ed alto rischio; i gruppi ad alto rischio includono HPV-16, -18, -31, -33 e -45 e sono responsabili dello sviluppo di oltre il 99% dei carcinomi della cervice uterina, mentre quelli a basso rischio, come ad esempio HPV-6, -11 e -44, causano per lo più verruche genitali. [Kobe et al., 2004] Il virus contiene una singola molecola di DNA circolare a doppia elica di 7900 paia di basi, formata da più sequenze codificanti (“Open Reading Frame”) che costituiscono lo stampo per la trascrizione dei messaggeri policistronici; è presente inoltre una regione denominata LCR (“Long Control Region”) a monte dei geni E6 ed E7 dove sono contenute sequenze regolatorie per la replicazione e trascrizione virale. I geni contenuti nelle ORF sono suddivisi in “Early” o precoci, che codificano per le proteine da E1 a E8 responsabili dell’inizio e della regolazione dell’attività replicativa, e in “Late” o tardivi che codificano per le proteine strutturali L1 ed

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Parole chiave

hpv
infezioni sessuali
papillomavirus umani
polisaccaride
polisaccaride k5
via sessuale

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