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La MiFID, aspetti economici e giuridici dell'armonizzazione comunitaria nei mercati finanziari

Informazioni tesi

  Autore: Alessandra Distefano
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Economia
  Corso: Direzione aziendale
  Relatore: Ruggero Vigo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 177

La direttiva comunitaria 39/2004/CE, meglio conosciuta come Market in Financial Instrument Directive, mira a favorire l'integrazione tra mercati finanziari, prevedendo al contempo una maggiore tutela degli investitori. Tale direttiva, recepita in Italia a partire dal 1 novembre 2007 garantisce una maggiore concorrenza fra trading venues, nonchè una maggiore trasparenza delle transazioni tra operatori nel settore finanziario. Obiettivo principale di una tale direttiva è quello di eliminare l'obbligo di esecuzione degli scambi di strumenti finanziari esclusivamente all'interno dei mercati regolamentati, lasciando le società di investimento (in veste di internalizzatori sistematici o di sistemi multilaterali di negoziazione) libere di concorrere, in tale settore al pari delle comuni borse valori.

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Università degli studi di Catania – Facoltà di Economia Alessandra Distefano – La MiFID – Effetti economici e giuridici dell’armonizzazione comunitaria nei mercati finanziari 4 PREMESSA Globalizzazione, deregolamentazione e liberalizzazione hanno certamente condotto l’economia internazionale agli alti livelli di interscambio che oggi è possibile apprezzare all’interno dei mercati. I flussi di capitale tra centro e periferia hanno facilitato la diffusione della tecnologia ed il finanziamento degli investimenti, ma contemporaneamente hanno anche aumentato l’instabilità, i fallimenti e le crisi sistemiche. L’economia moderna è in continua evoluzione e situazioni di crisi e crolli finanziari si sono verificate anche nel recente passato, come nel caso dei bond argentini e del mercato americano dei mutui sub-prime. I paesi che si aprono ai capitali esteri devono tener conto dei rischi della globalizzazione e devono riuscire a condurre politiche economiche adeguate, evitando sia eccessive rigidità, che ostacolino l’entrata di capitali e la possibilità di indebitarsi, sia un’eccessiva vulnerabilità di fronte a flussi volatili. Non è vero che i paesi sottosviluppati sopportano da soli i danni e i costi del presente sistema internazionale, mentre il suo cambiamento non può che essere di esclusiva iniziativa dei paesi più ricchi. Questo giudizio, largamente condiviso dagli economisti 1 e dai politici dei Paesi emergenti, induce ad un atteggiamento di recriminazione e di passività. E’ necessario anzitutto superare la concezione della moneta come simbolo della sovranità dello stato, con la conseguenza di monete che non possono svolgere le loro funzioni di bene pubblico, prima tra tutte, quella di conservare, nel tempo, il valore. Rinunciando ad una sovranità monetaria solo formale, si otterrebbero numerosi vantaggi: riserve in comune più forti, monetizzazione del debito, indipendenza della banca centrale, una maggiore capacità, dunque, di resistere alle crisi internazionali che minacciano lo sviluppo. 1 Onofri P. “I mercati finanziari internazionali”, Il Mulino 2006.

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