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Voci poetiche della diaspora a confronto: Sujata Bhatt e M. Nourbese Philip

Informazioni tesi

  Autore: Sara Ferraro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Mmarie-hélène Laforest
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 209

Due poetesse dall’altrove
Sujata Bhatt e Marlene NourbeSe Philip, sono, per noi lettori occidentali e per i lettori di mezzo mondo, due delle voci viventi più innovative e originali della ‘poesia contemporanea in lingua inglese’, ma che non fanno parte di una specifica ‘letteratura di lingua inglese’ come quella anglosassone, cioè di una letteratura i cui canoni sono ‘accessibili’ al comune lettore occidentale perché entro una cornice storico-culturale condivisa. Due voci, dunque, da quel ricco altrove letterario che, in questo caso, è ‘duplice’ per un verso e ‘unico’ per un altro. ‘Duplice’ perché voci poetiche provenienti da culture diverse (Bhatt è indiana e Philip caraibica), ‘unico’ perché entrambe si esprimono in lingua inglese. Quindi due culture, una lingua: quella che l’Inghilterra colonizzatrice impose nei paesi del suo impero. Così che il tratto culturale che caratterizza l’altrove, comune alle due poetesse, è il mondo coloniale di stampo anglosassone e tutto ciò che tale colonialismo implica in termini culturali, razziali, linguistici, sociali e, in senso più lato e più ampio, umani. Tra gli aspetti sociali, devono essere inclusi gli aspetti diasporici, in quanto il fenomeno della diaspora è comune sia alla storia dell’India che a quella dei Caraibi, benché con caratteristiche e modalità diverse. Ma pur provenienti da un altrove con tale comune caratteristica, Bhatt e Philip sono segnate da stigmate esperenziali diverse come diverso è stato il loro peregrinare verso paesi nuovi, nuove culture, che sono anche paesi ‘altri’, una cultura ‘altra’.
La breve bibliografia in appendice a questa tesi, mostra chiaramente che uno scrittore dall’altrove che scrive del suo andare ‘di gente in gente’, non appartiene più, (e non solo dal punto di vista critico, visto il crescente pubblico internazionale), ad una letteratura ‘minore’, o ‘secondaria’. Le letterature della diaspora indiana e caraibica in lingua inglese, accanto alle letterature di lingua inglese ‘viste’ come minori (canadese, australiana, neozelandese, sudafricane e così via), sono ormai accreditate di uno status stabile, riconosciuto ed estremamente ricco, che è la cornice entro la quale si pone questo lavoro, che mira a mettere a confronto due poetesse lontane ma sorelle, due artiste nomadi e trans-culturali che attraversano linguaggi e continenti, accorciando distanze, fondendo immagini, suoni e colori di paesi lontani. Esse vivono e agiscono, socialmente e artisticamente, in due punti del nostro pianeta che sono quasi agli antipodi, geograficamente parlando, ma le loro esperienze e il modo di esprimerle hanno molti punti in comune, dei quali i principali conviene elencare subito:
(i) l’uso della stessa lingua ma con un diverso sfondo culturale;
(ii) una continua diaspora artistica, oltre che sociale e personale, che sviluppa quella che Philip definisce molto appropriatamente, poetica del movimento, una espressione che, ai fini di questo lavoro, equivale a poetica diasporica;
(iii) la consapevole condizione di essere un’aliena in paesi dove l’incalzante processo di globalizzazione non si coniuga ancora con un processo di accettazione e assimilazione antropologica della multirazzialità e del multiculturalismo;
(iv) la reazione e contro-reazione verso la lingua dell’oppressore, assieme ad una opposizione al ‘canone’ letterario dominante che la cultura ‘colonizzatrice’ vuole far passare come ‘canone unico’; e, infine,
(v) una battaglia dai molti aspetti per affermare la propria individualità e unicità in quanto donne, donne di colore e poete.
Più propriamente dunque, scopo di questa tesi è mettere a confronto due voci poetiche con tali caratteristiche per capire cosa vogliono dirci, e insieme individuarne le affinità, le diversità, e i modi espressivi che hanno loro assicurato un posto di rilievo nella letteratura moderna.

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INTRODUZIONE    1.  Due poetesse dall’altrove 1 Sujata Bhatt 2 e Marlene NourbeSe Philip, 3 sono, per noi lettori occidentali e per i lettori di mezzo mondo, due delle voci viventi più innovative e originali della ‘poesia contemporanea in lingua inglese’, ma che non fanno parte di una specifica ‘letteratura di lingua inglese’ come quella anglosassone, cioè di una letteratura i cui canoni sono ‘accessibili’ al comune lettore occidentale perché entro una cornice storico-culturale condivisa. 4 Due voci, dunque, da quel ricco altrove letterario che, in questo caso, è ‘duplice’ per un verso e ‘unico’ per un altro. ‘Duplice’ perché voci poetiche provenienti da culture diverse (Bhatt è indiana e Philip caraibica), ‘unico’ perché entrambe si esprimono in lingua inglese. Quindi due culture, una lingua: quella che l’Inghilterra colonizzatrice impose nei paesi del suo impero. Così che il tratto culturale che caratterizza l’altrove, comune alle due poetesse, è il mondo coloniale di stampo anglosassone e tutto ciò che tale colonialismo implica in termini culturali, razziali, linguistici, 1 L’espressione “writers from elsewhere” è stata usata per la prima volta da Salman Rushdie, che l’ha ripetuta tutte le volte che ha inteso riferirsi a quei romanzieri, poeti e drammaturghi contemporanei, la cui lingua madre non era (nella maggior parte dei casi) l’inglese ma che, prescindendo dai luoghi di nascita e dai rapporti personali col Regno Unito, facevano esclusivamente uso della lingua inglese nelle loro opere. Sull’argomento cfr. Stefano Manferlotti, “Gli scrittori dell’altrove”, in Iain Chambers e Lidia Curti (a cura di), La questione postcoloniale – Cieli comuni, orizzonti condivisi, Napoli, Liguori Editore, 1997, p. 219. 2 Sujata è il nome della prima discepola di Buddha, a cui Bhatt dedica la poesia “Sujata: The First Disciple of Buddha”, che apre Brunizem la sua prima raccolta di poesie pubblicata nel 1988. 3 “I miei genitori mi chiamarono MARLENE IRMA PHILIP, ma molti, molti anni dopo, in cerca di un nome più africano, ho adottato NOURBESE (Benin, Nigeria) che significa ‘bambino bellissimo’. [Trad. mia] Cfr. Marlene NourbeSe Philip, Extended Biography, allegato alla e-mail del 20 maggio 2005 inviata alla compilatrice di questa tesi. La compitazione atipica del nome NourbeSe non è un errore di stampa, ma solo il modo in cui la poetessa preferisce firmarsi. 4 La distinzione connotata con le preposizioni ‘in’ e ‘di’ è adoperata costantemente nella PARTE NONA: LE LETTERATURE DI LINGUA INGLESE in Franco Marenco (a cura di), Storia della civiltà letteraria inglese, Vol. III, Torino, UTET, 1996. 6

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