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Rigoletto tra opera e dramma

Informazioni tesi

  Autore: Christian Quacinella
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze e tecnologie delle arti figurative, musica, spettacolo e moda
  Relatore: Luca Aversano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 67

Nella produzione operistica di Verdi Rigoletto rappresenta un punto di svolta per comprendere lo sviluppo della poetica e dello stile verdiano; è un’opera spartiacque che si pone tra opera e dramma cioè tra i canoni tradizionali codificati da Rossini e una nuova concezione del teatro in musica.
Le strutture classiche dell’opera italiana di primo Ottocento erano basate sull’integrazione tra azione e riflessione, tra sezioni cinetiche e sezioni statiche in nome di un continuum musicale. Queste strutture di ascendenza rossiniana vengono riprese da Verdi sin dall’inizio della sua carriera operistica ma è a partire da Rigoletto che esse assolvono a una nuova esigenza artistica: la centralità della vicenda drammatica. Questa nuova esigenza porta Verdi a utilizzare le strutture classiche in una nuova maniera poiché esse all’occorrenza vengono giustificate drammaturgicamente.
L’aria “Veglia o donna” è un esempio emblematico da questo punto di vista. Rigoletto mentre riprende quest’aria viene interrotto da un rumore esterno che rende naturale, verosimile, la successiva e ulteriore ripresa della stessa aria.
Possiamo notare quindi come Verdi usi una struttura classica, quale la cabaletta, per liberare movimento scenico.
Le roi s’amuse di Victor Hugo da cui l’opera è tratta, rappresenta nella storia della cultura europea una nuova idea di teatro inteso come specchio della realtà, fusione di grottesco e sublime, tragedia e commedia. Pertanto nella scelta del soggetto è racchiusa già una presa di posizione: Verdi aderendo a questi orientamenti estetici trova nell’innovazione del soggetto l’impulso per uno svecchiamento delle convezioni del melodramma italiano. Rigoletto è un personaggio complesso, dotato di uno spessore psicologico, e Verdi, nel trattarlo in musica, si rende conto che non basta “accomodare” le strutture chiuse, se necessario bisogna romperle. Per rispondere a questa necessità il compositore lascia spazio alla parola, usa il declamato per esprimere la doppia natura del personaggio, buffone crudele alla corte di Mantova e allo stesso tempo padre affettuoso di Gilda. Questa doppia natura del protagonista si riflette nella dualità interno-esterno, giorno-notte della scena. Le nuove soluzioni apportate da Verdi sembrano avvicinarlo al dramma musicale wagneriano, e quindi nonostante la distanza tra tradizione italiana e tradizione tedesca è possibile riscontrare una convergenza nel dato empirico. Verdi mediante l’uso dei temi ricorrenti assesta l’unità drammaturgica e questo procedimento sembra avvicinare il compositore italiano alla tecnica del leitmotiv wagneriano con la differenza che non si tratta di temi conduttori che stendono sull’intera opera una serie di riflessioni musicali, ma di procedimenti microstrutturali che uniscono il prima e il dopo della partitura, ricordi e presagi allo stesso tempo. Tema musicale ricorrente per eccellenza è la maledizione che mediante precisi richiami o allusioni, traccia un arco concettuale che si stende lungo tutta l’opera. La celebre aria del Duca “La donna è mobile” esplode in tutta la carica drammatica quando ritorna nel finale dell’opera ad annunciarci che la tragedia tanto temuta, si è inevitabilmente consumata. L’esempio appena riportato mostra anche come Verdi ottiene certi effetti con semplicità e immediatezza; infatti l’orecchiabilità di quest’aria permette al pubblico di intuire all’istante l’avvenuta tragedia. Lo stesso non si può dire dei leitmotiv wagneriani poiché essi sono accessibili a un pubblico colto musicalmente. Un altro elemento che avvicina Rigoletto al dramma è la strumentazione, a volte l’orchestra assume un ruolo tematico indipendente verso le voci che dialogano per definirne lo stato d’animo, ad esempio nel tema scattante che contorna l’incontro di Rigoletto e Gilda nel primo atto “Figlia, Mio padre”. Le necessità drammatiche spingono Verdi ad aumentare la complessità e la funzione intrecciata della strumentazione e nel potenziare il ruolo dell’orchestra Verdi si avvicina al compositore tedesco che mirava a una più stretta relazione tra l’elemento melodico e quello sinfonico.
Rigoletto tra opera e dramma dunque poiché seppure l’opera presenta una struttura sostanzialmente classica, la centralità della vicenda drammatica e la stretta aderenza tra azione e musica conducono a soluzioni simili a quelle di una tradizione musicale distante da quella italiana: il dramma musicale wagneriano. È doveroso infine ricordare che la prima rappresentazione di Rigoletto risale al 1851, lo stesso anno in cui Wagner espose le sue idee per una riforma del teatro in musica. Pertanto Verdi non poteva conoscere le teorie wagneriane quando compose Rigoletto, e ciò sottolinea il fatto che l’evoluzione stilistica del compositore italiano è frutto di una maturazione personale e indipendente.

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4 Introduzione Nella produzione operistica di Verdi, Rigoletto rappresenta un punto di svolta per comprendere lo sviluppo della poetica e dello stile verdiano che raggiungeranno l’apice nelle due ultime opere Otello e Falstaff. Dopo aver messo in evidenza i motivi per cui Rigoletto è considerata un’opera spartiacque nella produzione verdiana, ho cercato di sottolinearne gli elementi di novità sulla base di un confronto con il dramma musicale wagneriano. Spesso Verdi viene accusato di wagnerismo, e questo perché gli elementi che si discostano dall’estetica del melodramma italiano di primo Ottocento sembrano affini alle nuove teorie di Wagner. In proposito ho cercato di dimostrare come le nuove soluzioni apportate da Verdi siano frutto di una scelta personale che il compositore vuole imprimere alla sua opera: la centralità della vicenda drammatica. Il primo capitolo L’opera italiana al tempo del primo Verdi si apre con uno sguardo sul melodramma di primo Ottocento, per poi analizzare sinteticamente il ruolo di Rossini come codificatore della struttura classica della “solita forma”. A questo punto ho introdotto il discorso sul primo Verdi, mettendo in evidenza gli elementi che possono ascriversi alla tradizione rossiniana. Nel secondo capitolo, Analisi di Rigoletto, ho analizzato gli elementi di novità dell’opera a partire dalla scelta del soggetto. In seguito ho evidenziato i “due tipi di scrittura” che coesistono nell’opera, per poi passare all’illustrazione dei personaggi e della vocalità. Il terzo capitolo, Rigoletto come dramma musicale, introduce il discorso sulla parola e i temi musicali, l’orchestrazione, la

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