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Il RMI come strumento di lotta alla povertà. La sperimentazione italiana e un caso studio: il comune di San Giovanni in Fiore

La sperimentazione del RMI è l’argomento della tesi ed è trattato sia a livello generale, sia con riferimento ad uno dei comuni coinvolti nella sperimentazione: San Giovanni in Fiore (CS).
Gli obiettivi dell’analisi sono: a) la descrizione della sperimentazione del RMI; b) la valutazione dell’impatto che il trasferimento monetario ha avuto sullo stato di povertà dei nuclei familiari beneficiari nel contesto locale.
Per descrivere la sperimentazione del RMI è stato inserito questo istituto nel processo di riforma delle politiche di welfare state,sono state esplicitate le premesse a livello europeo e nazionale della sua introduzione e il quadro legislativo che ne disciplina l’applicazione. Inoltre sono state esposte le caratteristiche generali della misura e i principali risultati della sperimentazione del primo biennio come presentati da alcune analisi svolte a livello nazionale .
Per il livello locale sono state raccolte ed elaborate informazioni su: la normativa comunale, la gestione tecnica dell’applicazione, le condizioni anagrafiche, sociali e reddituali di tutti i nuclei richiedenti, i programmi d’inserimento, le informazioni sul contesto socio-economico locale (separazioni/divorzi, emarginazione sociale, attività economiche prevalenti,disoccupazione) e alcune testimonianze degli operatori.
Lo scopo della valutazione è stato quello di verificare gli effetti prodotti dall’introduzione del RMI sul fenomeno “povertà” a San Giovanni in Fiore, dunque un’”analisi d’impatto” volta ad individuare il legame di causa – effetto tra l’intervento e le modifiche osservate nel fenomeno.
La domanda guida della valutazione dell’efficacia del RMI è stata: di quanto il RMI è stato in grado di incidere sulla diffusione e sull’intensità della povertà a San Giovanni in Fiore?
Per fare la valutazione è stato utilizzato un indicatore di disagio economico dato dal reddito autocertificato dai richiedenti nell’intero periodo della sperimentazione.
La povertà è stata considerata in termini relativi, con riferimento a due di soglie di povertà, sulla base delle quali sono stati costruiti gli indici di misurazione del fenomeno. Una soglia di povertà prevista dal Dlgs n. 237/1998 introduttivo del RMI ed una pari al 60% del reddito medio pro-capite nazionale reso equivalente per un nucleo di due persone.
Per confrontare la condizione economica dei nuclei familiari di diversa composizione è stata utilizzata la scala d’equivalenza ISEE che pone come nucleo familiare di riferimento quello composto da un componente. Considerato che la povertà è stata misurata sia rispetto ad una soglia equivalente ad un nucleo di una persona ( soglia prevista dal Dlgs), sia ad una soglia equivalente per un nucleo di due persone, è stato necessario riformulare i coefficienti della scala d’equivalenza ISEE ponendo come nucleo di riferimento quello composto da due componenti, assegnando a quest’ultimo un valore pari ad 1.
Gli indici utilizzati per misurare la povertà nella la popolazione richiedente e l’impatto del RMI su di essa, sono l’indice di diffusione e indice d’intensità.
Per stimare l’impatto netto dell’intervento sul fenomeno è stato necessario individuare un gruppo di controllo sul quale stimare la “situazione controfattuale”. La situazione controfattuale rappresenta ciò che sarebbe successo se l’intervento non fosse stato attuato, da scontare alla situazione post-intervento del gruppo di studio.
In particolare il gruppo di controllo è rappresentato dagli esclusi dalla misura. Il problema derivante dalla scelta di questo gruppo di controllo è costituito dalla non corrispondenza delle condizioni economiche di partenza dei due gruppi. Si presenta dunque un problema di selection bias che ha distorto la stima dell’impatto.
La valutazione ha seguito le seguenti fasi: a) costruzione dell’indici H, i, per il gruppo dei beneficiari prima e dopo il trasferimento e per quello degli esclusi, per gli anni che vanno dal 2000 al 2003; b) esposizione grafica della dispersione dei redditi prima e dopo il trasferimento, sia per il gruppo dei beneficiari e sia per quello degli esclusi; c) calcolo dell’impatto netto dell’intervento sui beneficiari.
I principali risultati del lavoro sono: a) nel contesto locale in questione si registra un’alta diffusione ed intensità della povertà, dovuta soprattutto alla cronica mancanza di lavoro; b) la varietà e la prevalenza delle fonti di reddito assistenziali nel gruppo dei beneficiari conferma come in Italia la povertà non sia affrontata con strumenti diretti esclusivamente a questo scopo; c) nonostante la stima dell’impatto netto del sussidio sui redditi dei beneficiari sia distorta, l’effetto del trasferimento è comunque positivo; d) l’insuccesso dei programmi d’inserimento ha dimostrato come il RMI a SGF abbia perso parte del suo significato, per ridursi all’erogazione di un sussidio monetario, ponendo il soggetto in una posizione passiva rispetto al sostegno pubblico.

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I Introduzione L’argomento trattato in queste pagine è la sperimentazione del “Reddito minimo d’inserimento” (RMI), sia a livello generale, sia per uno dei comuni coinvolti nella sperimentazione, San Giovanni in Fiore. Il RMI è una misura di contrasto alla povertà costituita da una parte attiva, consistente nella previsione di programmi d’inserimento per i soggetti beneficiari e da una parte passiva, rappresentata dall’integrazione monetaria della differenza tra le soglie di povertà previste dal decreto istitutivo e il reddito dichiarato dal nucleo familiare del soggetto beneficiario. Essa è stata introdotta in Italia in via sperimentale con il Dlgs n. 237/1998, inizialmente in 39 comuni, per la durata di un biennio, poi esteso con la legge n. 388/2000 in altri 267 comuni, per un ulteriore biennio. Il RMI costituisce un istituto tipicamente assistenziale, in quanto finalizzato in modo diretto a combattere la povertà. Ha rappresentato, proprio per questo motivo, un’esperienza innovativa nell’ambito delle politiche contro la povertà attuate in Italia, che generalmente si possono definire “implicite ed indirette”. Implicite perché non sono esplicitamente riconducibili al contrasto della povertà ed indirette in quanto i potenziali beneficiari non si trovano necessariamente in condizioni di bisogno. Il carattere innovativo del RMI si inserisce in un contesto di riforma più ampio, che coinvolge sia il processo di decentramento italiano, sia quello di riforma del settore assistenziale e della lotta alla povertà. Uno degli obiettivi del presente lavoro è quello di descrivere il ruolo che il RMI può assumere in questi diversi ambiti. Inoltre, una parte del lavoro è dedicata alla descrizione della sperimentazione del RMI a San Giovanni in Fiore, con l’obiettivo di descrivere l’andamento dell’applicazione della misura, sia rispetto alle caratteristiche della popolazione coinvolta nella sperimentazione, sia rispetto alla situazione reddituale dei nuclei familiari di cui è composta. In base ad una particolare metodologia di valutazione dell’efficacia, si è cercato di misurare l’impatto che il trasferimento monetario, previsto dall’istituto, ha

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Giuseppe Oliverio Contatta »

Composta da 229 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.