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Lo spirito pubblico in Romagna (1815-1830) attraverso i documenti dell'Archivio di Stato di Roma

Informazioni tesi

  Autore: Valerio Corvisieri
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1988-89
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Giuseppe Monsagrati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 73

La tesi illustra la condizione politica della popolazione romagnola nel periodo della Restaurazione e i fermenti di libertà che la agitavano dopo la caduta del regime napoleonico e il ritorno del dominio pontificio. Sono esaminati in particolare: la Carboneria e le altre sette di ispirazione liberale e il loro scontro con le autorità di polizia e le sette sanfediste; la condizione degli impiegati, sottoposti a stretto controllo politico e repressione; l'aspirazione alla libertà tra i letterati della scuola classica romagnola; i casi esemplari di Cesena e Faenza; i provvedimenti repressivi del governo papale, con le misure adottate per mantenere l'ordine pubblico, i processi, le incarcerazioni e in taluni casi le esecuzioni.

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3 INTRODUZIONE Le carte dell’Archivio di Stato di Roma forniscono un’abbondante documentazione per ricostruire la storia della Romagna nel periodo che va dal 1815 al 1830; in particolare la Miscellanea di carte politiche e riservate, fondo dal quale abbiamo attinto in prevalenza le notizie riportate nel presente lavoro, offre numerosi spunti per indagare lo stato dello spirito pubblico romagnolo all’indomani del Congresso di Vienna. I documenti che formano la Miscellanea (improvvisamente costituita a spese di altri fondi, in primo luogo quello della Direzione generale di polizia) chiariscono soprattutto il punto di vista delle autorità circa le agitazioni che interessarono le province dello Stato: i vari legati e funzionari di polizia si mantenevano infatti in costante contatto epistolare con la capitale per segnalare quello che di preoccupante si svolgeva nelle loro rispettive province. Nel corso della nostra ricerca ci siamo imbattuti perciò in un gran numero di resoconti concernenti la situazione dell’ordine pubblico romagnolo, e di conseguenza abbiamo avuto modo di notare l’atteggiamento ed i metodi usati dalle autorità pontificie nell’affrontare il problema del malcontento verso il governo, invero assai diffuso nelle legazioni di Ravenna e Forlì. In ossequio al rigido centralismo dello Stato romano, in base al quale tutto doveva essere sottoposto al vaglio dei massimi organi di governo, le autorità locali si distinguevano per lo zelo nel segnalare presunte trame sovversive; tale tendenza, che finiva per esagerare la valenza politica e la gravità di certi comportamenti degli abitanti, ci ha fatto dubitare talvolta della veridicità di alcune testimonianze; perciò l’abbiamo trattata, a sua volta, come un documento dei tempi. Comunque, non abbiamo mancato di rilevare qualsiasi accenno si riferisse allo spirito pubblico in generale, esaminando sia le descrizioni dei funzionari medesimi, sia le voci del popolo, fossero esse appelli, satire o scritti anonimi. Ne è scaturito il profilo di una regione tormentata e afflitta da ricorrenti episodi di violenza, indice di sicuro malcontento politico, sia pure indistinto e talvolta inconsapevole: infatti la situazione complessiva dello Stato Pontificio nel periodo esaminato si presentava così arretrata economicamente e legislativamente da giustificare l’esistenza di un disagio generale, che tendeva ad esprimersi in forme violente; non sempre, quindi, è possibile distinguere la faziosità dalla passione politica, la vendetta personale da quella di partito, e via dicendo, cosicché appare più sensato constatare in molti episodi la compresenza di elementi eterogenei, che non ricercarne un’unica matrice. Il tradizionale municipalismo, la permanenza relativamente lunga sotto la dominazione napoleonica, nonché le condizioni sociali ed economiche relativamente più avanzate che nel resto dello Stato Pontificio sono elementi importanti per comprendere il cronico ribellismo delle Romane nei confronti di Roma; ribellismo che portava in certi casi a preferire la dominazione austriaca a quella romana, e che, sotto la spinta involontaria dei governi di Leone XII e Pio VIII, finì per assumere nel ’31 connotati apertamente rivoluzionari. La scelta dei limiti cronologici e geografici del presente lavoro è motivata appunto dalla notevole rilevanza di quell’atteggiamento collettivo: da una parte, infatti, possiamo considerare la situazione della Romagna come un significativo nodo in cui corsero a stringersi drammaticamente le carenze strutturali dello Stato Pontificio in una fase storica particolarmente delicata come la Restaurazione; dall’altra, possiamo tentare di cogliere nella stessa situazione le linee d’uno sviluppo politico, sociale e culturale della regione romagnola, attraverso l’individuazione di alcuni caratteri ad essa peculiari. Come si vedrà, l’accento della nostra ricerca risulta spostato sulle manifestazioni politiche e culturali piuttosto che sulle condizioni socio-economiche della regione, a causa del tipo di docu- menti da noi esaminati. Tuttavia abbiamo cercato di mettere costantemente in relazione gli avvenimenti descritti con la realtà socio-economica entro cui si verificarono.

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Parole chiave

1815-1830
carboneria
cesena
classicismo
faenza
impiegati
papato
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processi
restaurazione
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romagna
sette segrete
stato pontificio

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