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Dalla periferia al centro dell'Europa: l'evoluzione della Polonia tra il 1989 e il 2004

Lo scopo della presente ricerca è analizzare l’evoluzione politica, economica e sociale della Polonia dal 1989 al 2004.
La scelta dei due anni che fanno da limite all’arco temporale analizzato — 1989 e 2004 — è certamente arbitraria, ma frutto di due avvenimenti che ogni libro di storia polacca, anche tra diversi secoli, non potrà ignorare: la caduta del comunismo e l’ingresso nell’Unione Europea (UE). È pur vero che questo destino è condiviso da altri nove paesi dell’Europa centro-orientale (PECO). Sette di questi (Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Lituania, Estonia e Lettonia) si sono aggregati all’UE il 1° maggio 2004 così come la Polonia. Altri due (Romania e Bulgaria) hanno invece fatto il loro ingresso il 1° gennaio 2007.
Lo sviluppo della tesi segue, in linea di massima, l’ordine cronologico, ma allo stesso tempo non trascura l’interpretazione dei fatti secondo un taglio interdisciplinare.
La bibliografia è prevalentemente di lingua inglese, proviene in parte da riviste specializzate, in parte da volumi dedicati alla Polonia. Si tratta anche di lavori isolati reperibili in internet e spesso preparati per conferenze. Il resto della documentazione, tratto dai siti ufficiali (UE e governo polacco), si è rivelato utile soprattutto per venire a conoscenza di informazioni relative all’ingresso nell’UE.
Il primo capitolo parte dalla narrazione degli eventi che contraddistinsero il passaggio di potere dalla nomenklatura comunista ad una nuova classe dirigente, costituita dagli oppositori al regime riunitisi perlopiù sotto la sigla di Solidarno??. Poi si sofferma sull’analisi dei primi anni della Polonia democratica, sulla politica economica radicale — definita “terapia shock” — e sul crollo della prodotto interno lordo (PIL) accompagnato dalla notevole crescita della disoccupazione. Spazio viene dedicato al contesto e alle ragioni che sottintesero il ritorno al potere degli ex-comunisti, convertiti alla social-democrazia di stampo europeo ed europeista.
Il secondo capitolo si sviluppa a partire dal 1997, anno nel quale la Polonia ricevette l’invito ad aprire ufficialmente i negoziati da parte della NATO e dell’Unione Europea. Le discussioni con la prima furono relativamente agevoli, perché tecniche e ristrette all’ambito militare. Con l’Unione Europea il dialogo si prospettava più complicato, dal momento che il processo di adattamento al diritto comunitario — requisito indispensabile per gli aspiranti membri — sarebbe stato lungo e irto di insidie di carattere politico ed economico: i cinque dei temi più controversi saranno analizzati in dettaglio. Contestualmente si pone l’attenzione sull’andamento dell’opinione pubblica polacca lungo gli anni Novanta fino a qualche mese prima del referendum per l’ingresso nell’UE. Uno sguardo sarà inoltre dedicato al sistema partitico, stabilizzatosi dopo il 2001, e agli atteggiamenti dei partiti nei riguardi dell’integrazione europea.

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- 4 - INTRODUZIONE Lo scopo della presente ricerca è analizzare l’evoluzione politica, economica e sociale della Polonia dal 1989 al 2004. La scelta dei due anni che fanno da limite all’arco temporale analizzato — 1989 e 2004 — è certamente arbitraria, ma frutto di due avvenimenti che ogni libro di storia polacca, anche tra diversi secoli, non potrà ignorare: la caduta del comunismo e l’ingresso nell’Unione Europea (UE). È pur vero che questo destino è condiviso da altri nove paesi dell’Europa centro-orientale (PECO). Sette di questi (Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Lituania, Estonia e Lettonia) si sono aggregati all’UE il 1° maggio 2004 così come la Polonia. 1 Altri due (Romania e Bulgaria) hanno invece fatto il loro ingresso il 1° gennaio 2007. Ma perché allora studiare la Polonia piuttosto che una delle nazioni appena citate? La risposta è che diverse peculiarità la contraddistinguono da ognuno degli altri paesi. Innanzitutto la Polonia è la più grande tra tutte: la sua estensione supera quella italiana e rappresenta, nella cartina d’Europa, un autentico argine orientale alla supremazia geografica, e non solo, della Germania. In secondo luogo il suo numero di abitanti (38 milioni) è maggiore della popolazione di tutti gli altri nove paesi dell’allargamento del 2004 messi insieme. Poi vi sono ragioni storiche: parliamo una nazione che getta le sue basi identitarie già nel lontano 966, anno della conversione al cristianesimo romano, dal quale si sarebbe sempre distinta dalle popolazioni situate sia a ovest — cattoliche ma germaniche — che a est — slave ma ortodosse. Religione che sarà il tema dominante anche un millennio più tardi e farà da diga nella penetrazione dell’ideologia marxista-leninista lungo tutta la seconda parte del XX secolo. Da ultimo, mi ha molto incuriosito l’atteggiamento altisonante della Polonia in sede di Unione Europea in questi tre anni trascorsi dall’adesione. In qualità di “novizia” era legittimo aspettarsi una

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Antonio Di Bartolomeo Contatta »

Composta da 65 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1422 click dal 22/11/2007.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.