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Il cinema di Ferzan Ozpetek

Informazioni tesi

Master primo livello in scritture per il cinema
  Autore: Guglielmo Zisa
  Tipo: Tesi di Master
Master in
Anno: 2007
Docente/Relatore: Sara Martin
Istituito da: Università degli Studi di Udine
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 117

Se dovessero farmi la fatidica domanda, se per un giorno potessi prendere in mano una macchina da presa ed immedesimarti nei panni di un regista famoso chi vorresti essere, probabilmente la mia risposta sarebbe sempre e solo una: Ferzan Ozpetek. Perché viene spontaneo chiedersi? Perché nessuno come lui sa dirigere un cast stellare (forse i suoi unici e più alti antecedenti sono Altman, Allen e il nostro Bertolucci), con trame che all'apparenza sono improbabili ma verosimili, che ti sanno pizzicare con dei giudizi e delle opinioni pungenti, che ti fanno uscire dalla sala cinematografica frastornato ma sempre ricco d'amore per il mondo ed attento a tutto ciò che d'ora in poi ti circonderà. Anni fa qualcuno disse che il buon cinema è il cinema che disturba. Un cinema che è come una zanzara, insomma. Magari una zanzara tigre nel suo caso. La spettacolarità, la passione del cinema di Ozpetek sta proprio nella sua capacità di raccontare un contesto intimo, di solito una crisi, trasformandolo in qualcosa di armonioso che disturba fortemente la nostra sensibilità, il nostro modo di pensare e di agire. Il cinema di Ozpetek, è inutile negarlo, sta cambiando l'Italia. Profetico per certe visioni dell'omosessualità, d'avanguardia per il suo nuovo concetto di “amore” inteso nel senso più vero del termine, Ozpetek è solo e semplicemente un messaggero del più bel sentimento che l'uomo è capace di creare: l'affetto. Una Penelope turca che sta alla sua tela e che con il cuore gonfio di bene e dolcezza tesse i racconti, nell'attesa di un gran ritorno… e noi tutti lì a sbirciare le sue storie.
Fratello dell'attrice Zeynep Zksu, Ferzan Ozpetek arriva in Italia per studiare Storia del Cinema all'Università La Sapienza di Roma nel 1978, entrandovi in punta di piedi in qualità di aiuto regista per importanti autori: il suo primo incarico? Portare tè e un biscotto, tutti i pomeriggi alla stessa ora, a Massimo Troisi sul set di Scusate il ritardo (1982). Divenuto poi assistente e aiuto regista per Maurizio Ponzi (Qualcosa di biondo, Il tenente dei Carabinieri, Noi uomini duri, Anche i commercialisti hanno un'anima) ma anche per Lamberto Bava (Il maestro del terrore, 1988), Ricky Tognazzi (Ultrà e La scorta) e Marco Risi (Il branco, 1994), viene incoraggiato ed aiutato a compiere un passo verso la regia dai grandi Gianni Amelio ed Elio Petri.
Ma fu proprio Marco Risi, con la sua casa di produzione, la Sorpasso Film a produrre il suo primo lungometraggio: Il bagno turco (1997), vero e proprio omaggio alla sua terra d'origine, con Alessandro Gassman nei panni di un architetto sposato che viene sconvolto dalla scoperta di un mondo completamente nuovo, che gli turberà la vita culturalmente e sessualmente. A questo seguirà Harem Suaré (1999), che racconta le vicende storiche e fortemente romanzate dell'ultimo harem del sultano turco. Anche se la vera scoperta di Ferzan Ozpetek da parte del pubblico italiano avviene con Le fate ignoranti (2001), intensa pellicola con Margherita Buy e Stefano Accorsi nei panni degli amanti dello stesso uomo, che sorretto dall'accoppiata di produttori e sceneggiatori, Tilde Corsi e Gianni Romoli, farà il giro del mondo, passando in Festival importantissimi come quelli di Cannes e Berlino.
Grandissimo il suo successo per lo stupendo La finestra di fronte (2003) con Giovanna Mezzogiorno ed il compianto Massimo Girotti, che racconta, con un filo di intimismo e nel pieno del gioco degli specchi, le vicende tragiche che investirono Roma al tempo dei rastrellamenti nazisti della Seconda Guerra Mondiale. La pellicola vince il David di Donatello per il miglior film e il premio David Giovani. Ferzan è nominato come miglior regista e migliore sceneggiatore, ma non vincerà nessuno dei due premi e si rifarà invece con il Nastro d'Argento per il miglior soggetto. Nel 2004 sconvolge e fa discutere il suo Cuore sacro, dove con stile racconta la sindrome di San Francesco (una sorta di delirio mistico) che investe una giovane speculatrice edilizia, seguito dal più recente Saturno contro (2007) che raccoglie nel cast le più intense personalità del cinema di ieri e di oggi, dalla veterana Milena Vukotic all'astro nascente (almeno cinematograficamente) Filippo Timi, in una pellicola generazionale che rievoca le atmosfere de Le fate ignoranti, con una storia intrisa di morte e di elaborazione del dolore.
Non facciamocelo portar via. Non cediamo Ozpetek alle grandi major, alle continue lusinghe del mondo hollywoodiano che lo vorrebbe portare tra le sue danarose scuderie. Vogliamogli bene perché, come dichiara costantemente lui stesso, il sentimento viene prima di tutto. E ci sono rapporti e legami da cui è impossibile separarsi o sciogliere. Rapporti che si trasformano, ma non si esauriscono mai, neanche se arriva qualcosa che cambia la vita… È su questo che dobbiamo fare leva: sull'amore che gli italiani provano e hanno per Ferzan e per tutta la sua cinematografia.

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Prefazione Se dovessero farmi la fatidica domanda, se per un giorno potessi prendere in mano una macchina da presa ed immedesimarti nei panni di un regista famoso chi vorresti essere, probabilmente la mia risposta sarebbe sempre e solo una: Ferzan Ozpetek. Perché viene spontaneo chiedersi? Perché nessuno come lui sa dirigere un cast stellare (forse i suoi unici e più alti antecedenti sono Altman, Allen e il nostro Bertolucci), con trame che all'apparenza sono improbabili ma verosimili, che ti sanno pizzicare con dei giudizi e delle opinioni pungenti, che ti fanno uscire dalla sala cinematografica frastornato ma sempre ricco d'amore per il mondo ed attento a tutto ciò che d'ora in poi ti circonderà. Anni fa qualcuno disse che il buon cinema è il cinema che disturba. Un cinema che è come una zanzara, insomma. Magari una zanzara tigre nel suo caso. La spettacolarità, la passione del cinema di Ozpetek sta proprio nella sua capacità di raccontare un contesto intimo, di solito una crisi, trasformandolo in qualcosa di armonioso che disturba fortemente la nostra sensibilità, il nostro modo di pensare e di agire. Il cinema di Ozpetek, è inutile negarlo, sta cambiando l'Italia. Profetico per certe visioni dell'omosessualità, d'avanguardia per il suo nuovo concetto di “amore” inteso nel senso più vero del termine, Ozpetek è solo e semplicemente un messaggero del più bel sentimento che l'uomo è capace di creare: l'affetto. Una Penelope turca che sta alla sua tela e che con il cuore gonfio di bene e dolcezza tesse i racconti, nell'attesa di un gran ritorno… e noi tutti lì a sbirciare le sue storie. Fratello dell'attrice Zeynep Zksu, Ferzan Ozpetek arriva in Italia per studiare Storia del Cinema all'Università La Sapienza di Roma nel 1978, entrandovi in punta di piedi in qualità di aiuto regista per importanti autori: il suo primo incarico? Portare tè e un biscotto, tutti i pomeriggi alla stessa ora, a Massimo Troisi sul set di Scusate il ritardo (1982). Divenuto poi assistente e aiuto regista per Maurizio Ponzi (Qualcosa di biondo, Il tenente dei

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