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Agenti di commercio e lavoro parasubordinato

Analisi della figura degli agenti e rappresentanti di commercio in relazione alle modifiche apportate alla disciplina delle collaborazioni coordinate e continuative. Verifica se la figura venga usata per eludere le garanzie prestate dal legislatore al lavoratore subordinato ovvero, nello specifico, se attraverso esa si possano intravedere degli “imprenditori commerciali”, dei “piccoli imprenditori”, dei “lavoratori subordinati”, oppure dei “parasubordinati”.

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4 INTRODUZIONE Le motivazioni che hanno indotto il legislatore ad intervenire recentemente sulla disciplina delle collaborazioni coordinate e continuative muovono dalla convinzione che l’utilizzazione di tali collaborazioni dissimula, non di rado, l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato con lo scopo di eludere il sistema di garanzie apprestato per tale ultimo rapporto. Si tratta di motivazioni pienamente condivisibili, anche fondate non su riscontri di tipo oggettivo o scientifico, ma piuttosto sulla rilevazione di un anomalo dato quantitativo: cioè la dilatazione delle collaborazioni coordinate, ritenuta non coerente con il reale fabbisogno del sistema produttivo. Ora, se l’agente di commercio è definito come “un collaboratore abituale di un altro imprenditore e agisce allo scopo precipuo di incrementare il volume di affari del preponente” 1 , va da sé che anche questa figura può essere analizzata sulla base delle recenti modifiche apportate dal legislatore alla disciplina delle collaborazioni coordinate e continuative. Vista la crescente richiesta di questa figura professionale, il presente lavoro si pone l’obiettivo di analizzarla nel dettaglio e verificare se, nel 1 Sentenza Cass., sez. II, 04 novembre 1994, n. 9063 in “I contratti”, 1995, p. 172.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Michele Di Dio Contatta »

Composta da 168 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.