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Le extraordinary renditions e il caso Abu Omar: profili di diritto internazionale

Abu Omar, Sospettato di intrattenere legami con ambienti terroristici, il 17 febbraio 2003, fu rapito a Milano da alcuni agenti CIA e trasportato alla base aerea di Aviano. Da qui, fu poi trasferito via aerea in Germania e poi definitivamente in Egitto, dove fu imprigionato senza accusa e senza aver subito un regolare processo, nonché ripetutamente torturato.
In questo lavoro si è cercato pertanto di valutare la prassi delle extraordinary renditions alla luce delle norme di diritto internazionale, riferendoci poi ad un caso particolare, quello del sequestro di Abu Omar.
La prima parte della trattazione si è dunque focalizzata sulle norme di diritto internazionale generale e pattizio in materia di diritti umani e, in particolare su quelle relative al divieto di tortura e di trattamenti inumani e degradanti e al diritto alla libertà personale.
Dopo l’esame delle norme poste a tutela dei diritti umani, si è proceduto all’analisi della disciplina della responsabilità internazionale degli Stati.
si è proceduto ad un esame della responsabilità degli Stati coinvolti nel caso Abu Omar, dal quale è emerso che Stati Uniti, Italia, Germania ed Egitto possono considerarsi a vario titolo responsabili della commissione di un illecito internazionale. Più precisamente, si tratta di una forma di “responsabilità aggravata”, in quanto ad essere violata è stata una norma di jus cogens (il divieto assoluto di tortura), al rispetto della quale è vincolata l’intera comunità internazionale.Ciò che è emerso dal presente lavoro è stata dunque un’analisi della liceità della pratica delle extraordinary renditions, ampliamente utilizzata nella guerra al terrorismo internazionale lanciata l’11 settembre 2001. Guerra che, alla luce del diritto internazionale, dovrebbe rimanere nei limiti del rispetto dei diritti umani, i quali sembrano invece essere sempre meno rispettati.
“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti” è questo un valore che non può essere calpestato nemmeno in una situazione di emergenza, come quella venutasi a creare sulla scena internazionale a seguito gli attentati al World Trade Centre.

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  1 INTRODUZIONE “ Spesso l’Europa si definisce come un punto di riferimento per i diritti umani. La scomoda verità è che senza il suo aiuto ora un po’ più di persone non starebbero cercando di riprendersi dalle torture che hanno subito in prigioni situate in varie parti del mondo. Gli Stati europei devono porre fine all’approccio basato sul detto ‘occhio non vede, cuore non duole’ e adottare tutte le misure necessarie per porre fine alla pratica delle renditions nel loro territorio”. 1 Amnesty International 1. Premessa A partire dai noti attacchi subiti l’11 settembre 2001, gli USA hanno basato la loro politica estera su quella che è stata definita una vera e propria “guerra al terrore”, avente lo scopo di debellare il terrorismo internazionale e quello di matrice islamica in particolare. Terrorismo, che incarna dunque il nemico da sconfiggere, nemico nuovo rispetto al passato, in quanto rappresentato da organizzazioni transnazionali, costituite da gruppi di individui privati, che non agiscono quali organi di un determinato Stato (un esempio su tutti è l’organizzazione terroristica al-Qaeda, facente capo a Bin Laden) 2 . Questo avversario inaspettato non può essere combattuto con i tradizionali 1 Dichiarazione di Claudio Cordone, direttore alla ricerca di Amnesty International, rilasciata in seguito alla pubblicazione del rapporto “Partners in crime: Europe’s role in US renditions”.   2 CONFORTI B., Diritto internazionale, Editoriale Scientifica, VII edizione, 2006, p. 191 

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Gloria Marani Contatta »

Composta da 88 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.