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Le Acli e i Gastarbeiter italiani in Germania

Informazioni tesi

  Autore: Simonetta Del Favero
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Cecilia Novelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 91

La tesi tratta il fenomeno dell’emigrazione italiana in Germania nel secondo dopoguerra che ha avuto un’indubbia rilevanza sociale e anche un forte peso economico.
La storia della nostra emigrazione è stata non solo una vicenda di sofferenze e di discriminazioni ma anche di lotte e di conquiste sociali e democratiche.

L’intervento delle ACLI tra i nostri emigrati seguiva una precisa politica d’azione che prevedeva una doppia presenza dell’organizzazione sia in Italia, sui problemi origine e causa dell’emigrazione, sia all’estero, in stretto contatto con la realtà del movimento. Le Acli non ritenevano fosse possibile alcuna emancipazione dei nostri lavoratori in terra straniera, senza che questa avvenisse prima della decisione di partire. Parlare, difatti, di scuola e formazione professionale degli emigrati all’estero voleva dire avanzare su una duplice prospettiva, quella specifica e quella generale, vale a dire tenere presente, sia nell’analisi sia nelle proposte, che la soluzione dei problemi formativi dei lavoratori italiani all’estero passava attraverso quella dei lavoratori italiani in quanto lavoratori.
Da tali presupposti ne derivò il pieno appoggio e solidarietà che le Acli diedero alle lotte del Movimento Operaio. Non poteva d’altronde essere altrimenti, in quanto una linea di condotta basata sulla difesa dei livelli di vita e di lavoro unicamente a livello nazionale avrebbe significato lasciare mano libera al grande padronato ed alle società multinazionali sui temi dell’uso e della dislocazione delle risorse economiche ed umane su scala mondiale .
Venivano così diffuse pubblicazioni a carattere specializzato comprendenti notizie ed informazioni sociali, lavorative, assicurative, della vita e dei problemi delle comunità italiane, e notizie dall' Italia che potevano in tal modo essere utilmente portate a conoscenza dei lavoratori. Fatto importante questo della stampa, considerato che mancava sopratutto una testata a grossa tiratura che fosse in grado di coinvolgere tanto la collettività italiana all’estero quanto quella in Italia; la stampa all’estero invero non arrivava in Italia, «al massimo arrivava alla Direzione Generale dell’Emigrazione, che la valutava sulla base dei rapporti e delle informazioni ricevute dalle rappresentanze diplomatiche e consolari, e sui tavoli degli uffici stampa delle Regioni» , ed inoltre gli articoli sugli emigrati che in Germania stavano in prima pagina, in Italia finivano sempre nelle pagine interne.
La mancanza di adeguamento della politica per l’emigrazione alle dimensioni del fenomeno migratorio, e del riconoscimento effettivo del principio di piena uguaglianza del cittadino italiano all’estero non consentivano che i nostri connazionali si sentissero effettivamente liberi cittadini portatori di diritti e di doveri. Continuavano a non essere rispettati i loro diritti costituzionali al voto e i diritti sociali all’istruzione, alle prestazioni di sicurezza sociale e all’abitazione. Punto questo della formazione, fondamentale, non solo al fine del collocamento in Germania, ma in particolare anche per un eventuale rientro in patria. La formazione sociale e politica era il mezzo per crescere ed essere partecipi della società civile ed allo stesso tempo per potenziare la capacità politica ed organizzativa e, come tale, doveva essere valorizzata nel e per il rispetto dei lavoratori emigranti.
Le proposte delle Acli e del Movimento operaio in quest’ambito trovarono la loro concretizzazione anche nella linea formativa dell’ENAIP con la promozione della lingua e della cultura italiana, con i corsi di lingua tedesca per migranti e attività di sostegno, recupero e reinserimento nel mercato del lavoro per i disoccupati. L’intervento che è stato sviluppato per la Germania aveva l’obiettivo di dare alla mobilità il significato di una scelta quanto più possibile «libera» del lavoro, della professionalità, e della promozione sociale. Nuovi strumenti culturali e professionali dovevano realizzare un’integrazione attiva, fondata non sulla perdita della propria identità culturale e sociale ma sulla valorizzazione delle proprie capacità, nel rifiuto dell’emarginazione.
Questo ha permesso che i Gastarbeiter diventassero lavoratori inseriti nelle dinamiche economiche e sociali della Germania pur senza mai perdere la propria identità perché come ha riassunto con una osservazione esemplare Max Frisch, l’accordo bilaterale Italia-RFT per il reclutamento di manodopera, l’«Anwerbervertrag», del 1955, richiedeva braccia ma dall’Italia, così come dagli altri paesi poco sviluppati dell’Europa, arrivarono invece uomini con le loro storie, i loro problemi ma anche le loro capacità, le loro risorse e con i loro sogni.

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2 Introduzione La tesi tratta il fenomeno dell’emigrazione italiana in Germania nel secondo dopoguerra che ha avuto un’indubbia rilevanza sociale e anche un forte peso economico. La ricerca compiuta presso l’archivio storico centrale delle Acli e il Centro Studi Emigrazione di Roma si basa anche, naturalmente, sulla lettura e interpretazione della letteratura disponibile sull’argomento che proprio in questi ultimi anni ha avuto una forte ripresa (è di recente pubblicazione, il pregevole testo di P. Bevilacqua, A. De Clementi, E. Franzina dal titolo Storia dell’Emigrazione Italiana. Partenze, edito da Donzelli, Roma, nel 2001, primo tomo di una serie di tre volumi dedicati all’emigrazione italiana europea ed extraeuropea), e sullo spoglio di molte annate di riviste specialistiche. Alla base della scelta del tema c’è per me anche la mia provenienza da un paese del Cadore che ha avuto una fortissima emigrazione verso la vicina Germania. Un numero elevato di persone che ha riempito molte città tedesche di tante gelaterie dai nomi chiaramente indicanti la provenienza dei proprietari: Eis-Cafè Venedig, Eis-Cafè Cortina, in una delle quali ho compiuto una personale esperienza di lavoro. I tanti racconti ascoltati di esperienze vissute dagli emigrati in quel paese mi hanno stimolato a conoscere la complessità del fenomeno migratorio sopratutto nei suoi risvolti più problematici sui quali la memoria è spesso rimossa. Essendo cresciuta ed avendo compiuto i miei studi in Sardegna a seguito di una anomala migrazione interna dei miei genitori dal Veneto, la mia ricerca sulla presenza e sul ruolo delle Acli in Germania ha analizzato anche specificamente le vicende dell’emigrazione sarda. È un mio profondo personale convincimento che di fronte alla ripresa dei flussi migratori di giovani dalla Sardegna e dal meridione e contemporaneamente di fronte al vasto e drammatico flusso immigratorio dal sud del mondo, la vicenda storica dell’emigrazione italiana del Novecento non debba essere dimenticata anche per diffondere nel corpo sociale del nostro paese una cultura del dialogo e dell’accoglienza. La storia della nostra emigrazione è stata non solo una vicenda di sofferenze e di discriminazioni ma anche di lotte e di conquiste sociali e democratiche. In questo processo hanno svolto un ruolo importante anche organizzazioni quali le associazioni cattoliche dei lavoratori italiani, le ACLI, alla cui specifica azione in Germania è dedicato il capitolo centrale della mia tesi. L’intervento delle ACLI tra i nostri emigrati seguiva una precisa politica d’azione che prevedeva una doppia presenza dell’organizzazione sia in Italia, sui problemi origine e causa dell’emigrazione, sia all’estero, in stretto contatto con la realtà del movimento. In tal modo si promuoveva un’opera di costante impegno per la realizzazione di nuove occasioni di presenza delle Acli e per favorire la nascita di comitati d’intesa tra le associazioni democratiche operanti nell’Emigrazione. Le Acli non ritenevano fosse possibile alcuna emancipazione dei nostri lavoratori in terra straniera, senza che questa avvenisse prima della decisione di partire. Parlare, difatti, di scuola e formazione professionale degli emigrati all’estero voleva dire avanzare su una duplice prospettiva, quella specifica e quella generale, vale a dire tenere presente, sia nell’analisi sia nelle proposte, che la soluzione dei problemi formativi dei lavoratori italiani all’estero passava attraverso quella dei lavoratori italiani in quanto lavoratori. Da tali presupposti ne derivò il pieno appoggio e solidarietà che le Acli diedero alle lotte del Movimento Operaio. Non poteva d’altronde essere altrimenti, in quanto una linea di condotta basata sulla difesa dei livelli di vita e di lavoro unicamente a livello

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