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Tra condanna e consacrazione: viaggio nell'identificazione dell'assistenza infermieristica con la figura femminile

Informazioni tesi

  Autore: Isabella Palazzini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Brescia
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Infermieristica
  Relatore: Massimo Casella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 72

Mi ha molto colpito leggere in alcuni forum presenti in rete le mail di giovani studentesse indecise se iscriversi al corso di laurea in infermieristica o meno. In alcune vi era un esplicito riferimento al fatto che fossero gli stessi genitori a cercare di dissuaderle da questa scelta, perchè la nostra professione è percepita come nobile sotto il profilo morale, ma al contempo umile e priva di reali riconoscimenti e soddisfazioni, nonostante i traguardi che da alcuni anni sono stati raggiunti, come la piena autonomia nella gestione dell'assistenza infermieristica ed un iter formativo accademico.
Ho così iniziato ad interrogarmi sui motivi che hanno portato l'infermiere ad essere apprezzato dal punto di vista umano ma poco sotto quello strettamente professionale e rileggendo alcuni testi ed articoli sull'argomento mi sono resa conto di come le tappe salienti della storia dell’assistenza prima, e dell’assistenza infermieristica poi, dimostrino che i progressi, i momenti bui e le problematiche della professione sono fortemente legati a quello che è stato il ruolo sociale della donna nei secoli, anche perchè la professione stessa è stata da sempre, ed è tuttora, fortemente “femminile”.
Lo scopo del mio lavoro è quello di dimostrare che lo sviluppo e l'evoluzione del nursing si sono da sempre caratterizzati e sono stati condizionati da un'altalena dicotomica tra la condanna e la consacrazione che hanno investito la donna in quanto tale, la donna che assisteva e la donna infermiera e di come tale dicotomia si sia trasferita successivamente dalla figura femminile alla professione stessa, assumendo forme diverse, che non hanno mancato di far sentire i loro effetti sino ai giorni nostri, tanto da non avere ancora portato l'infermiere a liberarsi dai fantasmi del passato e dagli stereotipi che lo imprigionano nell'umiltà di un ruolo servile e subordinato ad altre figure professionali.
Partendo dal presupposto che l’assistenza, nella sua accezione di “prendersi cura”, sia prerogativa femminile sin dalla notte dei tempi, la prima parte dell'elaborato è dedicata alle origini della contrapposizione condanna/consacrazione di colei che assiste, alla quale la cultura cristiana ha notevolmente contribuito nel momento in cui ha determinato la scissione corpo e spirito, rendendo il primo indegno e il secondo fonte di purezza. Particolare attenzione è rivolta inoltre al ruolo sociale della donna ed alle implicazioni che esso ha avuto a sua volta nella genesi di tale contrapposizione.
La seconda parte del lavoro evidenzia il trasferimento di condanna e consacrazione dalla figura femminile alla neonata professione, che nasce già ricca di contraddizioni ed inizia ad essere concepita come subordinata a quella medica, con particolare riferimento alla realtà italiana in cui si ravvisa la consacrazione in termini morali dell'infermiera come angelo di pazienza ed abnegazione, ma la condanna alla mancanza di autonomia professionale. Viene inoltre sottolineato quanto il cammino verso la liberazione da tale forma di condanna sia stato lungo e faticoso.
L'ultima parte costituisce invece una riflessione su alcuni problemi aperti: anche oggi infatti si può parlare di condanna e consacrazione della professione infermieristica e nel presente si ravvisano molti elementi che appartengono al passato.
Le nuove normative hanno sancito la “consacrazione” della professione all'autonomia ma nei fatti esiste un divario tra ciò che è stato raggiunto formalmente e ciò che accade nella realtà lavorativa. A mio avviso i termini dell'attuale condanna sono proprio questi: sono ancora pochi gli spazi autonomi ottenuti e vivi sono gli stereotipi che ci dipingono come semplici esecutori di azioni e che contribuiscono a dare un'immagine distorta della nostra identità.
Ciò significa che dovremo più che mai dimostrare di aver raggiunto le competenze necessarie affinchè nessuno possa mettere in discussione la nostra professionalità e l'importanza del nostro ruolo, consci del fatto che ci vorrà del tempo e che non mancheranno polemiche e battaglie, augurandoci comunque che fra qualche decennio nessuno scoraggi i propri figli all'idea di voler intraprendere questo percorso.

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Parole chiave

autonomia professionale
donna che assiste
florence nightingale
origini delle cure assistenziali
ruolo sociale dell' infermiera
stereotipi della professione infermieristica
storia dell' assistenza
storia dell' assistenza infermieristica

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