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L'imposta Tobin: nuove prospettive

Questa tesi analizza – in tutti i suoi aspetti principali – l’implementazione e il funzionamento di un’imposta globale sulle transazioni in valuta, normalmente conosciuta come imposta Tobin o Tobin tax.
L'imposta ha tre obiettivi:
1. Migliorare l’efficienza del mercato dei cambi, scoraggiando i flussi speculativi di breve periodo che risultano destabilizzanti per il mercato, e garantire una maggior libertà d’azione alle politiche economiche dei governi che, a causa del processo di liberalizzazione dei capitali, hanno perso parte del loro potere nei confronti del mercato.
2. Quest'imposta ha la capacità di generare una nuova fonte di finanziamento per le organizzazioni internazionali, che sono chiamate ad affrontare i sempre più complessi problemi creati dalla globalizzazione e non dispongono dei fondi necessari a questo scopo.
3. L’imposta Tobin costituisce una possibile fonte di reddito per i singoli stati nazionali, che possono così recuperare parte di quella capacità impositiva sul capitale che hanno perso a causa dell’elevata mobilità dello stesso.

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3 Introduzione. Questa tesi analizza – in tutti i suoi aspetti principali – l’implementazione e il funzionamento di un’imposta globale sulle transazioni in valuta, normalmente conosciuta come imposta Tobin. L’idea iniziale di imporre un’imposta di lieve entità su tutte le transazioni tra due valute è stata proposta nel 1972 da James Tobin (premio Nobel per l’economia nel 1981). Gli obiettivi erano di migliorare l’efficienza del mercato dei cambi, scoraggiando i flussi speculativi di breve periodo che risultano destabilizzanti per il mercato, e di garantire una maggior libertà d’azione alle politiche economiche dei governi che, a causa del processo di liberalizzazione dei capitali, hanno perso parte del loro potere nei confronti del mercato. In seguito l’imposta, frettolosamente bollata come utopistica e non realizzabile, venne completamente ignorata da gran parte degli economisti, per poi riaffiorare periodicamente nei momenti di crisi del mercato, come nella crisi dello SME del1992-93 o dopo il crollo del peso messicano del 1994. In questa circostanza anche il FMI riconobbe che era necessario trovare delle misure in grado di frenare il flusso di instabili capitali di breve termine o, usando un’espressione di Tobin, “di gettare un po’ di sabbia nei troppo ben oliati ingranaggi del mercato”. L’idea venne nuovamente proposta da Mitterrand, nel 1994, e ricomparve durante il vertice del G 7 ad Halifax nel 1995. “Il mostro di Loch Ness” – come venne ribattezzata l’imposta – tornava così a riaffiorare sulla scena economica internazionale.

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Andrea Chersi Contatta »

Composta da 74 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4081 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 28 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.