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La Rivoluzione Cubana nella stampa italiana (1958-1961)

Informazioni tesi

  Autore: Adele Bartolini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche ( Vecchio ordinamento)
  Relatore: Antonio Annino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 381

La mia ricerca prende in considerazione il periodo che va dall’occupazione del porto di Manzanillo, all’inizio del 1958, al tentativo di rovesciare Castro con lo sbarco degli anticastristi nella Baia dei Porci, nell’aprile del 1961.
La ricerca si basa quasi esclusivamente su fonti di stampa italiana. I quotidiani di riferimento sono: l’organo di stampa ufficiale della Democrazia Cristiana, “Il Popolo”, quello del Partito Comunista Italiano, “l’Unità”, e uno dei principali quotidiani d’informazione, il “Corriere della Sera”. La scelta di questi tre quotidiani è stata fatta per raccontare le vicende cubane mettendo in evidenza tre diversi punti di vista, anche se emerge che la linea editoriale del “Corriere della Sera” era legata ai poteri forti, politici ed economici, del nostro Paese. Per quanto riguarda le riviste ho analizzato: “Rinascita”, che all’epoca era un mensile politico-culturale del PCI, strumento di diffusione destinato ad un pubblico di cultura medio- alta; ed “Epoca”, settimanale nato proprio negli anni cinquanta, improntato sullo stile della rivista statunitense “Life” quindi ricco di fototesti. Molti reportage di “Epoca” erano firmati da cronisti che scrivevano anche sul “Corriere della Sera”.
Nel primo paragrafo del primo capitolo ho riportato ciò che alcune testate giornalistiche italiane (“Corriere della Sera”, “l’Unità”, “Avvenire”) scrissero, poco più di un anno fa, quando Fidel Castro fu operato d’urgenza e passò “temporaneamente” tutti i suoi poteri al fratello Raùl. Scrissi i primi due paragrafi proprio in quei primi giorni di agosto e nel settembre 2006, con l’intenzione di rendere l’idea di come la stampa italiana reagì alla notizia dello “storico” passaggio di poteri, e come analizzò, nell’immediato, la situazione politica cubana. Nel secondo paragrafo del primo capitolo ho tentato anche di analizzare la personalità di Fidel Castro attraverso ciò che veniva scritto di lui, o ciò che veniva mostrato in documentari e film su Cuba e sulla rivoluzione cubana, negli anni sessanta ed oggi. Nel terzo paragrafo del primo capitolo ho scritto una breve biografia di Fidel Castro, dalla presa di coscienza politica fino alla fine del 1957, anno in cui si consolidò la guerra di guerriglia che avrebbe permesso ai rivoluzionari castristi di abbattere il regime del dittatore Fulgencio Batitista nel corso dell’anno successivo.
Il primo capitolo mi è servito per introdurre l’ossatura della mia ricerca che, nei capitoli secondo, terzo, quarto e quinto, racconta dei quattro anni in cui la rivoluzione castrista si impose nell’isola.
Questa ricerca non pretende certo di essere un approfondimento delle vicende della rivoluzione cubana ed un’analisi delle cause che permisero a Fidel Castro di sconfiggere Batista e di consolidare il suo regime. Vuole essere, invece, una finestra dalla quale ci si possa affacciare, immaginando di essere dei cittadini dell’Italia della fine degli anni cinquanta, per vedere cosa stesse accadendo in quella piccola isola dall’altra parte del mondo che, in quegl’anni, diventò un simbolo per molti Paesi sottosviluppati, che videro nel castrismo un modo di intendere lo sviluppo dei popoli che avevano subito le colonizzazioni, e per molti Paesi del mondo industrializzato che considerarono Cuba come l’ago della bilancia dell’equilibrio internazionale tra Occidente ed Oriente. Vuole essere, inoltre, il racconto di tutte le verità, le sciocchezze, le curiosità, le interpretazioni, autorevoli o meno, le prese di posizione, a favore o contro, che emerse attraverso le osservazioni dei contemporanei della stessa rivoluzione cubana.
Uno degli aspetti che emerge principalmente dalla mia ricerca e che la stampa nordamericana, o più in generale filo-statunitense, tese ad associare Castro al comunismo fin dal 1958. Al contrario, la stampa sovietica e filo-comunista affermò, nei primi anni della rivoluzione, che Castro non fosse comunista. Fu solo alla fine del 1960 che anche la stampa di sinistra cominciò a scrivere che il Governo cubano fosse gradualmente arrivato ad una forma di socialismo sostenendo, però, che fosse stato spinto nelle braccia sovietiche dall’atteggiamento ostile, aggressivo e disgregante degli Stati Uniti.



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6 PREFAZIONE La rivoluzione cubana, alla fine degli anni cinquanta, si inserisce in un contesto politico-sociale internazionale molto importante. La Guerra Fredda, in quel periodo, entra nella fase della “coesistenza competitiva”, il che comporta che le relazioni diplomatiche tra Stati Uniti ed Unione Sovietica siano intense ma basate su una continua “minaccia” reciproca che porta ad uno stato di tensione generalizzato. La piccola grande storia della rivoluzione di Fidel Castro si svolge all’interno di un gioco di potere tra le due Superpotenze che, secondo il mio modesto punto di vista, ne condizionò l’evoluzione, anche se probabilmente non ne fu la causa principale. C’è da rilevare, infatti, che la rivoluzione cubana, pur avvenendo in un contesto geografico come quello dell’America Latina, fatto di rivoluzioni, golpe, dittature e più in generale di instabilità politica, ha avuto un’evoluzione anomala sia per la pluralità ideologica degli attori che l’hanno sostenuta nella prima decisiva fase, sia per il modo in cui è stato consolidato il regime di Castro. La mia ricerca prende in considerazione il periodo che va dall’occupazione del porto di Manzanillo nel 1958, al tentativo di rovesciare Castro con lo sbarco degli anticastristi nella Baia dei Porci nel 1961, perché ritengo che probabilmente siano le due tappe principali che racchiudono le operazioni militari della rivoluzione cubana. Dal gennaio del 1958 i ribelli castristi incominciarono, infatti, una vera e propria guerra civile contro Batista, e l’aggressione dell’aprile del 1961, identificata con lo sbarco dei controrivoluzionari nella Baia dei Porci, fu il più significativo tentativo di colpo di mano subito da Fidel Castro fino ad oggi. Per quel che riguarda il quadro politico internazionale si può ricordare che, tra la fine degli anni cinquanta e l’inizio degli anni sessanta, la Guerra Fredda “si combatteva” principalmente nello spazio. Il mondo intero aveva ancora gli occhi

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