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Il calcio in Italia tra fenomeno popolare e business mediatico

Informazioni tesi

  Autore: Luca Bertelli
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Giornalismo
  Relatore: Michelangelo Bellinetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 144

Per completare il percorso scolastico, non potevo ignorare uno dei miei più fedeli compagni di viaggio in questi anni, maestro di vita ma anche foriero di amarezze e delusioni: lo sport. In particolare il calcio, “Lo Sport” per eccellenza, soprattutto nella nostra penisola.
Ma, e sarà la domanda ricorrente in queste pagine, questo grande collante sociale che unisce (e divide allo stesso tempo) il mondo intero, potenziale motore di fratellanza universale, è ancora tale? O è stato svilito per fare spazio a quella logica del business che sembra avere invaso tutti gli spazi del nostro quotidiano? E, se sì, quali colpe sono da attribuire all’universo della comunicazione? I media, attraverso i quali spero di costruire il mio futuro personale, dopo un periodo di grande splendore stanno ora distruggendo il presente dello sport più amato, perso in un intricato labirinto fatto di diritti tv e business diffuso, che vuole la vittoria ad ogni costo e veicola pericolosamente questo messaggio anche ai tifosi, o pseudo tali. Il calcio industria, dagli stadi (sempre più a rischio violenza) e dalla tasche (anche quelle dei telespettatori) sempre più vuote, è quindi anche una creazione delle tv e delle sue sorelle?
Una valida interpretazione, senza tuttavia tralasciare i vantaggi che i mass media hanno portato a questo ed altri sport, nonostante le discipline “minori” siano sempre più schiacciate dal calcio pigliatutto. Nel percorso che si dispiegherà nel corso delle pagine, si proverà a fare chiarezza; e a capire se ci sono spiragli per un futuro con una sprizzata di “passato”. Non si può più tornare indietro? Eppure, rileggendo i testi dei maestri del giornalismo sportivo quali Brera, Ghirelli ed Arpino, emerge sempre più netta la nostalgia per uno sport (e per un giornalismo) che, nella relativa povertà, sapeva arricchire la fantasia e i sogni di tutti gli italiani con pennellate di vera poesia.
La passione, quella rimane, perché il calcio porta con sé un qualcosa di magico che lo rende talmente misterioso da essere associato, per certi versi, ad una rituale dal quale non ci si può staccare. Ma, senza sogni, anche un fuoco sacro che arde può pian piano spegnersi. Tenere viva la fiamma: speranza o solo utopia? Io ci voglio credere.

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6 Introduzione Nella vita mi sono sempre dato un imperativo: qualunque cosa io decida di fare, devo farla con passione. E’ per questo che, al termine del Liceo, scelsi di intraprendere una facoltà che potesse realizzare la mia più grande aspirazione: diventare giornalista, il sogno che coltivo da quando ero piccolo. Usando lo stesso criterio, due anni fa, decisi di impostare la laurea triennale sull’analisi del rapporto sempre più complesso tra i media e la politica, una delle piccole “grandi” passioni che riempiono la mia esistenza. E ora, per completare il percorso scolastico, la scelta era quasi obbligata. Non potevo ignorare uno dei miei più fedeli compagni di viaggio in questi anni, maestro di vita ma anche foriero di amarezze e delusioni: lo sport. In particolare il calcio, “Lo Sport” per eccellenza, soprattutto nella nostra penisola. Ma, e sarà la domanda ricorrente in queste pagine, questo grande collante sociale che unisce (e divide allo stesso tempo) il mondo intero, potenziale motore di fratellanza universale, è ancora tale? O è stato svilito per fare spazio a quella logica del business che sembra avere invaso tutti gli spazi del nostro quotidiano? E, se sì, quali colpe sono da attribuire all’universo della comunicazione? I media, attraverso i quali spero di costruire il mio futuro personale, dopo un periodo di grande splendore stanno ora distruggendo il presente dello sport più amato, perso in un intricato labirinto fatto di diritti tv e business diffuso, che vuole la vittoria ad ogni costo e veicola pericolosamente questo messaggio anche ai tifosi, o pseudo tali. Il calcio industria, dagli stadi (sempre più a rischio violenza) e dalla tasche (anche quelle dei telespettatori) sempre più vuote, è quindi anche una creazione delle tv e delle sue sorelle? Una valida interpretazione, senza tuttavia tralasciare i vantaggi che i mass media hanno portato a questo ed altri sport, nonostante le discipline “minori” siano sempre più schiacciate dal calcio pigliatutto. Nel percorso che si dispiegherà nel corso delle pagine, si proverà a fare chiarezza; e a capire se ci sono spiragli per un futuro con una sprizzata di “passato”. Non si può più tornare indietro? Eppure, rileggendo i testi dei maestri del giornalismo sportivo quali Brera, Ghirelli ed Arpino, emerge sempre più netta la nostalgia per uno sport (e per un giornalismo) che, nella relativa povertà, sapeva arricchire la fantasia e i sogni di tutti gli italiani con pennellate di vera poesia. La passione, quella rimane, perché il calcio porta con sé un qualcosa di magico che lo rende talmente misterioso da essere associato, per certi versi, ad una rituale dal quale non ci si può staccare. Ma, senza sogni, anche un fuoco sacro che arde può pian piano spegnersi. Tenere viva la fiamma: speranza o solo utopia? Io ci voglio credere.

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