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Giulio Bariola 1873-1956: l'anti-accademico della prima generazione di storici dell'arte in Italia

“ Gli uomini intelligenti si dividono in due categorie: quelli che parlano e scrivono, e quelli che parlano soltanto. […] Di ingegni parlanti e poco o nulla scriventi ne ho conosciuto uno, Giulio Bariola ” .
Questa testimonianza, che ha il sapore di un aforisma antico, lasciata da Federico Zeri, spunto per scrivere una riflessione sui gusti verso i quali si orienta l’architettura odierna, ha destato in me una sincera curiosità per il personaggio tratteggiato.
Ma chi è Giulio Bariola? E perché ha lasciato un numero così irrisorio di pubblicazioni rispetto ai suoi colleghi storici dell’arte in Italia della prima metà del XX secolo, e nonostante questo, è ricordato con molta stima da Federico Zeri?
Questi sono i principali quesiti dai quali ha preso avvio la mia ricerca.
Intorno a Giulio Bariola rimanevano scarse notizie edite sulla sua direzione alla Galleria Estense, sulla sua docenza a Pavia e sulle sue originali frequentazioni delle mostre d’arte, nelle quali era solito giungere alla chiusura, per godersi la visione dei quadri da molto vicino, nel momento in cui erano tolti dalle pareti e preparati per l’imballaggio.
Qualche suo articolo pubblicato in miscellanee o riviste, non aiutava a definirne il profilo di storico dell’arte.
Nemmeno il catalogo dei dipinti della Galleria Estense, pubblicato nel 1945 da Rodolfo Pallucchini e attualmente imbattuto nel rigore della trattazione di queste collezioni, ha fornito dettagli in più, se non l’indicazione di quali quadri siano stati entrati in galleria sotto la direzione di Bariola.
Solo grazie agli studi di Gaetano Ghiraldi del 1990 e di Elena Corradini del 1997 sulle collezioni Estensi, ho potuto cogliere il bandolo di questo groviglio, e cominciare a ripercorrere le campagne di acquisizione di opere d’arte promosse da Bariola, fino a capire che molto materiale su di lui rimaneva conservato nell’Archivio Storico della Galleria Estense. Infatti, ivi, sono raccolti i protocolli d’ufficio e i carteggi istituzionali tra Bariola e la Direzione Generale di Belle Arti, nonché qualche suo appunto e lettera informale ad amici e colleghi.
Secondariamente, ho ritenuto opportuno controllare i documenti riguardanti la Galleria Estense all’Archivio Centrale dello Stato a Roma, che hanno effettivamente completato e confermato ogni notizia sulle campagne di acquisizione promosse sotto la direzione di Bariola.

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6 Introduzione L’idea di questa tesi è nata per casualità. Cercavo un argomento di ricerca che mi portasse ad indagare la critica d’arte dei primi del Novecento, e approfondire il contesto culturale nel quale si erano formati molti dei “padri” della storia dell’arte italiana, per capire meglio come la disciplina abbia raggiunto il suo status attuale. Grazie ai suggerimenti del Prof. Agosti, ho cominciato a cercare notizie tra una rosa di possibili critici, fino a che mi sono imbattuta nella seguente testimonianza: “ Gli uomini intelligenti si dividono in due categorie: quelli che parlano e scrivono, e quelli che parlano soltanto. […] Di ingegni parlanti e poco o nulla scriventi ne ho conosciuto uno, Giulio Bariola ” 1 . Questa descrizione lasciata da Federico Zeri, in un articolo steso come spunto per una riflessione sui gusti verso i quali si orienta l’architettura odierna, ha destato in me una sincera curiosità per il personaggio tratteggiato. Chi è Giulio Bariola? E perché ha lasciato un numero così irrisorio di pubblicazioni rispetto ai suoi colleghi storici dell’arte in Italia della prima metà del XX secolo, e nonostante questo, è ricordato con così tanta stima da Federico Zeri? Questi sono alcuni quesiti dai quali ha preso avvio la mia ricerca. Intorno a Giulio Bariola rimanevano scarse notizie edite sulla sua formazione a Roma alla Scuola di perfezionamento di Adolfo Venturi, sulla direzione alla Galleria Estense, sulla sua docenza a Pavia e sulle sue originali frequentazioni delle mostre d’arte, nelle quali era solito giungere alla chiusura, per godersi la visione dei quadri da molto vicino, nel momento in cui erano tolti dalle pareti e preparati per l’imballaggio. Qualche suo articolo pubblicato in miscellanee o riviste, non aiutava a definirne il profilo di storico dell’arte. Nemmeno il catalogo dei dipinti della Galleria Estense, pubblicato nel 1945 da Rodolfo Pallucchini 2 e attualmente insuperato nel rigore della trattazione di queste collezioni, ha fornito dettagli in più, se non l’indicazione di quali quadri siano stati entrati in galleria sotto la direzione di Bariola. 1 F. Zeri, È meglio vivere in una città finta, in L’inchiostro variopinto, Milano, 1985, pp. 231-232. 2 R. Pallucchini, I dipinti della Galleria Estense, Roma, 1945.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Neve Mazzoleni Contatta »

Composta da 319 pagine.

 

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