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I reati degli operatori bancari

Non vi è dubbio, oramai, che il diritto penale della banca e del mercato finanziario costituisca un settore fondamentale del diritto penale complementare: la tutela penale del risparmio e degli investimenti è da tempo interesse non più di una ristretta cerchia di soggetti bensì della generalità dei cittadini. Gli interessi economici dei singoli sono progressivamente mutati migrando dalla proprietà del bene materiale al risparmio; di qui la perdita di distinguibilità del bene che ha imposto un parallelo cambiamento della tutela penale: essa non può più appuntarsi sulla protezione dell’oggetto, ma deve riguardare la trasparenza dei meccanismi e del modo in cui il conferimento del risparmio e la sua gestione avvengono.
La tutela dell’attività bancaria è, e deve essere, primariamente, tutela del risparmiatore e quindi della proprietà individuale nelle sue nuove forme. La disciplina penale va quindi ad applicarsi alla struttura e ai meccanismi di funzionamento dei soggetti che ricevono denaro, lo impiegano e lo gestiscono; essa si realizza nella regolamentazione delle attività, nella imposizione di obblighi, di limiti di operatività, di doveri di comunicazione; in generale essa è rivolta a garantire la limpidezza e la correttezza dei rapporti.
La codificazione prevede una distinzione tra reati bancari in senso stretto e gli altri reati bancari. Sono reati bancari in senso stretto le false comunicazioni alla Banca d'Italia e le incriminazioni concernenti l'esercizio abusivo dell'attività bancaria.
Afferiscono ad oggetti di tutela diversi gli altri (e più longevi) reati del TUB: l’aggiotaggio bancario (ora disciplinato dall’art. 2637 c.c.) e l’abuso di obbligazioni degli esponenti.
Stesso discorso vale anche per la contravvenzione del falso interno, sebbene si tratti della incriminazione più recente tra quelle previste dal TUB, così come la disciplina del segreto bancario e i delitti di riciclaggio e di usura.

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10 Introduzione I soggetti dei reati bancari (art. 135 TUB) Articolo 135 TUB. (Reati societari). “1. Le disposizioni contenute nel titolo XI del libro V del codice civile si applicano a chi svolge funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso banche, anche se non costituite in forma societaria.” Con la legge 3 ottobre 2001, n. 366, contenente la “delega al Governo per la riforma del diritto societario” (Gazzetta Ufficiale 8 ottobre 2001, n. 234) e con il successivo decreto di attuazione riguardante specificatamente la normativa penale, si è realizzata, dopo sessant’anni, una riforma complessiva delle disposizioni penali in materia societaria, contenuta negli articoli 2621 e seguenti del Codice Civile. La riforma modifica radicalmente l’assetto dell’intervento penale riguardante la generalità delle società commerciali (di persone e di capitali) e cooperative, e rappresenta l’ideale completamento di un processo avviatosi con il testo unico sull’intermediazione finanziaria (d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58).

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Veronica Verna Contatta »

Composta da 246 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.