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Rapporti tra giacimenti d'arte e comportamenti di consumo: il caso della mostra Love/Hate - Vernice presso Villa Manin.

Informazioni tesi

  Autore: Michele Avanzi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM)
  Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo
  Corso: Relazioni Pubbliche
  Relatore: Pietro Rutelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 113

Gli investimenti del pubblico e del privato, volti ad incentivare la spesa da parte dei cittadini di beni artistico-culturali, ampliando e modernizzando la qualità dell’offerta hanno in poco tempo determinato la nascita di un nuovo attore del consumo, il consumatore di beni artistico-culturali.
Discipline storicamente legate allo studio dei comportamenti di consumo come l’Economia ed il Marketing si sono trovate negli ultimi tempi ad analizzare un consumatore di visual e performing arts atipico. Esso risulta quasi cristallizzato se lo si ritrae attraverso i tradizionali descrittori socio-demografici (titolo di studio, categoria professionale, età, genere), mentre risulta invece più frammentario e sfuggente nella componente motivazionale, impulsivo benché non sprovveduto nelle scelte, capace di ascoltare sia la componente cognitiva sia quella emozionale nella valutazione complessiva dell’esperienza, più orientato a deideologizzare l’atto del consumo culturale che a connotarlo come simbolo di stato.
L’analisi psico-sociologica, attraverso lo studio delle reazioni cognitive, emotive e comportamentali degli individui verso le forme d’arte e le attività di svago si è posta come obiettivo il dare un’immagine meno cristallizzata a questo particolare attore del consumo, individuando i differenti livelli di reazione estetica propri in ogni individuo.
Lo scopo di queste ricerche trova voce nel comprendere come le persone costruiscono i loro piani di decisione rispetto a questa tipologia di consumi, creando le basi per un’interazione etica, efficace e non strumentalizzata tra domanda e offerta.

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3 Introduzione Verso la fine degli anni novanta la crescente attenzione delle istituzioni europee, statali e private nei riguardi della conservazione e promozione dei beni artistici e culturali ha portato in Italia e in tutta Europa un progressivo aumento dei visitatori di musei, gallerie d’arte, luoghi d’interesse storico, città d’arte in genere. Gli investimenti del pubblico e del privato, volti ad incentivare la spesa da parte dei cittadini di beni artistico-culturali, ampliando e modernizzando la qualità dell’offerta hanno in poco tempo determinato la nascita di un nuovo attore del consumo, il consumatore di beni artistico-culturali. Discipline storicamente legate allo studio dei comportamenti di consumo come l’Economia ed il Marketing si sono trovate negli ultimi tempi ad analizzare un consumatore di visual e performing arts atipico. Esso risulta quasi cristallizzato se lo si ritrae attraverso i tradizionali descrittori socio- demografici (titolo di studio, categoria professionale, età, genere), mentre risulta invece più frammentario e sfuggente nella componente motivazionale, impulsivo benché non sprovveduto nelle scelte, capace di ascoltare sia la componente cognitiva sia quella emozionale nella valutazione complessiva dell’esperienza, più orientato a deideologizzare l’atto del consumo culturale che a connotarlo come simbolo di stato. L’analisi psico-sociologica, attraverso lo studio delle reazioni cognitive, emotive e comportamentali degli individui verso le forme d’arte e le attività di svago si è posta come obiettivo il dare un’immagine meno

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Parole chiave

arte
consumi d'arte
fruizione artistica
hate
iulm
love
psicologia dei consumi
rutelli
villa manin

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