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La costruzione dell'identità del consumatore di sostanze legali/illegali in contesti terapeutici volti alla ''cura'' ed in contesti volti al ''cambiamento'': una ricerca empirica

LA COSTRUZIONE DELL’IDENTITA’ DEL CONSUMATORE DI SOSTANZE LEGALI/ILLEGALI IN CONTESTI TERAPEUTICI VOLTI ALLA “CURA” ED IN CONTESTI VOLTI AL “CAMBIAMENTO”: UNA RICERCA EMPIRICA.

Il presente lavoro si colloca all’interno della cornice teorico-epistemologica definita paradigma narrativistico che si situa a livello di realismo concettuale secondo cui la realtà è discorsivamente costruita nell’atto stesso di conoscere attraverso le categorie concettuali che il conoscente utilizza.
All’interno del presente lavoro dopo aver argomentato la necessità di una riflessione epistemologica che consenta di delineare i confini entro cui un atto conoscitivo possa essere definito scientifico (cap. 1), viene analizzato il costrutto di “devianza” a partire dal contributo dei teorici dell’etichettamento ed il modo in cui il consumo di sostanze va a collocarsi all’interno dei comportamenti definiti “devianti” (cap. 2). In seguito viene illustrato il modello con cui attualmente si interviene nei confronti della “tossicodipendenza” in quanto comportamento deviante (modello della malattia), della cui applicazione vengono messe in luce infondatezze epistemologiche (cap. 3). Viene quindi proposto uno scarto di paradigma collocando il consumo di sostanze all’interno del paradigma narrativistico (cap. 4). Infine viene presentata la ricerca sul campo (cap. 5), i risultati delle analisi (cap. 6), le considerazioni conclusive ed i risvolti operativi che possono essere attuati (cap. 7).
La ricerca sul campo ha come obiettivo generale l’indagine dei processi discorsivi di utenti ed operatori che danno luogo all’identità del consumatore di sostanze legali/illegali in trattamento presso contesti terapeutici che assumono il modello medico ed in contesti che rientrano nello scarto paradigmatico.
Gli strumenti utilizzati per la ricerca sono stati 2 protocolli costruiti ad hoc a domande aperte, uno rivolto agli utenti ed uno rivolto agli operatori, intervistati all’interno di contesti terapeutici che assumono il modello medico (Ser.T e comunità) e all’interno di servizi che condividono gli assunti del paradigma narrativistico (“servizi non convenzionali”). I gruppi oggetto di indagine risultano essere 6: utenti in trattamento per consumo di eroina (143 soggetti), cocaina (57 soggetti) e alcol (17 soggetti); “operatori sociali” (78 soggetti), medici (14 soggetti) ed operatori pari (5 soggetti), per un totale di 314 soggetti.
I testi prodotti dagli utenti in trattamento per consumo di eroina e cocaina e dagli “operatori sociali” sono stati analizzati mediante il metodo dell’analisi del testo con l’ausilio del supporto informatico SPAD-T mentre i testi prodotti dagli utenti in trattamento per consumo di alcol, dai medici e dagli operatori pari sono stati analizzati mediante la strategia CARTA-MATITA: in entrambi casi si è proceduto all’individuazione dei repertori discorsivi intesi come modalità finite coerenti di configurazione della realtà caratterizzate da uno o più arcipelaghi di significato.
Dai risultati ottenuti analizzando le risposte di utenti ed operatori dei tre contesti terapeutici considerati, è emerso come gli utenti di comunità e Ser.T ricorrano alle medesime pratiche discorsive messe in atto dagli operatori per descriverli sia in qualità di consumatori che di “ex consumatori”. Si dipana in tal modo un’identità tipizzata che si autoattribuisce gli stigmi e le etichette che le vengono attribuite dalle agenzie esterne in virtù di un atto definito deviante. In tal modo il soggetto rimane vincolato a tali pratiche discorsive per la costruzione della propria trama narrativa autobiografica e quindi per la costruzione dell’identità. Rispetto agli utenti dei servizi non convenzionali è emerso invece l’utilizzo da parte degli utenti di una nuova pratica discorsiva che genera una coerenza narrativa “altra” rispetto a quella del “tossicodipendente”. Gli utenti si descrivono infatti in qualità di consumatori anche in termini processuali e in tal modo dipanano uno scenario all’interno del quale l’identità non è collocata nella fissità del ruolo di “tossicodipendente”. Si è evinto pertanto come i servizi non convenzionali abbiano avuto una valenza trasformativa in quanto hanno consentito in parte una ri-costruzione di sé in qualità di consumatore a partire dall’utilizzo di pratiche discorsive altre da quelle che mantengono la coerenza narrativa del consumatore.

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4 INTRODUZIONE La presente ricerca nasce dall’“occasione trasformativa” generatasi nel corso delle tre edizioni del convegno dal titolo “Per una svolta paradigmatica nell’ambito del consumo di sostanze illegali. Dall’epistemologia della cura alla prospettiva del cambiamento” 1 . In tale sede si è assistito non solo ad un contesto di riflessione teorico-epistemologica relativamente agli interventi nell’ambito del consumo di sostanze illegali, ma anche alla presentazione di servizi che intervengono in tale ambito non nell’ottica di stabilire, decretare o diagnosticare, ma nel ruolo di raccogliere quello che si presenta come occasione di cambiamento rispetto alla realtà “tossicodipendenza”. Come afferma Derrida “Il concetto di droga, come quello di tossicomania, presuppone una definizione istituita, istituzionalizzata: vi necessita una storia, una cultura, delle convenzioni, delle valutazioni, delle norme, tutto un reticolo di discorsi connessi con un’esplicita o ellittica retorica” 2 ; in quest’ottica la “tossicodipendenza” va a collocarsi in una dimensione processuale in quanto realtà costruita socialmente dalle pratiche discorsive di coloro che a vario titolo la definiscono all’interno di un determinato contesto storico-culturale. Quel che si può osservare tuttavia rispetto agli interventi attuati nell’ambito del consumo, è che le azioni messe in atto si sostanziano in momenti propri del modello medico, (quali la diagnosi e la cura), il quale non tiene conto della dimensione processuale dalla quale è permeato l’oggetto di intervento. Se suddetto modello risulta adeguato allo studio della dimensione organica, comporta infatti incongruenze ed inadeguatezze epistemologiche nel momento in cui viene esteso ad ambiti che non appartengono a tale dominio. Il consumo di sostanze infatti, in quanto comportamento, non possiede il riscontro empirico-fattuale che caratterizza invece la dimensione organica, bensì si declina sul 1 Università degli Studi di Padova, Dipartimento di Psicologia Generale edizioni del 2003, 2004 e 2005 2 Derrida J., “Retorica della droga”, citato in Ravenna M., “Psicologia delle tossicodipendenze”, Il Mulino, Bologna (1997)

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Sara Francato Contatta »

Composta da 507 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.