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La Consulenza filosofica: storia e modelli

Informazioni tesi

  Autore: Maria Devigili
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Maria luisa Martini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 113

Inizialmente, soprattutto agli occhi dello studente di filosofia, uno degli aspetti che più spicca della Consulenza filosofica è la sua valenza professionale; del resto, non è certo un caso se la stessa nascita della disciplina viene fatta coincidere con l’apertura del primo studio nel 1981 in Germania, ad opera di Gerd B. Achenbach.
Io stessa ho incominciato a intraprendere le prime ricerche sull’argomento proprio durante la stesura di un articolo dedicato alla presentazione di alcune nuove opportunità lavorative per i laureati in filosofia.
Tuttavia, affermare che la Consulenza filosofica è una nuova professione è vero solo in parte: se, infatti, partiamo dal presupposto che nel mondo attuale le professioni si basano essenzialmente sulla fornitura di servizi e beni o, comunque, sulla soddisfazione di una domanda proveniente da dei clienti, allora dobbiamo aggiungere che la Consulenza filosofica è una professione alquanto atipica e “paradossale”.
Con il tempo, approfondendo lo studio di questa pratica mi sono resa conto come, in fondo, tale paradossalità possa essere ricondotta alla concezione di filosofia di cui la Consulenza filosofica intende essere portatrice.
Nonostante le diverse visioni e i diversi approcci presenti tra i consulenti filosofici, tutti sembrano infatti essere accomunati da una visione essenzialmente “socratica” che concepisce la filosofia come una ricerca continua e senza fine sui problemi umani e il cui luogo preferenziale è costituito dal dialogo intersoggettivo.

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3 INTRODUZIONE Inizialmente, soprattutto agli occhi dello studente di filosofia, uno degli aspetti che più spicca della Consulenza filosofica è la sua valenza professionale; del resto, non è certo un caso se la stessa nascita della disciplina viene fatta coincidere con l’apertura del primo studio nel 1981 in Germania, ad opera di Gerd B. Achenbach. Io stessa ho incominciato a intraprendere le prime ricerche sull’argomento proprio durante la stesura di un articolo dedicato alla presentazione di alcune nuove opportunità lavorative per i laureati in filosofia. Tuttavia, affermare che la Consulenza filosofica è una nuova professione è vero solo in parte: se, infatti, partiamo dal presupposto che nel mondo attuale le professioni si basano essenzialmente sulla fornitura di servizi e beni o, comunque, sulla soddisfazione di una domanda proveniente da dei clienti, allora dobbiamo aggiungere che la Consulenza filosofica è una professione alquanto atipica e “paradossale”. Con il tempo, approfondendo lo studio di questa pratica mi sono resa conto come, in fondo, tale paradossalità possa essere ricondotta alla concezione di filosofia di cui la Consulenza filosofica intende essere portatrice. Nonostante le diverse visioni e i diversi approcci presenti tra i consulenti filosofici, tutti sembrano infatti essere accomunati da una visione essenzialmente “socratica” che concepisce la filosofia come una ricerca continua e senza fine sui problemi umani e il cui luogo preferenziale è costituito dal dialogo intersoggettivo. Proprio come Socrate, il consulente filosofico ritiene che la condizione preliminare da cui può prendere avvio la ricerca filosofica consista nella coscienza della propria ignoranza; per questo, il filosofo non può né insegnare, né consigliare ma può solo stimolare il suo partner dialogico ad esaminare la sua vita ed i suoi problemi da un diverso punto di vista. Il fine del dialogo filosofico non è la risoluzione di un problema specifico quanto piuttosto la comprensione dello stesso in una luce più ampia. Ma, se ora prendiamo per buona l’affermazione di Achenbach per cui “la Consulenza filosofica è un libero dialogo” in cui “si mette il pensiero in movimento” e si “filosofa” 2 , non ci si può esimere dal chiedersi se tutto ciò, al giorno d’oggi, possa davvero diventare un lavoro retribuito o comunque, se lo possa diventare senza degenerare in una forma di pratica consolatoria e quindi senza tradire le sue intenzioni di partenza. 2 Cfr. G. B. Achenbach, La consulenza filosofica, pp. 69-70

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