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Le teorie liberali dei diritti naturali nell'età della globalizzazione

Informazioni tesi

  Autore: Dario Colasanto
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2001-02
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Flavia Monceri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

Con lo svilupparsi del “processo di globalizzazione” le difficolta dello stato nazionale di operare un controllo sulla propria economia si infrangono contro l’influenza del mercato globale e anche i concetti di ordine, di produzione legislativa e di politica economica necessitano di una profonda revisione, la realtà occidentale, incentrata sulla sovranità popolare e sullo stato-nazione liberal-democratico, diviene sede di molteplici dibattiti filosofici riguardanti i diritti umani, la teoria politica e la teoria economica e finanziaria. Sono, quindi, le diverse correnti liberali (Classical Liberalism, Liberal e Libertarianism) evolutesi dal pensiero lockeano che, riconoscendo il carattere naturale e inalienabile dei diritti dell'individuo e negando ogni forma di potere assoluto, si interrogano e si confrontano sulla legittimità dell’attuale forma di stato. Pertanto, se come emerge dal dibattito tra le antitetiche posizioni dei Liberals e degli anarcocapitalisti, lo stato come oggi lo conosciamo sopravviverà o estenderà le sue competenze, o se invece, diventerà uno stato minimo o addirittura scomparirà completamente, dipenderà – perlomeno in parte – anche dallo sviluppo del dibattito filosofico-politico (occidentale) e dallo sviluppo del processo di globalizzazione.

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Le teorie liberali dei diritti naturali nell’età della globalizzazione Candidato: Dario Colasanto Abstract Con l’implosione dell’Unione Sovietica e con la definitiva sconfitta dell’ideologia comunista, la realtà internazionale è stata investita da uno scambio di beni, servizi e risorse umane, tale da riproporre a livello globale sia un dibattito sulla legittimità della sovranità del potere statale, sia l’intensificarsi del confronto interculturale, reso in precedenza quiescente dallo scontro ideologico della “guerra fredda”. In un’epoca in cui, con lo svilupparsi del “processo di globalizzazione”, non solo i tentativi dello stato nazionale di operare un controllo sulla propria economia si infrangono contro l’influenza del mercato globale, ma anche i concetti di ordine, di produzione legislativa e di politica economica necessitano di una profonda revisione, la realtà occidentale, incentrata sulla sovranità popolare e sullo stato-nazione liberal-democratico, diviene sede di molteplici dibattiti filosofici riguardanti i diritti umani, la teoria politica e la teoria economica e finanziaria. Sono, quindi, le diverse correnti liberali (Classical Liberalism, Liberal e Libertarianism) evolutesi dal pensiero lockeano che, riconoscendo il carattere naturale e inalienabile dei diritti dell'individuo e negando ogni forma di potere assoluto, si interrogano e si confrontano sulla legittimità dell’attuale forma di stato. Pertanto, se come emerge dal dibattito tra le antitetiche posizioni dei Liberals e degli anarcocapitalisti, lo stato come oggi lo conosciamo sopravviverà o estenderà le sue competenze, o se invece, diventerà uno stato minimo o addirittura scomparirà completamente, dipenderà – perlomeno in parte – anche dallo sviluppo del dibattito filosofico-politico (occidentale) e dallo sviluppo del processo di globalizzazione. Peraltro, anche se il Classical Liberalism, con l’esaltazione dell’individualismo metodologico e dei principi dell’economia marginalista in ambito sociale e politico supera le contraddizioni storiche del liberalismo lockeano, la realtà storica si è comunque sviluppata in una direzione antitetica. Infatti, il tentativo di giustificare l’istituzione statale esclusivamente per la sua capacità di produrre un ordine sociale in grado di difendere le libertà individuali attraverso un’idea “evoluzionistica” della storia e delle istituzioni, non è stato sufficiente a invertire la tendenza alla diffusione del compromesso liberal-democratico, in cui la necessità della “giustizia sociale”, e il conseguente ampio interventismo statale, limitano di fatto la libertà individuale. Inoltre, le stesse contraddizioni insite nel modello liberal-democratico sono attualmente rese ancor più evidenti dagli sviluppi del processo di globalizzazione, che riducono le possibilità economiche e politiche dei singoli stati nazione di fronte ad una realtà multiculturale ed economicamente globale. Così, anche giustificate dallo svilupparsi della realtà globale, irrompono le critiche del Libertarianism all’attuale ordine politico, che sottolineano l’illegittimità e l’inefficienza dell’istituzione statale a favore del libero mercato, unica istituzione capace di produrre certezza nel rispetto dei diritti naturali di proprietà. Tuttavia, mentre il dibattito filosofico-politico occidentale si concentra sulla legittimazione di un’istituzione capace di produrre certezza senza intaccare le libertà individuali, i messaggi politici liberali tentano di ergersi a validità universale sul piano internazionale, forse non tenendo nel dovuto conto l’emergere di una realtà multiculturale ben più ampia e varia delle possibilità universalistiche del liberalismo. Infatti, se si considerano le teorie della globalizzazione congiuntamente agli sviluppi del pensiero liberale, il liberalismo politico nella sua difesa universale dei diritti individuali si mostra fortemente influenzato dalle sue origini culturali cristiane. Del resto, se è la globalizzazione a favorire i principi liberali riducendo le capacità dello stato nazione di

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