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Cavalieri e sovrani: personaggi della fiaba nel cinema di Terry Gilliam

Artista visionario, genio dell’immaginazione... Chi conosce la carriera “solista” di Terry Gilliam sa come l’ex Monty Python sia considerato un regista nella cui opera la dimensione visiva spesso soverchia la costruzione narrativa, facendo scivolare quest’ultima in secondo piano. Questo lavoro, che in partenza considera la filmografia del cineasta del Minnesota da »Jabberwocky« (1977) fino a »I fratelli Grimm e l'incantevole strega« (2005), si propone allora di colmare quella che appare come una lacuna interpretativa, gettando luce su un dimensione generalmente trascurata e facendo riferimento ad un genere cui il regista è particolarmente legato. Con l'ausilio degli strumenti forniti dalla semiotica (ed in particolare ai fondamenti di A.J. Greimas), si procede dunque all'analisi dei personaggi desunti dal canone fiabesco, individuati a partire dalla loro caratterizzazione figurativa.
Due le “famiglie” che emergono dall’analisi di questo primo parametro: quella dei cavalieri e quella dei regnanti. Istituite queste macrocategorie, un ulteriore opera di scrematura, condotta stavolta su base lessematica, porta a stabilire quali, tra i personaggi della filmografia gilliamiana, possa legittimamente essere considerato come oggetto dello studio successivo.
Al termine di questo processo, l’analisi si concentra su 5 film: “Jabberwocky” (con i cavalieri che prendono parte al torneo, il re, la principessa, il principe non riconosciuto, il campione del re ed il cavaliere nero), “I banditi del tempo” (il cavaliere che balza fuori dall’armadio e quelli che nel finale affrontano il Male), “Brazil” (il Sam del sogno), “Le avventure del Barone di Munchausen” (il Barone ed il Sultano), “La leggenda del re pescatore” (il cavaliere rosso).
L’esame di queste figure e del rapporto che intrattengono, all’interno della narrazione, con la tradizione della fiaba, dà modo anche di inserirle all’interno di quel gioco di costanti che caratterizza il cinema di Gilliam: il registro ironico e quello grottesco (evidenti soprattutto nell’utilizzo delle figure dei regnanti), la dialettica realtà-fantasia (in cui il cavaliere svolge più volte la funzione di relais), i molteplici riferimenti ad altre opere di cui il regista dissemina la sua produzione...
In conclusione, la parola allo stesso Gilliam, in un’appendice che riprende i contenuti degli incontri di cui il cineasta è stato protagonista alla fine del novembre 2006, ospite a Trieste del festival internazionale della fantascienza SciencePlusFiction. A partire dai suoi film, il regista si diffonde sulla società attuale, sulle scelte di vita e di carriera, sul futuro del cinema.

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4 1. INTRODUZIONE 1.1. OGGETTO E METODO La decisione iniziale di fare del cinema di Terry Gilliam l’argomento di questa tesi e le successive scelte relative all’approccio alla materia ed al taglio da dare al lavoro dipendono, oltre che da una passione personale nei confronti della produzione del regista, da alcune considerazioni inerenti la bibliografia esistente in merito. Prima di svilupparle, ritengo però necessaria una premessa. In questa sede mi occuperò solo di personaggi che compaiono nei film diretti da Gilliam all’interno della sua carriera “solista”. Questo significa escludere dalla trattazione sia The Crimson Permanent Assurance, cortometraggio (che comunque nulla ha a che fare con la fiaba) posto in apertura di Monty Python – Il senso della vita 1 , sia Monty Python e il Sacro Graal 2 , che, in quanto parodia del ciclo arturiano, presenta vari elementi riscontrabili nel canone fiabesco. Questa mia scelta è però in un certo senso forzata, volendo dare coerenza al materiale trattato, poiché capire con esattezza quale sia stato l’apporto del regista americano nell’economia delle due pellicole citate è impresa ardua. Venendo alla bibliografia sull’opera gilliamiana, la scarsa prolificità del regista (soli nove film 3 in trent’anni di carriera) è probabilmente uno dei motivi per cui non esiste un vasto numero di monografie a lui dedicate. Rimanendo ai titoli di puro impianto critico 4 , quelli in lingua inglese non superano le tre unità (e nessuno di essi è disponibile in traduzione italiana), mentre la produzione nostrana consta di due sole opere. Inoltre, tutte le varie monografie abbracciano l’intera traiettoria artistica di Gilliam, dagli esordi a quello che, al momento dell’uscita del libro, era l’ultimo film girato dal regista. Si riscontra così una situazione per cui è sì reperibile un certo corpus critico relativo alla produzione di Gilliam, ma a patto di conoscere la lingua inglese e di non chiedere ai vari testi uno sguardo particolarmente mirato verso uno specifico aspetto o motivo presente nell’opera dell’autore. 1 In originale Monty Python’s the meaning of life: film realizzato dai Monty Python nel 1983 per la regia di Terry Jones. 2 In originale Monty Python and the Holy Grail: film realizzato dai Monty Python nel 1975 per la regia di Terry Jones e Terry Gilliam. 3 Vedi appendice B. 4 Giacché, relativamente a Brazil e a Le avventure del Barone di Munchausen, sono stati pubblicati libri che ripercorrono le vicissitudini produttive dei due film.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Piervittorio Vitori Contatta »

Composta da 152 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2008 click dal 23/01/2008.

 

Consultata integralmente una volta.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.