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L'Italia e la nascita della Libia indipendente (1949-1956)

Informazioni tesi

  Autore: Ivan Selvaggi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Italo Garzia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 160

Lo spunto che ha dato origine alla stesura di questa tesi va rintracciato nelle dichiarazioni che il leader libico Gheddafi rilasciò, nel febbraio scorso, in seguito alla polemica sorta a causa delle vignette danesi, una polemica che scatenò violenti incidenti a Bengasi, con l’assalto al consolato italiano. In quell’occasione il colonnello ebbe modo di affermare che:“I libici cercano qualsiasi occasione per sfogare la loro rabbia contro l’Italia dal 1911, quando l’Italia occupò la Libia […] La ragione di ciò è che l’Italia ha mancato di risarcire i libici per le loro sofferenze.”
Tale affermazione mi ha spinto a tentare una ricostruzione dell’ultimo periodo della presenza “istituzionale” italiana in Libia, che si può grosso modo datare tra il 1949, anno del compromesso Bevin-Sforza, ed il 1956, in cui fu firmato quell’accordo che, sul piano giuridico, oltre a rendere inaccettabili le esternazioni del leader libico, scagiona l’Italia da eventuali accuse.
La tesi parte passando in rassegna, nel primo capitolo, le vicende che portarono alla fine dell’occupazione italiana in Libia ed all’insediamento di quella britannica, stante il permanere di una nutrita comunità italiana. Un contributo importante relativo alle ricerche su questo periodo mi è stato fornito dall’opera di Gianluigi Rossi, L’Africa italiana verso l’indipendenza (1941-1949), esaustiva nell’esposizione delle trattative sulla Libia che hanno caratterizzato i primi anni del dopoguerra.
Nel secondo capitolo viene approfonditamente esaminata la politica diplomatica messa in atto da Italia e Gran Bretagna, che, ancora nel 1949, sembravano non accorgersi dei radicali mutamenti in atto sullo scenario internazionale, e si ostinavano nella difesa delle cosiddette “sfere d’influenza”. In questa fase è risultato prezioso il lavoro di ricerca svolto presso l’Archivio storico diplomatico del Ministero degli Affari Esteri, la cui documentazione ha evidenziato nettamente questa presunta “miopia” italiana e britannica.
Il terzo capitolo prende in considerazione l’attività che l’ONU implementò per consentire alla Libia di raggiungere, almeno sul piano formale, la tanto agognata indipendenza. Emerge in questo stadio delle ricerche la figura di Adrien Pelt, traghettatore della Libia al raggiungimento dell’obiettivo, sul cui operato si sono confrontate diverse interpretazioni, tra le quali quelle di Angelo Del Boca in Gli italiani in Libia. Dal fascismo a Gheddafi; Renzo De Felice in Gli ebrei in un paese arabo. Gli ebrei nella Libia contemporanea tra colonialismo, nazionalismo arabo e sionismo (1835-1970); John Wright, in Libya: a modern history. A tal proposito un contributo certamente rilevante mi è stato offerto dalla Biblioteca del ministero degli Affari Esteri, da cui ho potuto attingere una vasta quantità di materiale bibliografico.
Il quarto capitolo sofferma la propria attenzione sul tortuoso sentiero che ha condotto alla proclamazione del Regno Unito di Libia, attraverso le più svariate proposte, dalla “loose federation”, confacente agli interessi delle potenze occidentali – Gran Bretagna e Francia in primo luogo – a quelle “unioniste” propugnate dai nazionalisti tripolitani. Si ritrova un resoconto completo del processo nel volume di Khadduri, Modern Libya; ma sono ancora le carte d’archivio a mostrare le difficoltà della transizione all’indipendenza, ed in particolare gli “artifizi” diplomatici con cui Roma ha affrontato la questione, nell’ottica della tutela della propria comunità ivi residente.
Il quinto capitolo esamina i primi anni di vita del giovane Stato nordafricano, che viene chiamato subito a prove impegnative, in primis la scelta di conservare il tradizionale legame con la Corona britannica, in opposizione al suo naturale orientamento verso il mondo arabo, che in quegli anni sta costruendo nuove identità dalle tinte fortemente nazionalistiche (basti pensare all’ Egitto di Nasser). Numerosi spunti informativi sono stati ricavati mediante la consultazione della rivista Relazioni internazionali, reperibile presso la Facoltà di scienze politiche della nostra Università, nonostante alcune “difficoltà tecniche” che rendono doveroso un ringraziamento particolare ai professori Italo Garzia, Luciano Monzali e Rosita Orlandi, per la fiducia accordatami.
Infine, il sesto capitolo, a conclusione della tesi, si occupa della normalizzazione dei rapporti italo-libici, sancita dall’accordo del 2 ottobre 1956. Sul piano giuridico l’articolo 16 vale come difensiva alle dichiarazioni di Gheddafi, ciò non escludendo che sul piano politico si addivenga ad altre soluzioni.
Da ultimo, un cenno di ringraziamento alla presidentessa dell’Associazione Italiani Rimpatriati dalla Libia (AIRL), Giovanna Ortu, per gli spunti di riflessione ed il materiale fornito, e a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo lavoro.

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4 Introduzione Lo spunto che ha dato origine alla stesura di questa tesi va rintracciato nelle dichiarazioni che il leader libico Gheddafi rilasciò, nel febbraio scorso, in seguito alla polemica sorta a causa delle vignette danesi, una polemica che scatenò violenti incidenti a Bengasi, con l’assalto al consolato italiano. In quell’occasione il colonnello ebbe modo di affermare che:“I libici cercano qualsiasi occasione per sfogare la loro rabbia contro l’Italia dal 1911, quando l’Italia occupò la Libia […] La ragione di ciò è che l’Italia ha mancato di risarcire i libici per le loro sofferenze.” Tale affermazione mi ha spinto a tentare una ricostruzione dell’ultimo periodo della presenza “istituzionale” italiana in Libia, che si può grosso modo datare tra il 1949, anno del compromesso Bevin- Sforza, ed il 1956, in cui fu firmato quell’accordo che, sul piano giuridico, oltre a rendere inaccettabili le esternazioni del leader libico, scagiona l’Italia da eventuali accuse. La tesi parte passando in rassegna, nel primo capitolo, le vicende che portarono alla fine dell’occupazione italiana in Libia ed all’insediamento di quella britannica, stante il permanere di una nutrita comunità italiana. Un contributo importante relativo alle ricerche su questo periodo mi è stato fornito dall’opera di Gianluigi Rossi, L’Africa

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affari esteri
colonie
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de gasperi
dopoguerra
indipendenza
leader libico
libia
libici in italia

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