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Analogia e metafora: un possibile percorso in Bonaventura

Informazioni tesi

  Autore: Cristina Magatti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze Filosofiche
  Relatore: Massimo Parodi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 179

Bonaventura da Bagnoregio, maestro dell'ordine francescano dal 1257 al 1274, introduce il suo Itinerarium Mentis in Deum invitando il lettore a purificare il cuore prima di intraprendere il percorso di conoscenza, scandito da sei tappe, che conduce l'uomo al Creatore. L’immagine dello specchio riassume il senso dell’itinerario perché descrive in modo efficace tutta la complessità del rapporto analogico da cui è strutturato. Nello specchio vediamo infatti una realtà che però nello stesso tempo non è presente nella sua concretezza ontologica: convivono insieme somiglianza e dissomiglianza. Bonaventura vuole innanzitutto salvare la positività del mondo in quanto creato e amato da Dio: le cose portano traccia e immagine del loro rapporto all’origine. Allo stesso tempo però vuole salvare la trascendenza divina, negando all’ordine del creaturale ogni autonomia e ogni possibilità della ragione umana di raggiungere Dio senza l’intervento salvifico della Grazia divina. L’argomentazione analogica gli permette di tenere saldi questi due punti, scandagliando le successive perfezioni formali che l’uomo scopre prima nel mondo, poi nelle proprie facoltà conoscitive e infine nel nome stesso di Dio. Bonaventura è però anche un mistico e per lui assume primaria importanza il contatto diretto con la divinità che si instaura nel momento estatico, nel quale si sperimenta a livello affettivo l’unione al divino. Su questo piano le parole umane sono inesorabilmente manchevoli: si fa allora ricorso ad immagini, a metafore che tentano di descrivere in modo indiretto questa esperienza. Certamente tutto il medioevo è pervaso da un profondo sentimento per la significazione indiretta e il simbolico, per il quale l’uomo medievale si muove in una foresta di simboli e di segni. Si comprende allora l’importanza che analogia e metafora assumono nel pensiero di Bonaventura, quali strumenti linguistici che strutturano il pensiero. Il presente lavoro intende proporre un percorso che ne indaghi da diversi punti di vista gli aspetti essenziali, in modo da riconoscere appieno il valore e gli aspetti filosofici ad esse sottese. Nel primo capitolo si cerca di fare un punto della situazione riguardante gli studi sull’analogia e la metafora in Bonaventura. Gli studi classici hanno individuato alcuni loci communes ormai stabilizzati sul ruolo dell’analogia in Bonaventura, in particolare riguardanti il principio di proporzione o proporzionalità che viene riconosciuto come suo fondamento. Questi testi hanno aperto delle interessanti questioni da approfondire: la natura della metafora e dell’analogia (semplici processi conoscitivi o descrizioni della realtà), la proporzione/sproporzione che esse instaurano tra creature e Creatore, la mediazione profonda che legittima metafora e analogia ad istituire una relazione tra Dio e il mondo. Per provare a rielaborare i nuclei dei problemi appena esposti si è ritenuto interessante ampliare il campo di indagine. Nel secondo capitolo sono state analizzate le principali teorie della metafora dal punto di vista della linguistica, considerando dunque in primo luogo l’analogia e la metafora come figure del linguaggio. I punti di partenza imprescindibili sono senz’altro la Poetica e la Retorica di Aristotele, le quali propongono una prima importante classificazione che resterà poi per secoli come schema di base per ogni discorso in merito. Il percorso prosegue poi attraverso la linguistica contemporanea, specialmente la nuova retorica di Perelman, la semiotica e le riflessioni di alcuni filosofi del linguaggio. Nel terzo capitolo ci si è invece occupati delle metafore della teoria, o, meglio ancora, nella filosofia. Si è cercato di esaminare il modo in cui la predicazione analogica e metaforica è stata usata e sfruttata da alcuni pensatori significativi, assumendo un ruolo strutturante all’interno delle loro filosofie. Non c’è ovviamente alcuna pretesa di fornire una panoramica esaustiva, ma, attraverso il loro lavoro, si è tentato di gettare nuova luce sui nodi problematici precedentemente individuati in Bonaventura. L’itinerario percorso permetterà infine di ritornare al maestro francescano e rielaborare un’ipotesi sul ruolo e il valore che analogia e metafora assumono nel suo pensiero, facendo riferimento soprattutto alle differenze che emergono nell’Itinerarium mentis in Deum tra la conoscenza razionale umana e l’unione mistica a Dio. L’obiettivo del lavoro è dunque di far dialogare Bonaventura sia con il suo tempo sia con il pensiero moderno e contemporaneo al fine di verificare quale modello di ragione possa emergere dalla predicazione analogica e metaforica: un modello che, pienamente in linea con la tradizione agostiniana, si caratterizza come non classificatorio, a suo modo aperto e problematico ma senza dubbio pienamente razionale.

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Introduzione ANALOGIA E METAFORA: UN POSSIBILE PERCORSO IN BONAVENTURA 5 INTRODUZIONE Speculationes subiecta propono, insinuans, quod parum aut nihil est speculum exterius propositum, nisi speculum mentis nostrae tersum fuerit et politum. Exerce igitur te, homo Dei, prius ad stimulum coscientiae remordentem, antequam oculos eleves ad radios sapietiae in eius speculis relucentes, ne forte ex ipsa radiorum speculatione in graviorem incidas foveam tenebrarum.1 Con queste parole Bonaventura da Bagnoregio introduce il suo Itinerarium Mentis in Deum, invitando il lettore a purificare il suo cuore prima di intraprendere il percorso di conoscenza. Adottando una scelta linguistica interessante, il francescano parla di speculum mentis nostrae e di speculum exterius, richiamando così il celebre passo paolino 1 Itinerarium mentis in Deum, Prologo, 4. Propongo le speculazioni che seguono, avvertendo che poco o nulla conta l’immagine che viene dal di fuori, se lo specchio della nostra mente non sarà limpido e pulito. Abbandonati, o uomo di Dio, al continuo tormento della coscienza, prima di alzare gli occhi verso i raggi della sapienza che si riflettono nelle sue immagini, perché la vista di quei raggi non ti faccia cadere in tenebre più cupe. Tr. it. di Parodi e Rossini

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