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La libertà di manifestazione del pensiero e i nuovi media: il caso della diffamazione a mezzo internet

Informazioni tesi

  Autore: Maria Carola Catalano
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Paola Marsocci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 65

In questa tesi affronterò il delicato rapporto tra la libertà di manifestazione del pensiero, tutelata dall’art. 21 della nostra Costituzione, e il diritto alla reputazione, tutelato dall’art. 2 Cost. La trattazione partirà da una visuale generale fino a focalizzarsi su uno specifico quanto controverso ambito di applicazione: Internet.
Il World Wide Web è il più rivoluzionario mezzo di comunicazione di massa attualmente esistente. Si differenzia da tutti gli altri (stampa, radio e televisione) soprattutto per la sua a-territorialità, ovvero per il fatto di non avere confini. Chiunque, da qualsiasi parte del globo, può accedervi non solo per consultare delle informazioni, ma anche per immetterne di nuove. Contiene quindi un infinità di dati. E’ stata proprio questa sua caratteristica a catturare la mia attenzione ed a suscitare il mio interesse.
Mi sono chiesta: “Esistono strumenti in grado di governare il mare di informazioni che l’archivio di Internet diffonde in modo tendenzialmente illimitato? E strumenti che garantiscono la libertà di manifestazione del pensiero anche nel web e che, nello stesso tempo, tutelano il diritto alla reputazione? Oppure la rete è una zona franca del diritto? E se esistono, quali sono? Sono gli stessi strumenti che tutelano tali diritti off-line?”.
Sono state queste domande a dare inizio alla mia ricerca, che è stata condotta sia on-line che off-line.
L’incipit adeguato, in quanto quadro di riferimento necessario per rispondere alle precedenti domande, nonché filo conduttore della tesi, è l’art. 21 Cost..
Nel primo capitolo, ne spiegherò il significato, prima in generale e poi operando una distinzione tra le varie forme della libertà di manifestazione del pensiero: il diritto di cronaca, di critica e di satira. Questi ultimi, pur rientrando nel contenuto del più generale diritto di manifestazione del pensiero, vengono sottoposti ad una disciplina speciale. Ciò in quanto il loro esercizio, consentendo la circolazione delle notizie e di conseguenza anche la formazione dell’opinione pubblica, necessita di maggiori specificazioni.
Per quanto riguarda le differenze tra i tre diritti sopra citati, per individuarle partirò dalle loro definizioni.
Per diritto di cronaca s’intende il diritto di esporre fatti, il più possibile separati da commenti, aggiunte, omissioni, distorsioni strumentali. La configurazione del diritto di cronaca è legata a tre requisiti del messaggio che viene trasmesso: utilità sociale dell’informazione, verità della stessa e forma civile dell’esposizione dei fatti e della loro valutazione. Il diritto di critica si differenzia da quello di cronaca in quanto il primo si concretizza nell’espressione di un giudizio. La critica è quindi un interpretazione soggettiva e non obiettiva di fatti e comportamenti. Tale diversità tra i due diritti si ripropone nella diversità dei requisiti necessari per invocarne l’esercizio che vengono applicati alla critica in maniera più elastica.
Infine, la satira è una forma espressiva dell’umorismo caratterizzata dalla rappresentazione formalmente alterata di episodi e/o persone mirante a suscitare l’ilarità presso chi è destinatario di essa. Proprio a causa di questa sua peculiarità il diritto di satira non può essere sottoposto agli stessi limiti impiegati per valutare la legittimità del diritto di cronaca e di critica.
Nel secondo capitolo, invece, affronterò il reato di diffamazione, individuato dall’art. 595 c.p., in cui si incorre quando, nell’esercizio della libertà d’espressione, si viola il limite implicito della tutela della reputazione. Quest’ultima consiste nel sentimento che la collettività ha di un soggetto e, quindi, può essere lesa soltanto se l’offesa è fatta in presenza di altri. La comunicazione con più persone è dunque elemento costitutivo del reato di diffamazione che, secondo il modo o il mezzo con cui è commesso, dà luogo a delle circostanze aggravanti. Il secondo comma dell’art. 595 c.p., disciplina la prima circostanza aggravata del reato di diffamazione, consistente nell’attribuzione di un fatto determinato, ed afferma che la pena per tale reato è della reclusione fino a due anni o della multa fino a 1.032 euro.
In particolare, mi soffermerò sul reato di diffamazione a mezzo stampa, disciplinato dal terzo comma dell’art. 595 c.p. Tratterò la questione della responsabilità del direttore responsabile e dell’editore, quella della competenza giurisdizionale del reato di diffamazione a mezzo stampa ed infine la questione del risarcimento del danno da diffamazione a mezzo stampa.
Dopo aver individuato gli strumenti che tutelano la libertà di manifestazione del pensiero e che puniscono la violazione del diritto alla reputazione off-line inizierò, attraverso il riferimento a libri, articoli e la navigazione sul web, a vedere se sia possibile estenderli anche al mezzo Internet.

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5 INTRODUZIONE In questa tesi affronterò il delicato rapporto tra la libertà di manifestazione del pensiero, tutelata dall’art. 21 della nostra Costituzione, e il diritto alla reputazione, tutelato dall’art. 2 Cost. La trattazione partirà da una visuale generale fino a focalizzarsi su uno specifico quanto controverso ambito di applicazione: Internet. Il World Wide Web è il più rivoluzionario mezzo di comunicazione di massa attualmente esistente. Si differenzia da tutti gli altri (stampa, radio e televisione) soprattutto per la sua a-territorialità, ovvero per il fatto di non avere confini. Chiunque, da qualsiasi parte del globo, può accedervi non solo per consultare delle informazioni, ma anche per immetterne di nuove. Contiene quindi un infinità di dati. E’ stata proprio questa sua caratteristica a catturare la mia attenzione ed a suscitare il mio interesse. Mi sono chiesta: “Esistono strumenti in grado di governare il mare di informazioni che l’archivio di Internet diffonde in modo tendenzialmente illimitato? E strumenti che garantiscono la libertà di manifestazione del pensiero anche nel web e che, nello stesso tempo, tutelano il diritto alla reputazione? Oppure la rete è una zona franca del diritto? E se esistono, quali sono? Sono gli stessi strumenti che tutelano tali diritti off-line?”.

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