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Famiglia ieri, utopia oggi

Informazioni tesi

  Autore: Alessia Lattarulo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Fulvia D'Elia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 72

“La famiglia non è più quella dei nostri nonni!”. Qualcuno lo dice con nostalgia, qualcun altro con soddisfazione.
Questa affermazione è il punto di partenza del presente lavoro, nel quale è delineato un quadro generale riguardo la famiglia, ai figli e alle problematiche ad essi connesse.
Nel primo capitolo ho esaminato il fenomeno delle pluralizzazioni, che ci offre una fotografia della realtà, caratterizzata da svariate strutture e tipologie familiari. Tra queste vi sono le famiglie monogenitore di madri sole o padri soli, tipologia in crescita numerica soprattutto a causa delle separazioni e dei divorzi. Il riferimento è anche per le famiglie omogenitore costituite da persone che chiedono il riconoscimento della loro unione, come fondamento della propria famiglia.
Nel secondo capitolo viene approfondita la situazione dei giovani, che ritardano l’uscita dalla casa dei genitori per l’allungamento dei tempi formativi, per le difficoltà di ingresso nel mondo del lavoro, per la dilatazione dei tempi necessari all’acquisizione di una posizione lavorativa stabile e per un’abitazione economicamente accessibile. Questa situazione determina il fenomeno della “famiglia lunga” che induce i giovani a rinunciare ad una vita autonoma e indipendente. Il risvolto, però, è possibile: creare una situazione sociale favorevole, attraverso l’impiego di servizi e sussidi, che inducano i giovani a lasciare il proprio nido.
Connesso alla problematica della tarda uscita dalla propria abitazione, vi è il fenomeno della riduzione della fecondità. Infatti nel terzo capitolo ho indicato i motivi che spingono le donne a ritardare l’arrivo del primo figlio, o addirittura a rinunciarvi. Questo è ciò che caratterizza la nostra Italia: un paese a bassa fecondità, quasi all’ultimo posto a livello europeo.
L’analisi delle trasformazioni familiari, prettamente sociologica, è stata resa possibile grazie all’ausilio di indagini statistiche, che illustrano la situazione attuale e offrono anche previsioni future. Istituti di raccolta dati come l’Istat, l’Irpps e lo Iard, diffondono informazioni che descrivono le condizioni sociali, economiche e ambientali del Paese e i cambiamenti che avvengono in esso. Poiché operano da ormai molti decenni, è possibile fare un riscontro con il passato e mettere in rilievo le differenze, per consentirci di delineare trend futuri.
È possibile affermare con certezza che tanto è cambiato e tutti se ne rendono conto, infatti tra questi c’è chi spera in un ritorno al passato, quando c’era più tempo da dedicare a se stessi, c’era più offerta di lavoro e le condizioni sociali e lavorative permettevano di avere più figli. È anche vero però che non possiamo cancellare tutto quello che in quest’ultimo secolo si è costruito e che ha reso possibile un miglioramento qualitativo della nostra vita.
L’impegno deve partire in primo luogo dalle istituzioni che devono offrire più servizi alle famiglie e porre le basi per un cambiamento radicale.

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3 INTRODUZIONE “La famiglia non è più quella dei nostri nonni!”. Qualcuno lo dice con nostalgia, qualcun altro con soddisfazione. Questa affermazione è il punto di partenza del presente lavoro, nel quale è delineato un quadro generale riguardo la famiglia, ai figli e alle problematiche ad essi connesse. Nel primo capitolo ho esaminato il fenomeno delle pluralizzazioni, che ci offre una fotografia della realtà, caratterizzata da svariate strutture e tipologie familiari. Tra queste vi sono le famiglie monogenitore di madri sole o padri soli, tipologia in crescita numerica soprattutto a causa delle separazioni e dei divorzi. Il riferimento è anche per le famiglie omogenitore costituite da persone che chiedono il riconoscimento della loro unione, come fondamento della propria famiglia. Nel secondo capitolo viene approfondita la situazione dei giovani, che ritardano l’uscita dalla casa dei genitori per l’allungamento dei tempi formativi, per le difficoltà di ingresso nel mondo del lavoro, per la dilatazione dei tempi necessari all’acquisizione di una posizione lavorativa stabile e per un’abitazione economicamente accessibile. Questa situazione determina il fenomeno della “famiglia lunga” che induce i giovani a rinunciare ad una vita autonoma e indipendente. Il risvolto, però, è possibile: creare una situazione sociale favorevole, attraverso l’impiego di servizi e sussidi, che inducano i giovani a lasciare il proprio nido. Connesso alla problematica della tarda uscita dalla propria abitazione, vi è il fenomeno della riduzione della fecondità. Infatti nel terzo capitolo ho indicato i motivi che spingono le donne a ritardare l’arrivo del primo figlio, o addirittura a rinunciarvi. Questo è ciò che caratterizza la nostra Italia: un paese a bassa fecondità, quasi all’ultimo posto a livello europeo.

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Parole chiave

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fecondità
figli
giovani
monogenitorialità
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