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L'arbitrato internazionale e il diritto comunitario

Informazioni tesi

  Autore: Michele Barbieri
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Manlio Frigo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 261

Oggetto della presente tesi è l’analisi del rapporto tra il diritto dell’arbitrato commerciale internazionale e l’ordinamento comunitario. In altre parole si valuterà come l’applicazione del diritto comunitario possa influire sullo svolgimento di un arbitrato e poi sulla circolazione del lodo. Per arbitrato si intenderà essenzialmente l’arbitrato convenzionale, cioè quello che si svolge in virtù di una convenzione stipulata tra le parti, la quale può assumere la forma di clausola compromissoria o di compromesso. Altre forme di soluzione delle controversie alternative alla giustizia ordinaria, come gli ADR (alternative disputes resolution) oppure altri procedimenti pure denominati arbitrali, verranno presi in considerazione solo in via incidentale e soprattutto per rimarcare le loro differenze rispetto all’arbitrato convenzionale e per indicare il diverso trattamento che hanno nel diritto comunitario.

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INTRODUZIONE Oggetto della presente tesi è l’analisi del rapporto tra il diritto dell’arbitrato commerciale internazionale e l’ordinamento comunitario. In altre parole si valuterà come l’applicazione del diritto comunitario possa influire sullo svolgimento di un arbitrato e poi sulla circolazione del lodo. Per arbitrato si intenderà essenzialmente l’arbitrato convenzionale, cioè quello che si svolge in virtù di una convenzione stipulata tra le parti, la quale può assumere la forma di clausola compromissoria o di compromesso. Altre forme di soluzione delle controversie alternative alla giustizia ordinaria, come gli ADR (alternative disputes resolution) oppure altri procedimenti pure denominati arbitrali, verranno presi in considerazione solo in via incidentale e soprattutto per rimarcare le loro differenze rispetto all’arbitrato convenzionale e per indicare il diverso trattamento che hanno nel diritto comunitario. Per analizzare i rapporti tra l’arbitrato e l’ordinamento comunitario è necessario innanzitutto individuare le circostanze in cui il diritto della Comunità Europea viene in rilievo in un arbitrato. Questo solleva questioni più generali sul rapporto tra il principio di autonomia delle parti in un arbitrato da un lato e dall’altro la possibilità per un ordinamento giuridico (statale o nel nostro caso comunitario) di intervenire in un arbitrato. Per questo motivo gran parte del primo capitolo sarà dedicata a un raffronto tra i due orientamenti dottrinali che si sono formati in merito. Il primo sostiene che l’arbitrato internazionale deve godere di un’amplissima autonomia dalle leggi e dai giudici di uno Stato, fino a parlare talvolta di un arbitrato a-nazionale o detaché. Il secondo approccio enfatizza invece il fatto che un arbitrato, per quanto sorga da un atto di autonomia contrattuale di soggetti privati, può comunque svolgersi e produrre effetti solo se gli Stati ammettono e riconoscono ciò. Quest’ultimo orientamento giustificherebbe una più ampia possibilità di intervento da parte degli Stati, in particolare dei loro giudici, nell’arbitrato, per garantire il rispetto delle loro leggi. Sebbene la presente tesi condivida essenzialmente il primo orientamento, tuttavia non ci si spingerà fino al punto da abbracciare la teoria dell’arbitrato a-nazionale (o stateless, nella dottrina americana). Si affermerà pertanto che, per quanto in misura limitata, la giustizia ordinaria può intervenire sia prima dello svolgimento dell’arbitrato, sia durante i procedimenti arbitrali, sia una volta che il lodo viene emesso, in sede di annullamento 5

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