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Carlo Cassola e la poetica esistenziale di Un cuore arido

"Carlo Cassola è considerato uno dei maggiori scrittori italiani del Novecento": così recita il retro-copertina dei romanzi dell'autore pubblicati da Rizzoli. Questa affermazione trova conferma nel grande successo di vendita delle pubblicazioni di Cassola, nel gran numero di testi critici scritti sull'autore e nei premi vinti dallo stesso (tra i quali ricordiamo il Premio Strega nel 1960 con La Ragazza di Bube). Basti pensare che trent'anni fa proprio La ragazza di Bube era il romanzo italiano più venduto di tutti i tempi.
Partendo da questi dati e dall'emozione suscitata dalla lettura dei testi dell'autore, questo lavoro si propone di dare un piccolo contributo al tentativo di riportare il lavoro di Cassola fuori dall'oblìo nel quale sembra essere precipitato negli ultimi anni.
In particolare questo lavoro vuole approfondire, all'interno della produzione letteraria di Cassola, quei racconti e quei romanzi tesi a raccontare il sentimento dell'esistenza (la c.d. poetica esistenziale). La militanza antifascista e l'impegno politico del dopoguerra hanno sicuramente segnato le sue opere ma la ricerca fondamentale di Cassola, quella che gli ha permesso di scrivere le sue pagine più sublimi e rarefatte, è il tentativo di esprimere la vita spogliandola della drammaticità degli eventi, cercando di esprimere l'inesprimible nascosto nel grigiore della quotidianità.
Un cuore arido è sicuramente uno dei punti più alti di questa ricerca, un romanzo in cui gli eventi della vita quotidiana manifestano la loro vacuità di fronte alla "vita vera", la cui essenza non può essere determinata, non conosce calcoli e compromessi, è "come la luce e il calore del sole, qualcosa di segreto e di innafferrabile".

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Introduzione 1 INTRODUZIONE “Carlo Cassola è considerato uno dei maggiori scrittori italiani del Novecento”, così recita il retro-copertina dei romanzi dell’autore pubblicati da Rizzoli. Questa affermazione trova conferma nel grande successo di vendita delle pubblicazioni di Cassola, nel gran numero di testi critici scritti sull’autore e nei premi vinti dallo stesso (tra i quali ricordiamo il Premio Strega nel 1960 con La ragazza di Bube). A testimonianza del successo di Cassola, basti considerare che trent’anni fa proprio La ragazza di Bube era il romanzo italiano che aveva venduto più copie in assoluto. 1 Eppure, o forse proprio per questo, nel corso della sua vita artistica Cassola ha dovuto fare i conti con molteplici “casi” a lui dedicati. A partire da Fausto e Anna, accusato di “lesa resistenza” per aver rappresentato la lotta partigiana in maniera ambigua e antieroica, sono stati diversi i casi in cui Cassola è stato il bersaglio di polemiche spesso feroci. Nel 1960 l’autore dovette subire le invettive di Pasolini quando, in occasione del Premio Strega, fu additato come nemico e uccisore a tradimento del realismo. Con l’orazione In morte del Realismo, Pasolini denunciava l’assassinio del realismo da parte di Bruto- Cassola, reo di averlo rinnegato per le ragioni del bello stile e per i vizi vecchi e nuovi della cultura italiana. Qualche anno dopo Cassola divenne il bersaglio degli strali della neovanguardia letteraria italiana, riunita sotto il nome di Gruppo 63. 1 Lamberto Furno, La ragazza di Bube, «Tuttolibri», 8 maggio 1976.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Elisa Trainini Contatta »

Composta da 177 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2842 click dal 12/02/2008.

 

Consultata integralmente 9 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.