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L'utilità: interpretazioni e applicazioni nella teoria prescrittiva

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Ciampi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Alessandro Bruschi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 219

Cosa si intende per utilità? Quali sono i principali utilizzi di questo concetto?
Sono tre i principali punti di vista sull’utilità:
Il primo modo di vedere l’utilità ha a che fare con la felicità: è utile tutto ciò che contribuisce alla felicità di qualcuno. Il legame utilità-felicità è nato con l’utilitarismo classico, per il quale valeva il “principio della massima felicità per il maggior numero”. I termini felicità e utilità erano usati come sinonimi.
Con la nascita dell’economia moderna si fa strada il secondo punto di vista; questa volta legato al concetto di preferenza: l’utilità diventa così una mera rappresentazione delle preferenze, e viene intesa, di solito, in senso ordinale.
Infine, il terzo modo di interpretare l’utilità è connesso alle cosiddette preferenze informate, concetto introdotto da chi percepiva troppo limitate le preferenze ma troppo vago e “mentalista” concetto di felicità. E’ così una via di mezzo, ambigua, che comunque permette di superare il problema della preferenza troppo legato ad una visione soggettiva dell’utilità, laddove la felicità ammetta anche una visione più oggettiva.
La distinzione presente all’interno del secondo capitolo è fondamentale: esiste un’utilità oggettiva, cioè un’utilità “vera”; ed esiste un’utilità soggettiva, cioè una valutazione soggettiva dell’utilità. La ragione dell’importanza di questa distinzione si può capire ogni volta che sia presente una discrepanza tra varie utilità soggettive. Perché esiste l’obbligo di usare le cinture di sicurezza in automobile? Si può discutere sulla giustizia di un tale obbligo, ma il legislatore ha giudicato che, per il guidatore medio, la cintura di sicurezza sia utile, indipendentemente dal giudizio dello stesso guidatore, che potrà essere diverso. Il legislatore avrà ritenuto che la sua valutazione di utilità (utilità soggettiva) fosse migliore di quella del guidatore contrario all’uso delle cinture. Se avesse considerato l’utilità come legata alle preferenze manifeste, avrebbe dovuto accettare la libera scelta del guidatore.
La dicotomia fondamentale qui presente è quella tra paternalismo e principio di sovranità del consumatore (o di autonomia delle preferenze). Quest’ultimo non ammette di considerare un’utilità diversa da quella espressa in modo manifesto dagli stessi soggetti interessati. L’utilità obiettivo di un atteggiamento paternalista invece deve essere, idealmente, un’utilità oggettiva (che verrà comunque valutata) e legata più al concetto di felicità (o al massimo a quello di preferenza informata). E un’utilità legata al concetto di felicità deve essere anche il fine di qualunque atto utilitarista. Se devo compiere l’atto che massimizzi l’utilità collettiva, dovrò tentare di massimizzare l’utilità collettiva oggettiva, non l’utilità soggettiva manifestatami dai cittadini. L’utilitarismo non è la democrazia; un altro discorso è il fatto che, il più delle volte, il modo più efficace di valutare l’utilità collettiva sia proprio quello di dare peso alle valutazioni dei singoli soggetti interessati. Se un politico, dotato di pieni poteri, fosse sicuro che i cittadini stanno andando, metaforicamente, al suicidio, cosa dovrebbe fare? Dovrebbe rispettare la volontà popolare, o dovrebbe tentare di massimizzare l’utilità della collettività?
Presento ora l’organizzazione del testo.
Dopo aver descritto brevemente, nel primo capitolo, la storia dell’utilità, mi pongo il problema di indagare su quali possano essere i significati e le interpretazioni attribuiti all’utilità. Nel capitolo 2 introduco la distinzione tra utilità tecnica ed umanistica e tra utilità soggettiva ed oggettiva e chiarisco alcune dimensioni dell’utilità. Nel terzo capitolo presento i vari concetti affini a quello di utilità, in particolar modo la preferenza e la felicità, e discuto sull’utilizzo, i significati, e i campi di applicazione del concetto. Il quarto capitolo si occupa della valutazione dell’utilità. Faccio notare come sia ben diverso valutare la propria utilità da valutare quella altrui, e compio una panoramica sui vari metodi di valutazione dell’utilità generale e dei singoli oggetti. Pongo poi il problema dei confronti interpersonali di utilità e introduco il principio in base al quale questi potrebbero essere effettuati, il postulato di similarità.
Nel capitolo successivo presento la teoria delle decisioni individuali, una teoria prescrittiva che intende aiutare l’individuo a compiere scelte, date le sue valutazioni di utilità; importante in tal senso è la scelta del criterio di decisione più idoneo. Il capitolo 6 prende in considerazione l’utilità collettiva. Oltre all’utilità collettiva generale, accenno alle analisi costi-benefici e multicriteriale, metodi per valutare l’utilità collettiva di una singola alternativa.
Il capitolo 7 puntualizza il concetto di razionalità. E’ in questo capitolo che ricordo l’utilitarismo.

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1 ANDREA CIAMPI 1 L’UTILITÀ: INTERPRETAZIONI E APPLICAZIONI NELLA TEORIA PRESCRITTIVA. SINTESI 1.1 LA STORIA Il concetto di utilità conosce la sua maggiore fama a partire dall’illuminismo. In campo etico, teorie come l’utilitarismo, volevano fare dell’utilità un principio ultimo facile da capire con cui trattare la politica allo stesso modo delle scienze naturali. Il principio della massima felicità per il maggior numero era il fulcro di questa teoria, che vedeva l’utilità in modo cardinale e collegata alla felicità. L’economia classica si è occupata poi dell’utilità soprattutto in rapporto al valore (d’uso e di scambio). Con l’economia moderna si fa strada il concetto di preferenza e di curva di indifferenza, con cui l’utilità assume un significato più formale e soprattutto ordinale. 1.2 IL SIGNIFICATO E LE INTERPRETAZIONI DELL’UTILITÀ Il concetto di utilità può essere inteso in molti modi diversi. In questa sintesi mi limiterò a delineare i punti fondamentali da tenere presente. Bisogna fare attenzione agli utilizzi ampi o ristretti che possono essere attribuiti all’utilità. Nel linguaggio comune si usa spesso una concezione molto spregiativa dell’utilità, intesa in senso materialistico o solamente economico (nel par. 2.3). E’ evidente che, per essere un concetto realmente utile in ambito normativo, l’utilità non può essere intesa in senso troppo ristretto (e neanche troppo ampio). E’ opportuno distinguere innanzitutto fra utilità tecnica e utilità umanistica (par. 2.1). Mentre la prima riguarda l’adeguatezza di un mezzo rispetto ad un fine dato, l’utilità umanistica presuppone che questo fine sia la felicità del soggetto; un terzo significato ha a

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