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Etnogenesi e statogenesi in Kazakhstan - Dalla società tradizionale allo Stato moderno (XV-XX sec.)

Informazioni tesi

  Autore: Stefano Lodi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Annamaria Baldussi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 139

La storia rappresenta tutt’oggi un elemento importante della cultura di tutta l’Asia Centrale. V’è una conoscenza generalizzata del passato locale, sconosciuta a noi occidentali e che è causa di autentica fierezza per la popolazione. Essa alimenta il senso di appartenenza e la consapevolezza delle proprie specificità rispetto al mondo circostante. Di contro, la storia di queste genti è rimasta a lungo e tutt’oggi rimane in buona parte sconosciuta al di fuori di quest’area, se non tra un ristretto numero di specialisti. Specialisti teoricamente chiamati a disporre di competenze così variegate da poter essere con difficoltà padroneggiate virtuosamente da una sola persona o da un limitato numero di queste.
Risponde quindi ad una scelta ben precisa l’utilizzo di un cospicuo numero di opere provenienti da settori disciplinari differenziati e apparentemente distanti, pur principalmente opere storiche, ma rispondenti ad un approccio o focus completamente differenti. Il lavoro che segue infatti, pur sostanzialmente una normale indagine politologica affrontata su base storica, non poteva basarsi esattamente su alcun lavoro compiuto o approccio collaudato. Certamente ci si è ampiamente rifatti ad alcune opere essenziali del settore, veri e propri monumenti degli studi dell’area e la cui influenza risulta in molti punti palese. Eppure, nessuna di esse, per quanto simile o vicina, ricalca esattamente l’approccio richiesto da questo lavoro, indipendentemente dai suoi risultati finali e sostanziali. Si aggiunga a questo l’estrema povertà di analisi che non si focalizzano sull’Asia Centrale (variamente definita) nel suo complesso e ancor di più su un singolo stato o popolazione dell’area, come nel nostro caso il Kazakistan.
Infine va considerato come una delle maggiori difficoltà nello studio di un qualsiasi stato dell’area siano le fonti primarie, la loro incompletezza, la loro attendibilità o anche solo la loro accessibilità. In particolare, le informazioni sulla vita più antica nell’area non possono essere rinvenute da fonti scritte locali, dato che tutta la conoscenza veniva tramandata oralmente e la sua trascrizione cominciò in epoca russa. Nel passato, le prime informazioni nel mondo “esterno” provenivano da rari viaggiatori europei, mentre gli storici orientali preferirono registrare informazioni sulla vita nelle oasi. In tempi più recenti informazioni più dettagliate cominciarono a provenire sempre a seguito della penetrazione russa.
Accanto al problema della lingua, al passaggio dallo zarismo all’URSS si affiancò il problema della possibilità di accesso alle fonti russe al riguardo o di effettuare degli studi in loco, della circolazione di documenti provenienti dall’Unione Sovietica o dell’esclusione degli studiosi locali dal grande circuito scientifico internazionale. A questi si aggiunsero le pubblicazioni e la retorica “di regime” che contribuirono a confondere le idee e a distorcere la realtà di questa già poco nota area.
Nel mentre, essa divenne una “moda” tra gli studiosi occidentali essenzialmente per motivi politici. Si credeva infatti che l’ampia minoranza musulmana, concentrata al sud dell’Unione Sovietica, cioè proprio in Asia Centrale e intorno ad essa, avrebbe rappresentato il principale fattore di destabilizzazione interno dell’avversario. In seguito, la crisi afgana e la rivoluzione khomeinista accesero nuovamente sul finire degli anni Settanta i riflettori sull’area. Immediatamente dopo il collasso sovietico l’area apparve agli occhi del mondo come finalmente dischiusasi in un “normale” settore geo-politico “abitato” da stati. Da un lato essa attirò distrattamente l’attenzione per il semplice fatto che si trattava di un angolo di mondo “esotico” completamente sconosciuto ai più. Dall’altro, in maniera parzialmente analoga a quanto accaduto negli anni Sessanta, essa venne considerata da molti esperti il “vaso di Pandora” dello scenario internazionale9. Seppure queste impressioni a circa dieci anni di distanza poterono apparire superate, i talebani afgani hanno provveduto a richiamare per la terza volta in pochi decenni l’attenzione. Oggi, seppur non direttamente, l’area rimane parte indistinta, ma integrante, di quel “luogo oscuro” del mondo in cui, in un modo o nell’altro, buona parte delle paure contemporanee sembrano avere origine.

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Premessa La storia rappresenta tutt’oggi un elemento importante della cultura di tutta l’Asia Centrale. V’è una conoscenza generalizzata del passato locale, sconosciuta a noi occidentali e che è causa di autentica fierezza per la popolazione. Essa alimenta il senso di appartenenza e la consapevolezza delle proprie specificità rispetto al mondo circostante 1 . Di contro, la storia di queste genti è rimasta a lungo e tutt’oggi rimane in buona parte sconosciuta al di fuori di quest’area, se non tra un ristretto numero di specialisti 2 . Specialisti teoricamente chiamati a disporre di competenze così variegate da poter essere con difficoltà padroneggiate virtuosamente da una sola persona o da un limitato numero di queste 3 . Risponde quindi ad una scelta ben precisa l’utilizzo di un cospicuo numero di opere provenienti da settori disciplinari differenziati e apparentemente distanti, pur principalmente opere storiche, ma rispondenti ad un approccio o focus completamente differenti. Il lavoro che segue infatti, pur sostanzialmente una normale indagine politologica affrontata su base storica, non poteva basarsi esattamente su alcun lavoro compiuto o approccio collaudato. Certamente ci si è ampiamente rifatti ad alcune opere essenziali del settore, veri e propri monumenti degli studi dell’area e la cui influenza risulta in molti punti palese. Eppure, nessuna di esse, per quanto simile o vicina, ricalca esattamente l’approccio richiesto da questo lavoro, indipendentemente dai suoi risultati finali e sostanziali. Si aggiunga a questo l’estrema povertà di analisi che non si focalizzano sull’Asia Centrale (variamente definita) nel suo complesso e ancor di più su un singolo stato o popolazione dell’area, come nel nostro caso il Kazakistan. Infine va considerato come una delle maggiori difficoltà nello studio di un qualsiasi stato dell’area siano le fonti primarie, la loro incompletezza, la loro attendibilità o anche solo la loro accessibilità. In particolare, le informazioni sulla vita più antica nell’area non possono essere rinvenute da fonti scritte locali, dato che tutta la conoscenza veniva tramandata oralmente e la sua trascrizione cominciò in epoca russa 4 . Nel passato, le prime informazioni nel mondo “esterno” provenivano da rari viaggiatori europei, mentre gli storici orientali preferirono registrare informazioni sulla vita nelle oasi. In tempi più recenti informazioni più dettagliate cominciarono a provenire sempre a seguito della penetrazione russa 5 . Accanto al problema della lingua, al passaggio dallo zarismo all’URSS si affiancò il problema della possibilità di accesso alle fonti russe al riguardo o di effettuare degli studi in loco, della circolazione di documenti provenienti dall’Unione Sovietica o dell’esclusione degli studiosi locali dal grande circuito scientifico internazionale 6 . A questi si aggiunsero le pubblicazioni e la retorica “di regime” che contribuirono a confondere le idee e a distorcere la realtà di questa già poco nota area 7 . Nel mentre, essa divenne una “moda” tra gli studiosi occidentali essenzialmente per motivi politici. Si credeva infatti che l’ampia minoranza musulmana, concentrata al sud 1 Svat Soucek, A history of Inner Asia, Cambridge University Press, Cambridge 2000, p.16 2 Lawrence Krader, Peoples of Central Asia, Uralic and Altaic Series Vol.26, Indiana University. Bloomington, Mouton & Co. Hague 1963, p.73 3 John Joseph Saunders, History of the Mongol Conquest, University of Pennsylvania Press, Philadelphia 2001 (1971), p.13 4 L. Krader, op.cit, pp. 44-45 5 Martha Brill Olcott, The Kazakhs, Hoover Institution Press, Stanford 1995, p.3 6 Ingvar Svanberg (a cura di), Contemporary Kazaks, Cultural and Social perspectives, Curzon, Lingby 1999, pp. vii-viii 7 Edward A. Allworth, The modern Uzbeks, from the fourteenth century to the present, a cultural history, Hoover Instintution Press, Stanford 1990, pp.vii-x 1

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