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Il manifesto cinematografico: voce e anima di un film

Come è cambiato il rapporto pubblicitario tra il pubblico cinematografico e i manifesti o locandine delle sale di proiezione. Storia e origini del manifesto cinematografico e i suoi grandi autori, tecniche pubblicitarie e scopo intrinseco dell'affissione, il manifesto d'autore:Kubrick e Spielberg, i grandi collezionisti e un collezionista ignoto alle grandi masse:Nicola Gargano.

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2 Accadeva sovente nell’Italia pre e postbellica di notare piccoli o grandi capannelli di persone in attenta osservazione davanti ad un manifesto cinematografico. In un tempo dove non esistevano le automobili e ci si muoveva a piedi o in bicicletta, lo sguardo poteva spaziare ben oltre i soffocanti limiti imposti oggi dal finestrino e si aveva più tempo per soffermarsi ad ammirare sui muri, innumerevoli cartelloni pubblicitari, avvisi colorati e fantasiosi, eleganti e floreali. Certo l’affissione stradale era diversa da quella odierna, si trattava di enormi poster di 24- 48 fogli, oggi scomparsi dalle città. Ma soprattutto il manifesto era allora la massima e spesso unica fonte di informazione per i frequentatori delle sale. Si distingueva da qualsiasi altro tipo di pubblicità per la sua inconfondibile capacità di «evocare emozioni e sensazioni con la sua straordinaria forza attrattiva e persuasiva stabilendo un rapporto con il potenziale cliente di assoluta complicità» 1 . Per conoscere i nuovi film, per avere anticipazioni e consigli, non c’era che il manifesto o i manifesti, visto che spesso se ne facevano più di uno per lo stesso spettacolo: alcuni atti a carpire l’attenzione dei passanti più frettolosi di città, altri destinati a tappezzare i muri dei piccoli centri e delle piazze dove la gente si soffermava più tempo a guardare. Il manifesto diventa così emblema del film ed entra a far parte della sua storia condividendone lo stesso destino, anticipandone attori, scene e momenti culminanti in una sola immagine: “pugno nell’occhio”. Una sorta di preludio scritto dello spettacolo cinematografico. Diventa così uno strumento capace di regalare a tutti sogni proibiti e viaggi in mondi irreali o talmente lontani da esistere solo nell’immaginazione; capace con la sua azione, aggressiva e trascinante, di richiamare l’attenzione dell’intera collettività. 1 F. Montini, Seduzione, promessa e sublimazione nella pubblicità dei grandi film, Corto cinema, Roma 1991, p. 18.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Comunicazione

Autore: Angela Ylenia Pasqualicchio Contatta »

Composta da 94 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.