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Per una scrittura possibile: crisi, compatibilità e sperimentazioni nella narrativa di Italo Calvino

Informazioni tesi

  Autore: Tommaso Gragnato
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere moderne
  Relatore: federico bertoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 173

Questo lavoro critico sull’opera di Italo Calvino segue l’evoluzione dello scrittore a cavallo degli anni Sessanta. Attraverso una riflessione sul modo in cui la letteratura imprime un senso al reale, il testo abbraccia la porzione di tempo che intercorre tra la pubblicazione del Cavaliere inesistente e le prime Cosmicomiche, cioè dal 1959 al 1963, ma trova degli appigli teorici che portano fino all’incompleta sesta lezione americana. Si può riassumere la tesi di fondo che lega tutto il lavoro in questa frase: all’alba degli anni Sessanta Calvino pone fine alla scrittura di ispirazione neorealista, così come dalla narrativa fantastica; vive e vede un mondo in cui è il carattere della molteplicità a imperare, come stimmung diffusa. Eppure la sua posizione rispetto a questa categoria è alquanto distaccata: il problema è che all’interno del suo metodo di scrittura questa molteplicità non collima con una seconda indicazione che Calvino tiene sempre presente, l’esattezza. Un esempio chiarificatore può essere fornito quando Calvino presenta il Pasticciaccio di Gadda come la realizzazione della fusione tra senso della molteplicità e tensione verso l’esattezza. Egli, però, non si permetterebbe mai di pubblicare un libro così disorganico, anche se reputa quello di Gadda un’opera geniale e ‘vera’. L’unico modo per mantenere intatte sia la coscienza della molteplicità che la tensione all’esattezza è recuperare quella serie di rinnovati archetipi della modernità che ritroviamo, per esempio, nelle Finzioni di Borges. Calvino opterà per una riduzione della realtà a un suo modello e su questo modello, separato dal reale eppure del tutto omologo, traccerà nuove storie. La scacchiera, il labirinto, il cristallo saranno alcune tra le nuove forme che assumerà il mondo nella scrittura, anzi nella progettazione della scrittura.
Per meglio comprendere la struttura del lavoro è sufficiente ripensare al titolo del libro: le tre parole ‘crisi’, ‘compatibilità’ e ‘sperimentazione’ corrispondono ai temi trattati nei tre capitoli in cui è suddiviso il lavoro. Per ‘crisi’ il riferimento va a una rilettura del Cavaliere inesistente. In ‘compatibilità’ si intende recuperare gli spunti che hanno condizionato Calvino quando, abbandonata la prospettiva italiana, si affaccia al panorama europeo ed esplora le teorie letterarie che provengono principalmente dalla Francia. In ‘sperimentazione’ ci caliamo nel problema pratico attraverso l’analisi delle Cosmicomiche, o meglio della ‘scrittura cosmicomica’.
I nodi forti di questo lavoro sono molti; quello che risulta più interessante e onnicomprensivo è la ricerca di Calvino di uno ‘spazio letterario’ che riesca ad accogliere la sua scrittura senza incappare nel senso di mistificazione e allo stesso tempo rifiutando l’adesione alla scrittura al grado zero.
Se il primo capitolo soffre di qualche tecnicismo dovuto alla redazione da tesi di laurea, il secondo capitolo ci introduce a una più ampia panoramica dei movimenti culturali europei negli anni ‘60-‘70. Il terzo indaga la nascita di un nuovo genere di scrittura: la scrittura cosmicomica, dalla ricerca dei temi, alla definizione dello spazio narrativo, alla determinazione della voce narrante.

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2 Introduzione L’altrove è uno specchio in negativo. Italo Calvino Questo lavoro sulla scrittura di Italo Calvino ha trovato la spinta iniziale, e un continuo riferimento, nel saggio di Mario Lavagetto Little is left to tell e precisamente in queste parole: «Calvino ha voluto essere il poeta di quel poco. Il nulla, ci ha detto, non può essere affrontato contrapponendogli un irrecuperabile tutto (della soggettività, del romanzo, del mondo ecc.) e ignorando la grande deflagrazione che ha definitivamente modificato i confini tra il possibile e l’impossibile. L’unica via di scampo è offerta allora da quel nudo, flebile, consapevole poco» 1 . Lavagetto intreccia il filo del suo concetto: ne attorciglia un capo al titolo del suo saggio, quelle parole tratte dalla pièces di Beckett Ohio impromptu, che esauriscono, smania del poeta irlandese, la facoltà di raccontare nella variazione finale da ‘little’ a ‘nothing’; all’altro capo, c’è Compleanno di Giorgio Caproni, poesia dal sapore di riviera, in cui al poeta ‘che si volta’ il nulla appare: sullo schermo rimane poca cosa, una finestra cui nessuno s’affaccia 2 . Il ‘poco’, dunque, come valore degno di attenzione, come prospettiva gnoseologica sul mondo. Ma come raggiungere un’incessante reazione attraverso l’esercizio del ‘poco’? Domenico Scarpa si chiede se sia possibile individuare un quid che rimanga costante lungo l’intera parabola di Italo Calvino, se esista un minimo comune denominatore, una continuità, una cifra di Calvino 3 . Forse tale arcano sarebbe stato svelato tra le righe di quella lezione americana rimasta incompiuta per la morte dell’autore. Coerenza, Consistency. Forse nella sesta lezione americana l’autore avrebbe inscritto nel testo un ulteriore riferimento a sé e alla propria opera, così come ne troviamo nelle pagine della Leggerezza, della Rapidità, dell’Esattezza, della Visibilità e della Molteplicità. Oppure già il titolo può suggerirci qualcosa. Consistency traduce ‘coerenza’; ma se andiamo ad analizzare la biografia del nostro autore troviamo un’irregolare serie di punti di frattura e di momenti di crisi, una serie di discontinuità. Il vocabolario ci fornisce anche altri possibili significati: ‘coerenza’, ‘consistenza’, ‘compatibilità’. È forse nell’ultima voce riportata dal dizionario che riconosciamo una cifra di Calvino, una qualità che possiamo trovare in ogni sua riga e che lo distingue e contraddistingue nel panorama letterario dell’Italia del Dopoguerra. Si vuole intendere ‘compatibilità’ non come un attento accomodamento della propria 1 Mario Lavagetto, Little is left to tell, in Dovuto a Calvino, Bollati Boringhieri, 2001. 2 I due riferimenti di Lavagetto ricalcano citazioni da Calvino: per la pièces di Beckett, Italo Calvino, Appendice. Cominciare e finire, in Lezioni americane [1988], Mondadori, Milano 2002, p. 156; per Caproni, Italo Calvino, Il taciturno ciarliero [1980], in Saggi, Mondadori, Milano 1995, p. 1027. 3 Domenico Scarpa, Italo Calvino, Bruno Mondadori, 1999, p. 92.

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