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L'estinzione della pena per grazia presidenziale


La grazia è un istituto che ha radici molto antiche, e sin dall’età classica ha suscitato particolare interesse. Soprattutto in questo periodo, però, essa sta occupando le prime pagine di tutti i giornali in relazione a casi particolari, come quello riguardante l’ex leader di ‘Lotta Continua’ Adriano Sofri.
In realtà, rispetto all’istituto in questione, si pongono non pochi interrogativi che derivano dalla poca chiarezza che il legislatore ha utilizzato nel disciplinare la grazia, sia nella Carta costituzionale, sia nel codice di rito.
Ci si chiede, infatti, se la grazia possa essere considerata come una prerogativa del Presidente della Repubblica; quale sia il ruolo del Guardasigilli alla luce del combinato disposto degli articoli 87 e 89 della Costituzione; quale sia la procedura per la concessione della grazia disciplinata dal codice di procedura penale, e come questa si concili con la prassi utilizzata sino ad ora; quale sia la valenza delle osservazioni della personalità del condannato, e delle valutazioni sul suo recupero; quale sia la posizione dei soggetti passivi del reato, etc.
Nel tempo, la grazia ha avuto il favore di molti studiosi, ma anche tante critiche.
Essa, infatti, ha trovato l’opposizione di giuristi e filosofi antichi ( Platone e Cicerone), ma anche moderni, poiché essi ritenevano che in un sistema di leggi giuste, il perdono e la clemenza non solo non sono necessari, ma possono inficiare la certezza del diritto. Così, ad esempio, P.J.A Feuerbach sottolineò l’importanza di garantire un sistema penale sicuro, attraverso la puntuale esecuzione delle sanzioni prefigurate1. Il Benthàm ritenne la grazia un rimedio necessario, nei confronti di leggi troppo severe, ma sempre un male. Il Beccaria considerò il ricorso alla clemenza come conseguenza di un sistema di leggi non organico e di condanne disumane2. Il Filangeri, infine, constatò che nella Monarchia come in qualunque altra forma di governo, le leggi devono essere moderate ma il sovrano inflessibile; la grazia, quindi, era un’ingiustizia contro la società. Solo se un condannato avesse avuto grandi meriti personali, e grandi virtù, il perdono non sarebbe stato un’ingiustizia3.
Infine, importanti giudizi sono stati formulati dal Lombroso4; questi era favorevole alla concessione della clemenza, purché questa fosse circondata da limiti determinati, come la controfirma dei presidenti del Senato, della Camera dei deputati e del Consiglio di Stato da un punto di vista formale, e la circoscrizione a particolari tipologie di delitti, da un punto di vista sostanziale.
Una soluzione definitiva per tutte queste questioni necessiterebbe di un intervento chiarificatore da parte del legislatore.
In questa trattazione, lungi dalla pretesa di dare delle risposte definitive ai quesiti posti pocanzi, cercheremo di analizzare le norme relative, e le teorie della dottrina e della giurisprudenza.

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4 INTRODUZIONE La grazia è un istituto che ha radici molto antiche, e sin dall’età classica ha suscitato particolare interesse. Soprattutto in questo periodo, però, essa sta occupando le prime pagine di tutti i giornali in relazione a casi particolari, come quello riguardante l’ex leader di ‘Lotta Continua’ Adriano Sofri. In realtà, rispetto all’istituto in questione, si pongono non pochi interrogativi che derivano dalla poca chiarezza che il legislatore ha utilizzato nel disciplinare la grazia, sia nella Carta costituzionale, sia nel codice di rito. Ci si chiede, infatti, se la grazia possa essere considerata come una prerogativa del Presidente della Repubblica; quale sia il ruolo del Guardasigilli alla luce del combinato disposto degli articoli 87 e 89 della Costituzione; quale sia la procedura per la concessione della grazia disciplinata dal codice di procedura penale, e come questa si concili con la prassi utilizzata sino ad ora; quale sia la valenza delle osservazioni della personalità del condannato, e delle valutazioni sul suo recupero; quale sia la posizione dei soggetti passivi del reato, etc. Nel tempo, la grazia ha avuto il favore di molti studiosi, ma anche tante critiche. Essa, infatti, ha trovato l’opposizione di giuristi e filosofi antichi ( Platone e Cicerone), ma anche moderni, poiché essi ritenevano che in un sistema di leggi giuste, il perdono e la clemenza non solo non sono necessari, ma possono inficiare la certezza del diritto. Così, ad esempio, P.J.A Feuerbach sottolineò l’importanza di garantire un sistema penale sicuro, attraverso la puntuale esecuzione delle sanzioni prefigurate 1 . Il Benthàm ritenne la grazia 1 P.J.A. FEUERBACH, Anti Hobbes, a cura di M.A. CATTANEO, Milano, 1972, p. 113.

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Alessandro Costanzo Contatta »

Composta da 60 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.