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Gli strumenti del precinema e la pellicola cinematografica: storia, conservazione, restauro

“Penso che l’immagine, come linguaggio del cinema, sia formata dal conflitto e dall’armonia di due elementi fondamentali della nostra vita: l’ombra e la luce.”
Vittorio Storaro

C’è un forte legame tra il cinema e le arti figurative, legame che da sempre è esistito. L’arte dell’ombra e della luce è proprio la definizione giusta per descrivere tutti quegli strumenti e tecniche che hanno portato alla nascita del cinema.
L’uomo, da sempre, ha cercato di catturare e studiare in un qualche modo il mondo che gli stava intorno, attraverso le immagini: da Aristotele che utilizzò il foro stenopeico per osservare un eclissi, a Daguerre che trovò il sistema per impressionare un’immagine su di una superficie, fino ad arrivare ai fratelli Lumiére, che trovarono il modo di proiettare ad un vasto pubblico veri e propri cortometraggi.
I successivi passaggi nell’evoluzione degli strumenti del precinema, hanno portato via via ad oggetti sempre più complessi e a materiali di impressione fotografica nuovi (dal vetro alla celluloide), influenzando molti settori della vita dell’uomo: da un lato l’arte nelle sue varie forme, dall’altra la scienza e la divulgazione scientifica.
Nel secondo capitolo affronto questa evoluzione continua, alla quale è senz’altro legata la nascita e lo sviluppo della pellicola, come nuovo supporto per “intrappolare” le immagini e il conseguente sviluppo del cinema.
Tutti questi strumenti e materiali diversi, strettamente legati tra di loro, sono ormai riconosciuti universalmente come beni di interesse storico artistico, e di conseguenza hanno bisogno di particolari norme di tutela.
In questa tesi vengono affrontati i problemi, che l’assenza di una carta del restauro specifica, ha portato nella conservazione e nel restauro di questi oggetti.
In specifici capitoli analizzo la questione, sia dal punto di vista teorico, partendo dalle indicazioni brandiane, sia dal punto di vista pratico, creando un piccolo manuale delle procedure di restauro e conservazione da adottare nei diversi casi.
Un importante punto è rappresentato dalle schede di restauro, in particolare quella per la pellicola. Ad oggi ancora non c’è una scheda di riferimento che funga da linea guida nella documentazione del restauro, cosa a cui questo lavoro cerca di porre rimedio, proponendone un modello base.
Allo scopo di una maggior chiarezza vengono riportati esempi pratici di restauro di strumenti del precinema (camera oscura e lanterna di proiezione) e della pellicola cinematografica (“l’Inferno” della Milano films), analizzando anche dal punto di vista chimico i diversi materiali che possiamo trovare.
Quello che si è cercato di fare con questo lavoro di tesi, è un testo che unisse strumenti di proiezione e materiali usati per fissare le immagini, affrontandoli da un punto di vista storico, conservativo e fissando dei punti chiave per il loro restauro.

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v INTRODUZIONE “Penso che l’immagine, come linguaggio del cinema, sia formata dal conflitto e dall’armonia di due elementi fondamentali della nostra vita: l’ombra e la luce.” Vittorio Storaro 1 C’è un forte legame tra il cinema e le arti figurative, legame che da sempre è esistito. L’arte dell’ombra e della luce è proprio la definizione giusta per descrivere tutti quegli strumenti e tecniche che hanno portato alla nascita del cinema. L’uomo, da sempre, ha cercato di catturare e studiare in un qualche modo il mondo che gli stava intorno, attraverso le immagini: da Aristotele che utilizzò il foro stenopeico per osservare un eclissi, a Daguerre che trovò il sistema per impressionare un’immagine su di una superficie, fino ad arrivare ai fratelli Lumiére, che trovarono il modo di proiettare ad un vasto pubblico veri e propri cortometraggi. I successivi passaggi nell’evoluzione degli strumenti del precinema, hanno portato via via ad oggetti sempre più complessi e a materiali di impressione fotografica nuovi (dal vetro alla celluloide), influenzando molti settori della vita dell’uomo: da un lato l’arte nelle sue varie forme, dall’altra la scienza e la divulgazione scientifica. Nel secondo capitolo affronto questa evoluzione continua, alla quale è senz’altro legata la nascita e lo sviluppo della pellicola, come nuovo supporto per “intrappolare” le immagini e il conseguente sviluppo del cinema. Tutti questi strumenti e materiali diversi, strettamente legati tra di loro, sono ormai riconosciuti universalmente come beni di interesse storico artistico, e di conseguenza hanno bisogno di particolari norme di tutela. In questa tesi vengono affrontati i problemi, che l’assenza di una carta del restauro specifica, ha portato nella conservazione e nel restauro di questi oggetti. 1 (Roma, 24 giugno 1940) direttore della fotografia, vincitore di tre premi Oscar (per Apocalypse Now, Reds e L'ultimo imperatore).

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Cristian Camanzi Contatta »

Composta da 141 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.