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Francis Bacon. Una preistoria del sensibile

Informazioni tesi

  Autore: Roberto Gelini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Stefano Zecchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 282

Francis Bacon: una preistoria del sensibile di Roberto Gelini

"Studio, per Bacon, [ha significato] evidentemente che il tema non è ancora esaurito, ma continua"; e ha chiamato in causa, con ciò, qualcosa di muto, qualcosa di non precisamente verbale, ma tuttavia pregnante, ricco e significativo. Così intesa, l'opera pittorica baconiana può allora presentarsi come il particolare percorso espressivo attraverso cui Bacon ha potuto realizzare il suo studio, segnatamente immaginifico e sensibile.
D'altro canto, studio intende essere - da parte nostra - anche il percorso riflessivo e descrittivo volto a indagare, rispetto al lavoro baconiano, la portata filosoficamente feconda della sua ricerca estetico-pittorica.
Tali due percorsi, in particolare, possono trovare un comune terreno di partenza e d'interesse in ciò che Merleau-Ponty nomina come "mondo anteriore alla conoscenza", e che dal canto nostro, riprendendo così un momento della riflessione di Cacciari (relativa alla "creazione" kleeiana), preferiamo chiamare "preistoria del sensibile".
Questa si rivela insieme, oltre che come senso stesso dell'attività pittorica baconiana e di una relativa riflessione, come possibile terreno di confronto per verificare (e in qualche modo sviluppare) la portata euristica della lignée fenomenologica Merleau-Ponty/Maldiney/Deleuze quale lo stesso Deleuze ha delineato - proprio in rapporto a Bacon - nella sua logica della sensazione.
Riflettere e descrivere il lavoro pittorico di Bacon, che della "brutalità del fatto" sensibile ha cercato di fare, in ultima analisi, la cifra stessa della sua peculiare "logica della sensazione", può allora divenire un modo per sperimentare, anche sul terreno del "pensiero", quanto egli stesso ha inteso significare attraverso i suoi frammenti e studi pittorici: "che il tema, cioè, non è esaurito, ma continua" a offrirsi all'interpretazione .
Pertanto, la ricerca che segue intende focalizzare l'attenzione sulla questione nodale - tanto per il percorso pittorico baconiano, quanto per la sopracitata linea filosofica francese - costituita dalla carne.

1. Luogo originario estetico e metafisico. L'importanza della "carne" nella "fenomenologia pittorica" di Bacon a partire dai suoi Tre Studi per Figure alla base di una Crocifissione.
2. "Troppo tenera è la carne": un confronto tra Bacon, Deleuze e Merleau-Ponty
3. Carne pittorica, "colore-struttura" e "colore-forza"

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INTRODUZIONE «Studio, per Bacon, significava manifestamente che il tema non è ancora esaurito, ma continua 1 ». Studio, inoltre, ha riguardato - per lo stesso pittore irlandese - qualcosa di muto, nel senso di qualcosa di non precisamente verbale, e tuttavia pregnante, ricco e significativo. La sua opera pittorica così intesa si può allora presentare come il particolare percorso espressivo attraverso il quale egli ha potuto realizzare il suo studio, segnatamente immaginifico e sensibile. Ma studio intende invero essere, da parte nostra, anche il percorso riflessivo e descrittivo che indaghi, rispetto al lavoro baconiano, la portata filosoficamente importante della sua ricerca estetico-pittorica. Ora, tali due percorsi possono trovare un comune terreno di partenza e d'interesse, in particolare, in ciò che Merleau-Ponty nomina come «mondo anteriore alla conoscenza 2 », e che dal canto nostro, riprendendo così un momento della riflessione di Massimo Cacciari - relativa alla "creazione" kleeiana -, abbiamo preferito chiamare "preistoria del sensibile" 3 . 1 W. Grohmann, «Akt, Tier, Papst oder Van Gogh - Francis Bacon in der Kunsthalle Mannheim», Die Zeit, Amburgo, 3 agosto 1962, supplemento, p. 8: «Studie heißt bei Bacon offensichtlich, daß das Thema noch nicht erschöpft ist und weitergeht». 2 Cfr. M. Merleau-Ponty , Phénoménologie de la perception, Gallimard, Paris 1945; tr. it. di A. Bonomi, Fenomenologia della percezione, Il Saggiatore, Milano 1972, p. 17. 3 Cfr. M. Cacciari, Icone della Legge, Adelphi, Milano 1985, pp. 285-6: «La storia del visibile può, dunque, rivolgersi, ma in un gesto che non è di addio, ad una preistoria, ai percorsi o alle vie della sua genesi. Vie molteplici, labirinti che è arduo "ordinare", in perenne movimento e trasformazione - non oggetti definiti, ma energie, potenze, germinanti attese. È solo nel rivolgersi a questa sua preistoria che il visibile si riconosce creatura - poiché in questo gesto soltanto esso si scopre come un caso tra infiniti possibili. Figura significa l'istante del caso finalmente collocato nelle mobili vie della creazione, il caso nella sua genesi abbracciato dall'infinità del possibile» (i corsivi sono nostri). Se il filosofo italiano, invero, parla di "preistoria del visibile", nel nostro contesto tale idea è stata, oltre che accolta, ampliata al "sensibile". Ciò nel senso, segnatamente baconiano, di un'adesione migliore (come potrà rivelarsi nel corso del lavoro) alla specifica figurazione pittorica di Bacon: da una parte, certo, fortemente caratterizzata da «energie, potenze

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