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Le Aree Vaste della Regione Puglia. Base di dati relazionale per un processo di localizzazione degli interventi cofinanziati dal Fondo Sociale Europeo (FSE) nell’ambito delle misure del POR Puglia 2000-2006.

Informazioni tesi

Master Universitario di II livello in Analisi dei mercati e sviluppo locale
  Autore: Marco Petrone
  Tipo: Tesi di Master
Master in
Anno: 2007
Docente/Relatore: Luca Celi
Istituito da: Università degli Studi di Lecce
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 77

Esiste un legame robusto tra le capacità di apprendimento di un territorio e lo sviluppo che esso è in grado di generare e il capitale umano non è il frutto dello sviluppo economico ma ne è il necessario pilastro. Il rapporto causale tra sviluppo economico e capitale umano è bidirezionale e anche in realtà territoriali in cui vi è disoccupazione intellettuale e fuga dei cervelli l’investimento in formazione non è spreco di risorse. La letteratura afferma che il risultato della programmazione 2000-2006 è stato la moltiplicazione dei corsi di formazione e non l’integrazione tra i diversi attori che costituiscono la catena della formazione: la scuola, gli enti di formazione, i servizi pubblici per l’impiego, le istituzioni locali, le imprese e altre istituzioni intermedie rilevanti per progetti specifici. La messa in rete di questi attori, permetterebbe – secondo la letteratura – una più efficace realizzazione dell’obiettivo sia di raggiungere elevati standard di qualità nei processi formativi sia di costruire un rapporto con il territorio e con la domanda di lavoro locale, senza scivolare in derive localistiche ma enfatizzando i rapporti con reti esterne e ricorrere pertanto a competenze non presenti nel territorio di azione.
Il POR Puglia FSE 2007-2013, nell’esaminare i risultati degli insieme degli interventi
cofinanziati dal FSE tra il 2000 e il 2006, evidenzia lo scostamento della coerenza
dell’offerta formativa rispetto alle priorità e ai fabbisogni indicate dall’analisi di contesto e suggerisce di assegnare un maggior peso alle tipologie di azione, al contenuto dei corsi, alla loro coerenza rispetto alle richieste del mercato del lavoro e dei diversi territori. Le indagini svolte nel corso dell’aggiornamento della valutazione intermedia degli interventi cofinanziati dal FSE mostrano il persistere di una situazione di forte sbilanciamento a favore di alcuni settori, soprattutto quelli tradizionali (industria, artigianato, lavori di ufficio, informatica generica o al più legata alla gestione delle reti). Dall’analisi, effettuata dai valutatori, dei settori di riferimento dei corsi finanziati dal POR Puglia si rileva che l’offerta formativa si è concentrata su una bassa percentuale di figure richieste dalle aziende (ambiente, agricoltura, servizi alle imprese e alle persone) ampliando la carenza di percorsi di formazione adeguati alle esigenze di innovazione delle competenze sul mercato del lavoro. Compito di tale indagine retrospettiva – incastonata nelle attività del Settore Programmazione della Regione Puglia6 finalizzate a supportare la pianificazione strategica delle Aree Vaste, in occasione del nuovo ciclo di finanziamenti strutturali – diviene pertanto fotografare e localizzare, in chiave aree vaste, gli interventi cofinanziati dalle risorse del Fondo Sociale Europeo (FSE) tra il 2000 e il 2006 nell’ambito delle misure del POR Puglia, al fine di scovare un’eventuale presenza di vocazioni formative all’interno di ogni area.

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1. introduzione. 1 1. introduzione. a. spazio e sviluppo locale: le aree vaste. Tutti i modelli di sviluppo locale di ispirazione neoclassica, nonché quelli basati sulle esportazioni come traino dello sviluppo stesso, si ispirano ad una logica funzionale dello sviluppo che si dipana in uno spazio che ostacola il comportamento massimizzante degli operatori economici. Lo spazio, con i suoi valori locali, comunitari e culturali, è in tali modelli incapace di influenzare le scelte degli attori economici. Tutti i modelli di sviluppo esogeni non spiegano in che modo una regione, un territorio possano stabilizzare la propria posizione all’interno di contesti ad essi esterni: come mai un territorio che si specializza in determinate attività non riesce a beneficiare di domande esterne in ascesa? Perché un territorio non arriva a far nascere nuove attività per far fronte al declino di quelle tradizionali? Gli studiosi del filone delle teorie dell’endogenesi dello sviluppo sostengono che la vera forza di un’economia regionale (e locale) sgorga dalla capacità di scovare le qualifiche necessarie per adattarsi ai cambiamenti esterni e ciò grazie al loro potere agglomerante generatore di economie esterne indipendenti. Le teorie sui poli di sviluppo superano le logiche atomistiche dei protagonisti del contesto socio-economico di un territorio ma pongono l’accento solo sui rapporti inter- e non intra-soggettivi, una visione gerarchica e a cascata della diffusione dello sviluppo che dalle zone centrali si diffonde verso quelle periferiche. Lo scenario aspaziale sta mutando in questi ultimi anni, riorganizzandosi in forme reticolari all’interno delle quali si sviluppano nuove tipologie di rapporti non solo verticali, costituite da riposizionamenti agli inizi dei nuovi cicli di vita dei prodotti, ma anche orizzontali, caratterizzate da scambi di vantaggi competitivi tra territori. Lo spazio è il supporto per il processo di selezione autarchica delle risorse e delle economie locali, sia formali che informali, da valorizzare e/o rinnovare. Le determinanti essenziali dell’innovazione sono la dotazione e la qualificazione del capitale umano, il grado di informazione, lo stile del management e la qualificazione dell’imprenditorialità, variabili finalizzate sia ad un incremento del livello quantitativo e qualitativo di interscambio tra soggetti economici, tra intere aree territoriali e sia a una conseguente riduzione dei costi di transazione condizionati dal grado di incertezza e di asimmetria informativa che contraddistinguono le parti.1 Il sociologo inglese Anthony Giddens afferma che l’ambiente di interazione è disegnato dalle pratiche sociali di routine (routinized social practices), sistemi sociali chiusi, isolati, generanti circoli moltiplicatori, spirali di crescita continua, poiché l’uomo è mezzo di trasporto di relazioni. Nascono ispessimenti localizzativi che si autocontengono (come ad es. i nostri Sistemi Locali del Lavoro), fatti di relazioni ricorsive abili nel contagiare i punti nello spazio che a loro volta convergono, omogeneizzandosi e donando nel tempo nuova forma alle distanze.2 1 Ciciotti E., Competitività e territorio. L’economia regionale nei paesi industrializzati., Carocci, 1993, pp. 184-193. 2 Bryant C. G. A., Jary D., Anthony Giddens: Critical Assessments, Routledge, 1997, pp. 93-94.

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